Le elezioni anticipate del 25 settembre hanno imposto ai partiti italiani un processo di selezione dei candidati in tempi molto ristretti ed in piena estate. Alcuni partiti, particolarmente del centro destra, hanno dato l’impressione di voler affrontare il compito senza attirare troppa attenzione mediatica; il Movimento 5 stelle è stato più esposto pubblicamente con le parlamentarie ed il Pd è stato al centro di diverse polemiche per mancate candidature e qualche contrasto di coalizione. Ben poche informazioni sono emerse pubblicamente su come i candidati sono stati selezionati dalle liste elettoralmente più piccole, come quella centrista di Calenda, Sinistra italiana/Verdi e Unione popolare.

Fatto salvo il Movimento 5 stelle, per cui sarebbe necessaria un’analisi a parte, vi è generalmente un tratto in comune tra le forze politiche italiane: lo scarsissimo o il mancato coinvolgimento di qualsiasi struttura locale partitica nel processo di selezione dei candidati parlamentari, nonostante sia un passaggio fondamentale della vita dei partiti e determini una parte rilevante dei destini della legislatura e della politica dei cinque anni successivi.

Laddove esiste ancora un coinvolgimento minimo delle sezioni di partito, come nel Pd, la partecipazione è a macchia d’olio e si limita quasi esclusivamente alle sezioni dei grandi centri urbani. Manca inoltre nel Pd un vincolo formale e automatico delle scelte dei membri, ovvero le poche sezioni attive possono proporre dei candidati, ma l’ultima parola e la discussione sulle liste rimane essenzialmente ad appannaggio delle segreterie regionali e nazionale.

Il ruolo delle sezioni e della base del partito non è dibattuto se non tra qualche addetto ai lavori. Uno dei pochissimi passaggi di un leader sul tema è stato fatto al meeting di Rimini da Giorgia Meloni, la quale ha correttamente evidenziato il tema di mancanza di democrazia interna nei partiti, proponendo la riforma costituzionale presidenzialista come soluzione.

Si potrebbe pensare che la mutazione dei partiti negli ultimi trenta anni abbia portato a questa condizione un po' dappertutto in Europa, ma in realtà non è così. L’Spd in Germania ha ancora un procedimento formale e inclusivo di selezione, cosi come il Labour Party del Regno Unito. Spiegare nel dettaglio come il partito laburista britannico seleziona i candidati parlamentari potrebbe essere utile per suscitare qualche riflessione in Italia. Potrebbe inoltre rappresentare una soluzione alternativa a quella proposta da Meloni.

Il procedimento di selezione dei candidati parlamentari all’interno del partito laburista è piuttosto elaborato e ha l’obiettivo ultimo di garantire la partecipazione ed il consenso dei membri locali

 

Il procedimento di selezione dei candidati parlamentari all’interno del partito laburista è piuttosto elaborato e ha l’obiettivo ultimo di garantire la partecipazione ed il consenso dei membri locali all’interno del processo di selezione.

Il procedimento è composto da quattro passaggi salienti: 1. La longlist di candidati stilata dal National Executive Committee (Nec), ovvero il comitato centrale del partito; 2. Le nomination delle sezioni e delle organizzazioni affiliate; 3. La shortlist del comitato di selezione della constituency – ovvero la circoscrizione locale; 4. L’ hustings, ovvero l’incontro finale in cui partecipano tutti i membri regolarmente iscritti ed in cui si vota il candidato parlamentare tra quelli inclusi nella shortlist.

Scendendo più nel dettaglio, il segretario laburista della constituency comunica pubblicamente l’inizio del procedimento, ed invita chiunque sia membro da almeno un anno a presentare una application. Il Nec forma una longlist, ovvero valuta tutte le applications ricevute e stila una lista di circa 6-12 possibili candidati. Questa longlist viene sottoposta ad un primo voto locale.

Tutti i membri delle sezioni (branches) che compongono la constituency votano se nominare uno o due candidati. Il candidato o i due candidati che ricevono più voti nella riunione di sezione ottengono la nomination. Inoltre, le organizzazioni affiliate ufficialmente alla circoscrizione locale del partito – ovvero sindacati, organizzazioni culturali, di minoranze etniche e religiose – possono nominare uno o due candidati allo stesso modo delle sezioni locali. Le nomination non sono determinanti nella decisione finale, ma servono piuttosto ad evidenziare quali candidati hanno un reale supporto nel collegio e tra le organizzazioni affiliate. Tuttavia, se un candidato ottiene una nomination da due terzi delle sezioni locali, è automaticamente incluso nella shortlist finale e partecipa agli hustings.

