Rivista il mulino

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Kiev, 9/3/09

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Il nuovo vertice Nato-Ucraina. Fra due giorni (l’11 marzo) si terrà a Kiev il Consiglio interparlamentare Nato-Ucraina. Esso si rivelerà decisivo per i nuovi assetti internazionali dell’Alleanza Atlantica che ha finora concesso all’Ucraina lo status di candidato all’adesione attraverso lo strumento di preadesione del Map, acronimo che sta per Membership Action Plan.

Il Map prevede l’adozione di alcune misure concrete da parte dell’Ucraina o in concerto con la Nato per il rafforzamento delle istituzioni democratiche, il miglioramento del dialogo politico tra i diversi partiti, l’intensificazione delle riforme in campo economico-sociale, della sicurezza e dell’informazione. Quest’ultima appare particolarmente importante dal punto di vista della Nato al fine di informare correttamente i cittadini ucraini sull’attuale significato politico dell’Alleanza Atlantica che svolge sempre di più un ruolo politico di lotta alle minacce per la sicurezza quale la proliferazione delle armi nucleari o la lotta al terrorismo, ma viene ancora generalmente vista dall’opinione pubblica ucraina in un’ottica che risente ancora degli schemi della Guerra Fredda essenzialmente quale un’organizzazione militare in funzione antirussa.
Il Consiglio interparlamentare Nato-Ucraina metterà alla prova i delicati rapporti Nato-Russia su una questione di importanza fondamentale, ma anche quelli non meno difficili tra alleati nell’ambito della stessa Nato. La Russia riconosce all’Ucraina, pur in linea del tutto teorica, la libertà di aderire ad un’alleanza militare, ma allo stesso tempo avverte minacciosamente che questa decisione potrebbe portare ad un sensibile peggioramento delle sue relazioni con essa e ad un ulteriore inasprimento del clima delle relazioni internazionali in Europa. In gioco non ci sono soltanto importanti questioni di ordine militare e di sicurezza regionale, come ad esempio i cosiddetti “conflitti congelati” ed in particolare la questione della Transnistria, repubblica russofona separatista della Moldova sostenuta da Mosca, ma anche di ordine sociale e politico, come il definitivo radicamento della democrazia in Ucraina, governata da vari clan regionali perennemente in lotta tra loro per garantire i propri interessi economici con le conseguenze negative che inevitabilmente ne derivano per il Paese.
In questo complesso mosaico strategico, storico-politico e culturale, gli equilibri regionali sono anche potenzialmente minacciati da una secessione all’interno della stessa Ucraina, in particolare per quanto riguarda le regioni russofone orientali e meridionali del Paese che esprimono così il loro disaccordo sull’adesione alla Nato. Le regioni occidentali del Paese sono invece storicamente caratterizzate da un maggiore distacco culturale e psicologico rispetto alla Russia. La rapidità di adesione dell’Ucraina alla Nato dipenderà quindi dal grado di coesione che la classe politica ucraina sarà in grado di raggiungere sulle priorità politiche del Paese, nonché dalla volontà della nuova Amministrazione statunitense di favorire tale adesione e dall’efficacia delle contromisure che la Russia sarà in grado di mettere in atto, come un’azione di sobillazione in funzione anti-Nato delle minoranze russofone del Paese o il ricorso al ricatto energetico.

Comments
Federico Testadura, 13-06-2009, 23:53

Poco più di sessant'anni fa Winston Churchill considerava prioritaria la sconfitta del comunismo sovietico, ma avvertiva che una volta completata l'opera bisognava permettere ai russi di rientrare nel proprio "cortile di casa" pacificamente senza avere la brutta idea di ficcarvi il naso. Ora, premesso che vi è  silenzio e si continua a farlo su questioni che definire discutibili è poco ( Cecenia ad esempio), l'attuale situazione pare determinata dal fatto che i russi considerino l'Ucraina facente parte del proprio "cortile di casa" esattamente come il Caucaso per il quale non hanno esitato ad aprire il fuoco. Ma come è diversa la posizione geografica della seconda, il che risulta un vantaggio (la piccola Georgia è circondata  principalmente da un gruppo di ex repubbliche sovietiche), la seconda è vicina al cuore dell'Europa in una zona di confine tra Est e OvestT e prima di dare il via a un bagno di sangue conviene a Mosca e agli altri continuare nell'estenuante braccio di ferro energetico che dura da un paio d'anni. Certo gli interessi economici sono la parte predominante della partita ( e in Georgia si è combattuto anche per questo, per la rete di oleodotti del Caucaso) ma l'Ucraina è una partita ben più complessa: La Nato vuole allargare la propria sfera d'influenza al "cortile di casa " russo e Mosca risponde alzando la tensione in zone d'europa a forte presenza russofona. In più che fine farebbe in caso di adesione alla Nato dell' Ucraina la flotta russa ancorata alla base di Sebastopoli, in Crimea? La politica di Putin e della dirigenza moscovita è sempre stata dura e inflessibile e i richiami del presidente ucraino Yushchenko non hanno avuto il benchè minimo effetto.

Massimo Faggioli, 20-03-2009, 21:25

si veda il commento uscito sul Tagesspiegel di Berlino del 21 marzo, "Das ukrainische Trauerspiel" in http://www.tagesspiegel.de/zeitung/Die-Dritte-Seite-Ukraine-Wirtschaftskrise;art705,2756110

francesco , 11-03-2009, 18:01

Quello che mi sembra interessante è vedere se l'Ucraina riuscirà a uscire dalla crisi senza fare default.