Le recenti elezioni parlamentari in Russia costituiscono un’occasione per riflettere sulle modalità, le strategie e gli obiettivi che i regimi non democratici contemporanei utilizzano per mantenere la stabilità della struttura di potere.

Con lo slogan Vybiraem vmeste! (Scegliamo insieme!) dal 17 al 19 settembre gli elettori russi hanno votato le liste di partito e i candidati alla camera bassa (Duma) dell’Assemblea legislativa in un contesto caratterizzato da una maggiore repressione nei confronti dell’opposizione extra-parlamentare e dei media indipendenti.

Come nel «voto popolare» per la riforma costituzionale dell’estate 2020, il voto elettronico è stato introdotto in sette regioni e a Mosca, suscitando numerose critiche degli osservatori elettorali per l’eccessivo ritardo (oltre venti ore) nella diffusione dei risultati.

L’esito delle elezioni è stato scontato per il «partito del potere», Russia unita, che ha riconfermato la maggioranza assoluta dei seggi, ma ha costituito una sorpresa per l’aumento dei consensi verso il Partito comunista della Federazione russa (Pcfr) e l’entrata di una nuova formazione politica, Gente nuova, nell’arena parlamentare.

L’esito delle elezioni ha riconfermato la maggioranza assoluta dei seggi per il «partito del potere», Russia unita, ma ha anche visto l'aumento dei consensi per il Partito comunista  e l’entrata di una nuova formazione politica, Gente nuova, nell’arena parlamentare.

Una lettura dei valori assoluti ottenuti dai singoli partiti politici e l’analisi del funzionamento del sistema elettorale consentono di avere un quadro più puntuale su chi ha effettivamente vinto e perso in queste elezioni politiche. Rispetto alle ultime elezioni parlamentari del 2016, Russia unita perde circa 500.000 voti e diciannove seggi (49,8%), il partito liberaldemocratico di Vladimir Žirinovskij dimezza il proprio consenso con diciotto deputati in meno (7,5%), mentre il Pcfr ottiene dieci milioni di voti e quindici seggi in più (18,9%); Russia giusta ha una lieve flessione di voti alla lista, ma acquista quattro seggi (7,4%) e Gente nuova ottiene quasi tre milioni di voti e tredici deputati (5,3%).

Il sistema elettorale misto determina l’elezione di 225 deputati con il sistema uninominale (first past the post) e 225 nella quota proporzionale con una soglia di sbarramento del 5%. E proprio nella competizione maggioritaria si è concentrata l’azione del cosiddetto «voto intelligente», proposta dal blogger Aleksej Navalnyj nelle elezioni locali del 2019, che consiste nella segnalazione del candidato che ha più possibilità di sconfiggere l’avversario di Russia unita. La strategia dell’oppositore Navalnyj mira a indebolire elettoralmente il partito del potere senza puntare sulla costruzione di un’offerta politica alternativa. D’altronde, la frammentazione dei numerosi gruppi extra-parlamentari, i personalismi dei leader e i vincoli burocratici per la registrazione dei partiti politici al ministero di Giustizia limitano l’attività e l’efficacia delle opposizioni al regime politico del presidente Vladimir Putin. Nel caso di queste elezioni, chi si è iscritto alla App del voto intelligente ha ricevuto il nominativo di 137 candidati comunisti, 48 di Russia giusta, 20 di Žirinovskij, 10 di Jabloko e 5 di Gente nuova. Questo stratagemma ha determinato l’intervento dell’agenzia statale Roskomnadzor per il controllo delle comunicazioni che ha chiesto a Google, Apple e Telegram di seguire la normativa vigente in Russia e rimuovere «la App di Navalnyj» che, secondo il portavoce presidenziale, Dmitrij Peskov, costituisce «un tentativo di provocazione dannoso per gli elettori».  

La buona performance elettorale del Partito comunista è stata attribuita alla strategia del voto intelligente, ma, in realtà, nel maggioritario i comunisti hanno ottenuto solamente due seggi in più rispetto al 2016: una situazione imputabile, secondo gli osservatori elettorali dell’associazione Golos, alle frodi (5.000 segnalazioni) avvenute nel voto elettronico di Mosca, dove i candidati comunisti erano in vantaggio, ma i risultati pubblicati hanno premiato i deputati di Russia unita, che ha conquistato ben 198 seggi.

