La nostra Europa non può essere una riedizione del “mondo di ieri”. Essa deve essere un’utopia ragionevole, un ideale raggiungibile attraverso un percorso progettato senza nascondere le difficoltà. Le sfide sono chiare: portare a termine l’unione monetaria, riaprire il cantiere del Welfare europeo (la “nostra” Europa sarà liberale, non neo-liberale), mettere in piedi una politica comune per la coesione territoriale e gli investimenti molto più incisiva, allargare il discorso sulla difesa comune. Difendere la libera circolazione delle persone e delle idee, contro chi vorrebbe interromperla. In questo numero, in vista del voto per il rinnovo del Parlamento europeo, proviamo a dare un contributo di idee a questa grande battaglia politica, nella quale ci impegniamo, con l’aiuto di studiosi e politici provenienti da diversi Paesi europei. Ma il contributo più grande lo daranno i nostri lettori, che ci piace immaginare si aggiungeranno numerosi a quelli che si sono già messi in marcia per votare in difesa della nostra Europa, come nella copertina di questo numero, per attraversare i confini innaturali – i muri, reali e mentali, le perquisizioni – che ci separano dall’obiettivo di una Unione equa e solidale tra i popoli europei.

Indice del fascicolo 1/19

editoriale

Dieci anni di crisi. O quaranta?

Francesco Saraceno

l'Europa necessaria

Per l'Europa è ora di essere radicali

Yves Mény

Una Repubblica europea per andare avanti

Ulrike Guérot

L'Europa oltre il neoliberismo

Colin Crouch

Un orizzonte democratico per l'economia europea

Salvatore Biasco

intervista

Intervista a Romano Prodi

Romano Prodi, Mario Ricciardi

in Europa

L'offerta dell'Unione

Fabio Rugge

Gilet gialli, dalla rivolta fiscale alla crisi della rappresentatività

Vincent Michelot

Gli storici e il processo indipendentista in Catalogna

Jordi Canal

1919-1989: un secolo non così breve

Paolo Pombeni

cinque domande a

Cinque domande a Monica Frassoni sui Verdi in Europa

Monica Frassoni, Bruno Simili

il caso italiano

Come nasce una classe dirigente

Guido Melis

Di pubblica utilità. Il lavoro con le donne nigeriane vittime di tratta

Andrea Morniroli, Gaetana Castellaccio

macinalibro

Le smarginature del giornalismo

Carlo Sorrentino

profilo

Gabriele Basilico

Michele Smargiassi

la Lettura del Mulino

Il futuro della globalizzazione

Richard Baldwin

idee

La globalizzazione, un'occasione perduta

Giovanni Bazoli

l'anno scorso a Marienbad

Italia, Santiago

Gianfranco Pasquino

Un ricordo di Aris Accornero

Carlo Trigilia

taccuino


Gli altri fascicoli dello stesso anno

n° 6

Il dialogo con Ivan Krastev pubblicato in questo numero ci aiuta a mettere a fuoco aspetti a lungo trascurati del 1989, così importanti per comprendere gli sviluppi inattesi che la caduta del Muro ha avuto anche sulle democrazie liberali.

n° 5

Il 1989 è l'anno in cui la Storia non finisce, come aveva ipotizzato il politologo Francis Fukuyama riferendosi alla fine del XX secolo, ma rimette in discussione sé stessa.

n° 4

La crescita della risposta elettorale alle sirene dei vari nazionalismi, più o meno venate di becero populismo, ha riportato all'attenzione degli osservatori una questione centrale per chi voglia comprendere le trasformazioni della democrazia contemporanea.

n° 3

L'Italia appare sempre più marginale nel contesto europeo e mondiale. Il ruolo svolto per favorire il processo di integrazione europea, pure tra molte difficoltà e contraddizioni, rischia di entrare rapidamente nel cassetto dei ricordi.

n° 2

Che succede a Roma? Quanti e quali sono i mali di una città bellissima eppure eccezionalmente problematica? Alla capitale d’Italia è dedicata la sezione monografica di questo numero del «Mulino», che ospita gli interventi di chi conosce da vicino la città eterna e per essa ha lavorato, studiandola e attivandosi per migliorarla.

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