Rivista il mulino

Content Section

Central Section

immagine
  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle
La dignità delle donne (e di un Paese)
rubrica
  • la nota

Fa bene allo spirito sentire le voci che in questi giorni si levano per ribadire quanto sembrava scontato: la dignità delle donne.
Appelli, articoli, dibattiti a proposito dell’uso del corpo della donna, della sua bellezza e della sua presunta disponibilità ad accontentare i desideri del capo (premier, imprenditore, dirigente televisivo, uomo politico …) si diffondono sulla scena pubblica e rompono un silenzio durato troppo a lungo. C’è stato un periodo in cui la critica al sessismo, machismo, sfruttamento della donna da parte di chi si trova in posizioni di potere sembrava aver vinto, almeno all’estero. Era così diffuso il timore di incorrere nell’accusa di molestie che circolava tra i docenti nei dipartimenti universitari americani il consiglio (ridicolo, ma significativo del clima): “quando entra una studentessa belloccia lascia la porta aperta”.

In Italia – il Paese dei paradossi – ciò che desta scalpore e indignazione è un fatto davvero anomalo. Non è tanto ciò che una serie di ricerche ha più volte e da tempo messo in luce: la scarsa presenza delle donne nei posti di potere – dall’università alle istituzioni politiche e culturali - anche se ormai nella scuola sono loro ad avere i rendimenti più alti e la loro importanza è indiscussa là dove si richiedono competenze, impegno e dedizione. È piuttosto l’affermarsi, in modo sfacciatamente pubblico e quasi esibito, di una nuova via di selezione e “formazione” alla politica. Come se quest’ultima non godesse già di un enorme discredito tra la gente, si è diffusa l’idea che entrare in politica (nelle amministrazioni locali, nelle istituzioni politiche nazionali o europee) sia “the second best” (la seconda scelta) quando l’ingresso nel mondo dello spettacolo - delle veline, meteorine, letterine e letteronze, show girls e starlette - per varie ragioni fallisce.
E’ rivelatore di come sia considerata oggi la politica dai politici che ci governano: nella nostra povera Italia, diventare amministratore, consigliere comunale o regionale, o addirittura parlamentare europeo serve come sostituto ai mancati guadagni e alla mancata visibilità mediatica di donne alla ricerca di un’occasione facile di successo.
Se la “selezionata” ha i suoi vantaggi, nello scambio anche i “selezionatori” devono avere la loro buona convenienza in termini di disponibilità e obbedienza come avviene anche nel caso di uomini selezionati per ragioni che poco hanno a che vedere con la competenza e il merito (e non solo in politica). E tutto ciò alla faccia dell’interesse collettivo, del bene dell’Italia, e di tante belle parole.
Ma vi è un aspetto più preoccupante ancora. È in corso un arretramento culturale, che non è avvenuto d’un tratto e non riguarda solo le donne.
Non è avvenuto d’un tratto perché ci siamo scordati che sono anni che la cultura italiana arretra tranquillamente e senza clamore agli anni ’50 in tema di diritti civili, di concezione della dignità della donna e della famiglia. I giovani non sanno che nel 1970 c’è stata una ragazza, Franca Viola, che nella Sicilia degli anni ‘60 rifiutò il “matrimonio riparatore” (allora era in vigore la legge secondo cui lo stupro veniva cancellato come reato se la vittima acconsentiva al matrimonio )
Oggi c’è chi (si tratta di un italiano) picchia la moglie e sostiene come tesi difensiva di averlo fatto con “finalità educative”. La tesi, respinta dalla Corte di Cassazione (sentenza numero 32843), sostiene che la violenza  aveva l’obiettivo di “indurre la compagna ad osservare regole di comportamento ispirate ad un modello ideale di gestione della famiglia”.
Che nel 2009 si possa invocare la violenza sulla donna per “finalità educative” (e passare quasi inosservati sui media) è il segno di un regresso culturale inedito in Europa.
D’altro canto, se è “bieco” l’illuminismo che ai diritti universali ha aperto le porte non ci resta che tornare ai doveri della sudditanza. Non sono solo le donne, ma è l’intero Paese che vede minacciata la propria dignità.