Il terzo passaggio riguarda il passaggio dalla longlist alla shortlist. Il comitato esecutivo locale, insieme alle organizzazioni affiliate, e sotto la supervisione del Nec, forma un comitato di selezione locale (selection committee). Questo comitato di selezione locale è composto da circa 6-10 membri che risiedono nella circoscrizione, e si occupa di intervistare tutti i potenziali candidati inclusi nella longlist, e di operare una scrematura dei candidati. Questa scrematura è chiamata shortlisting, che solitamente porta il numero di potenziali candidati parlamentari da 6-12 a circa 3-5.

I 3-5 potenziali candidati parlamentari che sono stati inclusi nella shortlist competono nel meeting finale, l’hustings, aperto a tutti i membri regolarmente iscritti da almeno sei mesi.

Vale la pena ricordare che il sistema elettorale inglese è basato su un sistema maggioritario uninominale, quindi non vi sono liste plurinominali ed in ogni collegio ogni partito seleziona un solo candidato.

Come detto all’hustings partecipano tutti i membri locali iscritti al partito. Nel caso dell’hustings dello scorso luglio nella circoscrizione della City di Londra e di Westminster, hanno partecipato in totale circa 350 membri locali, ovvero circa il 35% degli iscritti locali al partito.

L’hustings prevede una prima parte in cui i membri rispondono a domande e presentano le proprie posizioni sui temi da affrontare in campagna elettorale e su come intendono lavorare con la circoscrizione locale del partito. La seconda parte prevede il voto, che solitamente è basato su un sistema di alternative vote, ovvero i membri locali possono votare i candidati dando un ordine di priorità – il primo voto al candidato preferito, il secondo voto al secondo preferito e così via.

L’intero procedimento è regolato nel dettaglio da linee guida procedurali stabilite dal Nec. Dalla shortlist alla longlist alla formazione del comitato di selezione locale vi è una particolare ed esplicita attenzione alla presenza di donne e di minoranze etniche (riunite sotto l’acronimo di Bame, ovvero black, asians and minority ethnic). Almeno la metà della longlist, della shortlist e del comitato di selezione deve essere composto da donne, e con una presenza minima obbligatoria di membri/candidati Bame.

Almeno la metà della longlist, della shortlist e del comitato di selezione deve essere composto da donne, e con una presenza minima obbligatoria di membri/candidati Bame (black, asians and minority ethnic)

Questo procedimento si applica a tutte le constituencies laburiste del Regno Unito dove è necessario selezionare un candidato, coinvolgendo centinaia di migliaia di membri iscritti al partito. Con questo sistema è formalmente garantito un equilibrio tra l’indirizzo politico degli organi dirigenti e la volontà della maggioranza dei membri locali nel processo di selezione dei parlamentari.

Ciò non è chiaramente sufficiente a risolvere i problemi di democrazia interna che evidentemente esistono nel partito laburista. Il partito sta attraversando infatti un conflitto profondo tra la corrente di maggioranza e quelle di minoranza, a partire dalla sospensione di Jeremy Corbyn dal gruppo parlamentare laburista, alla rimozione di tanti parlamentari della sinistra del partito dalla frontbench, ovvero dal governo ombra.

Detto ciò, pur non essendo sufficiente questo procedimento potrebbe rappresentare una soluzione essenziale per ambire ad avere una partecipazione democratica reale e di massa, e che potrebbe inoltre arginare la deriva leaderistica e presidenzialista voluta da tante forze prevalentemente collocate a destra.

Potrebbe infine rappresentare una soluzione da mutuare in Italia che garantisca due elementi, ad oggi assenti in quasi tutti i partiti italiani, ovvero trasparenza e stabilità delle regole, e vincolo formale e decisivo degli iscritti nel processo di selezione dei parlamentari.

 

[L’autore ringrazia Davide Ceccanti e Andrea Pisauro per i commenti ricevuti].