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I recinti della memoria
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  • Memoria /memorie

Anna Maria fa la maestra, Carlo è perito meccanico. Il loro Luca ha sei anni. Sono una bella famiglia felice. Del Nord, di Como. Il primo agosto partono finalmente per le vacanze. Da Tavernola, una frazione affacciata sul lago. Mentre una lunga fila di auto da Milano cerca di raggiungere i posti dove loro tre erano nati e dove vivevano (famiglie che vogliono un po’ di fresco: uno, due, tre giorni, qualcuno tutto il mese), loro se ne vanno al Sud.

Non è che ci siano molti soldi a disposizione, però quell’anno hanno deciso così. E allora presa la macchina sono partiti per Taranto. Marina di Mandria, per la verità, dove li aspetta un villaggio turistico per una vacanza tranquilla. Sole e mare, bagni, insomma una bella vacanza d’agosto, insieme a tante famiglie come la loro. Poi, quando si dice la sfortuna, la macchina si rompe. Carlo Mauri capisce subito che la cosa non si può risolvere lì per lì e che dunque la vacanza rischia di saltare. Chiama un carro attrezzi che li porta a Bologna, perché la macchina si è fermata in autostrada dalle parti di Casalecchio. Quante volte l’hanno sentita Casalecchio su Onda Verde: traffico intenso sul ramo Bologna Borgo Panigale-Casalecchio-imbocco per la A14. La A14, appunto, quella che dovevano prendere anche loro. Ma la macchina li ha lasciati a piedi. Pazienza, vogliono andare avanti lo stesso. In auto dormono, più o meno. Almeno Luca sì, lui dorme. Poi, la mattina, il capo officina di Casalecchio, dove li aveva lasciati il carro attrezzi la sera prima, gli dice che sì, è una roba grave, ci vuole il pezzo, bisogna farlo venire, insomma niente da fare. Carlo e Anna Maria dicono no, noi la vacanza la vogliamo fare, l’anticipo, la penale, l’agenzia di viaggio. A Como non torniamo, andiamo giù col treno. Allora avvisano il tizio che avevano sentito direttamente per chiedere una stanza col balcone, vista mare, quando decisero le vacanze a metà aprile, giù al villaggio turistico. E gli chiedono che qualcuno li venga a prendere al treno, quando arriveranno. Poi via di corsa in stazione a Bologna.
Arrivano in Centrale alle 10 e dopo pochi minuti saltano per aria. Non c’è più niente: il villaggio, la macchina rotta, i progetti per la prima elementare che Luca doveva iniziare tornato dal mare.
«Ero in viaggio con gli amici in Puglia - racconta il fratello di Anna Maria, Vittorio - e, sapendo che sarebbero arrivati sabato sera, ero andato al villaggio per accoglierli. Mi hanno detto che sarebbero giunti alla stazione di Brindisi, quindi sono corso là. Ho atteso fino alla mezzanotte; in ritardo, sono arrivati tutti i treni che erano partiti da Bologna prima delle 10 e 30. Non erano annunciati più arrivi fino alle 5 del mattino seguente. Ho chiamato i miei genitori, ma non ho detto subito tutta la verità, che viaggiavano in treno da Bologna, per non spaventare troppo la mamma». «Alle 6 di domenica - integra il racconto la mamma di Anna Maria - mi sono alzata; avvertivo un certo malessere e ho detto a mio marito “sarà successo qualcosa”. Poi, ho telefonato al villaggio e ho preteso di sapere la verità: è stato terribile apprendere che l’incidente era avvenuto nei pressi di Bologna, e non di Ancona. Come mi era stato detto in un primo tempo».

Sono trascorsi 29 anni da quel 2 agosto. E altro sembra non si sappia fare se non continuare con le polemiche, le accuse, i fischi. Fischi che fanno pensare che evidentemente c'è ancora qualcosa di molto grave non risolto. Molte sono le domande senza risposte. C'è da chiedersi, ad esempio, come ha fatto nei giorni scorsi Carlo Azeglio Ciampi, come mai la lunga inchiesta sulla loggia P2 guidata da Tina Anselmi non abbia avuto seguito. Intanto, mentre i recinti della memoria appaiono sempre più invalicabili, resta bianca la pagina su cui dovrebbero venire scritti i nomi dei mandanti di quella strage, così come di altri terribili eventi della nostra storia repubblicana. Di fronte a questo, ci pare, i fischi a un ministro restano ben poca cosa.

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