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI

Comments
Federico Testadura, 10-11-2009, 00:32
Se in televisione, nei media in generale, vanno sempre i soliti modelli che cosa pretendiamo ? L' Italia poi ha una tradizione tutta sua (da ridere !) sul machismo e via dicendo. Ha destato tempo fa molto scalpore il caso della giunta della Provincia di Taranto azzerata perchè non rispettava le quote rosa. Ebbene, i protagonisti della vicenda si erano stupiti della cosa. Ed in effetti andrebbe ricordato che in certe zone del nostro paese vige ancora un rapporto di sudditanza della donna nei confronti di un uomo esattamente come al tempo dei nostri nonni (padri-padroni). Una cultura questa quindi che malgrado tutte le trasformazioni positive intercorse nella società italiana nell'ultimo cinquantennio è pronta a riemergere ogni qual volta il paese entra in un periodo di profonda crisi dei suoi valori e a cui ci son sempre italiani pronti a ricorrere.
Pier Paolo Castellari, 07-11-2009, 16:20
L'impeccabile disamina si fonda sul presupposto generale che la dignità delle donne sia avvertita univocamente e che la dignità del Paese sia il frutto di una coscienza civica e morale condivisa, non solo dalla metà maschile.  L'ordito concettuale postula una concezione aprioristica, pur se l'intento è alto e, proprio per questo, poco sentito, temo. Alla grossolanità ed alla maleducazione, diffuse anche in ambienti socialmente elevati e culturalmente dotati, vanno affiancate le appartenenze ideologiche e politiche, in cui si apparentano. Nel mondo della sinistra la concezione della dignità della donna ha assunto spesso un carattere rivendicativo e la riproposizione della scarsità di presenze femminili di potere, rivela questa aspirazione, che, laddove si è realizzata non ha dato buona prova, forse per la scarsità e la solitudine delle privilegiate. A destra vige il machismo, in cambio della vita comoda, agiata e socialmente ambita. Donne di destra, che fossero anche femministe, non ne ricordo. Sono spesso, invece, chiuse in atteggiamenti selettivi e scostanti, almeno al primo approccio e vessillifere di moralismi sociali con i quali sembrano cautelarsi dalle scappatelle, non solo sessuali, dei loro mariti, pronte a presentare il conto delle separazioni. Non è la rappresentazione di una mentalità d'antan; è quanto constato, empiricamente, nella vita di ogni giorno. Forse, con tutte le ipocrisie del caso, se si consoliderà un puritanesimo importato, adatto alle dinamiche non solo economiche, ma anche di costume, del capitalismo, non neo, bensì di ritorno, che tenta, soprattutto attraverso il languido atteggiamento della sinistra rivisitata e trasformista, di far scivolare la ex classe lavoratrice nel limbo delle aspirazioni etiche, l'invocata "dignità del Paese" potrà trovare un basamento. Senza che questo, però, cambi il costume quotidiano, che non si misuri con le convenzioni.
Elisabetta Bolondi, 30-10-2009, 12:27
Già dallo scorso mese di maggio, a seguito di un bell'articolo pubblicato da Repubblica, a firma di Chiara Saraceno che veniva fatta segno a domande serrate da colleghe straniere sul perchè le donne italiane non si ribellano allo schiacciamento della dignità del loro corpo, ho raccolto sul mio sito quasi 300  firme di alunne, colleghe, artiste, casalinghe, mamme, docenti universitarie, pubblicitarie, editor, psicologhe: un mondo vario di donne comuni che, prima ancora delle più note saggiste, giornaliste e opinion leaders, si erano ribellate ad una concezione degradante delle donne e del loro corpo con accorati e puntuali commenti. Purtroppo non siamo riuscite ad arrivare nè alla stampa locale, nè a quella nazionale, nè ai media più potenti e pervasivi: le nostre firme sono là, a testimonianza che le donne ci sono, sono attente alla loro dignità anche se non sempre trovano i canali giusti per esprimere il loro dissenso e la condanna per certi comportamenti pubblici diffusi e altamente lesivi
[www.monnaelisa.it - Appello per la dignità del corpo delle donne]