Rivista il mulino

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REFERENDUM
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Marco Goldoni, 14 March 2017

Verso un nuovo referendum per l’indipendenza scozzese. La tempistica dell’annuncio dato ieri dal Primo ministro Nicola Sturgeon ha mostrato che le dichiarazioni rilasciate dopo Brexit non erano un bluff

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Aspettando il pronunciamento della Consulta in merito ai referendum abrogativi su voucher, appalti e licenziamento illegittimo
Silvia Borelli, 04 January 2017

Il 9 aprile dello scorso anno la Cgil ha iniziato la raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare «Carta dei Diritti Universali del Lavoro ovvero nuovo Statuto di tutte le Lavoratrici e di tutti i Lavoratori», e per tre quesiti referendari.

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Paolo Vignolo, 25 October 2016

Gli accordi di pace in Colombia: una situazione paradossale. La tabella di marcia per blindare gli accordi di pace con le Farc era stata messo a punto nei minimi dettagli.

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Folco Zaffalon, 05 October 2016

I colombiani dicono «no», la pace di Santos sull’orlo del precipizio. Il 2 ottobre 2016 verrà ricordato nella storia della Colombia come il giorno in cui il Paese si risvegliò dal

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Paolo Prodi, 04 July 2016

«Perché gli bisogna, a chi vuole regnare nelli Stati, piacere alli uomini, fare di molte iniustizie e sottomettersi ad ognuno. Adunque tu sei servo…»

Questa invettiva, rivolta in una predica dal Savonarola a Lorenzo de’ Medici e ai cortigiani del suo «giglio/cerchio magico» nel 1490, sembra tornare di moda nei nostri tempi. È sempre più difficile oggi individuare un confine netto tra la ricerca del consenso e il voto di scambio, che asservisce colui che crede di comandare.

Fino alla nostra generazione (mi riferisco a chi, nato poco prima della Seconda guerra mondiale, è cresciuto e invecchiato nel dopoguerra) tra gli interessi dei singoli e la politica c’era, tra gli altri corpi intermedi, un canale di mediazione preciso, il partito. Dotato di una forte ideologia, il partito si produceva nello sforzo trasformare gli interessi particolari in interessi generali. Oggi l’incontro/scontro tra società e politica avviene direttamente sul consenso e lo stesso sistema delle tangenti ai partiti, che rivelò la nudità della politica nei primi anni Novanta, sembra superato da rapporti diretti tra gruppi di potere economico nazionali e locali. Il voto ora è solo voto di scambio – di paura o di rabbia – non canalizzato dalle organizzazioni politiche o sindacali e nemmeno dai nuovi movimenti, che si limitano di norma a raccogliere i voti – appunto – in «reti» (telematiche o meno): una sorta di raccolta indifferenziata (di opposizione o di governo, di conservazione o di innovazione) di cui non si conosce l’approdo finale, in quale «discarica» vanno a finire. Un fatto, questo, che per l’Italia in particolare potrebbe anche essere utile (finché dura la capienza delle stesse discariche politiche) per evitare le rivolte populiste di destra e di sinistra, ma dopo

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