Nella quota proporzionale può essere verosimile che il 18,93% di voti dei comunisti sia espressione anche di un «voto di protesta» contro la riforma del sistema pensionistico, la pessima gestione della crisi pandemica (soprattutto in periferia) e la situazione socio-sanitaria. Non è, inoltre, da escludere che vi sia stato anche un flusso di voti provenienti dai delusi di Russia unita verso i comunisti, che hanno spesso dimostrato di votare anche provvedimenti governativi e non rappresentano né l’opposizione estremista e xenofoba di Žirinovskij né quella filo-occidentale.

Questa collusione politica è attribuibile non solo al Partito comunista, ma anche a quei partiti che compongono la cosiddetta «opposizione sistemica» nella Duma: il partito di Žirinovskij, Russia giusta e Gente nuova. Quest’ultima formazione politica è stata creata nella primavera del 2020 da Aleksej Nečaev, l’oligarca moscovita dell’industria cosmetica Faberlic; nelle elezioni locali del settembre 2019 ha ottenuto una rappresentanza in quattro Parlamenti regionali che gli ha consentito, in base alla legge elettorale federale, di guadagnarsi il diritto di partecipare alle elezioni per la Duma senza alcuna raccolta di firme. Di orientamento di centrodestra e populista, Gente nuova costituisce, con Russia giusta, le «stampelle di Russia unita», essendo entrambe sostenute e congegnate dal Cremlino per sostenere l’attività di governo. Si tratta, quindi, di un’opposizione parlamentare che non svolge l’attività di controllo dell’operato del governo, né tantomeno contribuisce alla riflessione (il verbo dumat, da cui deriva il termine Duma, significa pensare, riflettere…) sui provvedimenti legislativi in sede di commissione. Non solo. È bene precisare che, nonostante la recente riforma costituzionale, il Parlamento russo rimane un’istituzione debole che si limita ad avallare automaticamente (rubber stamp) le decisioni presidenziali e governative e in base all’articolo 117 può essere dissolto dal presidente della Federazione qualora non voti la fiducia al capo del governo.

Il sistema di potere ha utilizzato diversi «trucchi elettorali» per aumentare il consenso di Russia unita, stimato dai sondaggi pre-elettorali al 30%: la «legge sugli agenti stranieri» che ha ancora una certa efficacia nell’elettore over 55, critico verso le ingerenze occidentali, la distribuzione di bonus economici allo zoccolo duro del partito (dipendenti pubblici, insegnanti, militari e pensionati), un apparato burocratico elefantiaco che disincentiva l’azione collettiva, un sistema di propaganda che poggia sui mass media tradizionali per influenzare l’opinione dell’elettore e scoraggiare la mobilitazione di massa.

Benché il livello di partecipazione elettorale sia cresciuto, la metà degli elettori si è astenuta, molto probabilmente perché consapevole che il proprio voto non incide sul cambiamento del sistema politico

Il livello di partecipazione elettorale è aumentato di qualche milione di partecipanti, attestandosi al 51,27%, ma la metà degli elettori si è astenuta, molto probabilmente perché consapevole che il proprio voto non incide sul cambiamento del sistema politico.

Se l’opposizione sistemica è collusa con il Cremlino, perché ricorrere all’utilizzo delle frodi elettorali e a misure più ristrettive della libertà di espressione e di opposizione per riconfermare l’egemonia di Russia unita? La risposta potrebbe apparire banale, ma troverebbe un riscontro nelle strategie e decisioni intraprese dal presidente Putin di non dimostrare alcun segno di debolezza non tanto all’estero, quanto all’interno della «verticale del potere». Si dice in Russia, infatti, che esistono tante fazioni politiche quante sono le torri del Cremlino. Indubbiamente Putin è stato sinora un ottimo faction manager, capace di fare la sintesi tra i diversi orientamenti politici – nazionalisti, liberali, sovranisti, filo-occidentali, panslavisti ecc. – che caratterizzano anche la tipologia da «partito pigliatutti» di Russia unita. Dimostrare di saper organizzare queste elezioni, di avere il controllo della situazione, di essere colui che deciderà modalità e tempistica della sua successione è alla base di un altro principio guida della sua leadership: la stabilità politica, sociale ed economica della Russia.