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Catania
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«Melior de cinere surgo» è iscritto sulla Porta Garibaldi (prima dell’Unificazione Porta Ferdinandea) per accogliere i visitatori di Catania dal 1768, ormai pienamente conclusa l’imponente e rapida ricostruzione della città rasa al suolo dal terremoto del 1693. Catania si definì allora per la sua simbiosi nella buona e nella cattiva sorte con il grande vulcano attivo che la domina, meravigliando nell’incanto e timore per il fiume lavico rosso che l’aveva più volte investita e ricoperta, fino a colorare di nero la scogliera nel mare verde. L’iscrizione parlava di una città orgogliosa di risorgere da inevitabili catastrofi nel segno di nuove visioni, nuovi saperi e rinnovata bellezza. Parlava di governi cittadini competenti e capaci; di ordini religiosi, aristocrazie e borghesie generose di risorse economiche e idee per rendere migliore - non solo più bella ma anche più sicura - la loro città, adottando tecniche antisismiche e soluzioni urbanistiche adeguate, incaricando i migliori architetti e ingeneri e i numerosi esperti decoratori e intagliatori di pietra.

Oggi la scritta campeggia come uno schiaffo all’edilizia orrenda dei decenni a noi più vicini, specialmente a quella degli anni Sessanta-Ottanta del Novecento, quando la città in travolgente e indisciplinata espansione urbanistica si è consegnata prima all’abuso di improvvisati geometri e costruttori fai da te, quindi a noti grandi costruttori specializzati ma spesso collusi con la mafia; o più recentemente ad anonimi progettisti a caccia di affari e dal discutibile gusto. Il brutto e l’esposizione a maggiori rischi sismici ha da allora trionfato nell’edilizia moderna,  con rare eccezioni di eccellente architettura; senza tuttavia riuscire a cancellare il grande lascito materiale, culturale e morale della storia passata o a spegnere le ambizioni.

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Catania è riuscita a rimanere bella diventando più moderna nell’espansione di fine Ottocento e di età giolittiana e persino negli «anni perduti» del fascismo. È stata per secoli eccellente nella formazione universitaria con il suo antichissimo ateneo fondato tra i primi italiani, nel 1443. Anche grazie alla qualità del sistema formativo superiore e universitario e della cultura delle élite, è stata raffinata nelle espressioni culturali, dalla letteratura (Federico de Roberto, Giovanni Verga, Vitaliano Brancati), alla musica (Vincenzo Bellini), alle scienze fisiche, geologiche e vulcanologiche (Ettore Maiorana, Giovan Pietro Grimaldi, Carlo Gemmellaro), al teatro (Domenico Tempio, Nino Martoglio). Fino ai primi anni Venti è stata dinamica nelle relazioni nazionali e internazionali per specifiche attività industriali e commerciali. Al passo con le maggiori città italiane, è stata innovativa nei servizi municipali; ha generato insieme alla sua provincia imprenditori e attratto capitali e imprenditori esteri nella valorizzazione del suo unico paesaggio e delle sue particolari risorse, come ben testimoniato dalla ferrovia Circumetnea, inaugurata alla fine dell’Ottocento per il trasporto di passeggeri, legna e vino.

Gli «anni perduti» del fascismo, quelli della Natàca narrata negli anni Trenta da Vitaliano Brancati, sono stati tali non per la perdita di piaceri e desideri di cui, per quanto effimeri e provinciali, la città si mantenne ancora fertile, ma per l’interruzione delle ambizioni e dello slancio economico e culturale del passato, per la dissoluzione del mito della «Milano del Sud». Nel racconto di Brancati, tre fantasiosi e velleitari cittadini catanesi non rassegnati alla piattezza e alla noia del momento – tra cui un ingegnere che voleva americanizzare la sua città d’origine millantando, ma poi dovendo smentire, un’esperienza americana mai fatta – concentrano la loro ricerca di futuro sulla costruzione di una torre panoramica svettante sulla città, per consentire, a pagamento, di ammirarne l’incantevole panorama. La torre sarà poi costruita ma non inaugurata, a causa dell’irrompere di una celebrazione retorica tra le tante del fascismo e di un intoppo burocratico.

Nella realtà la torre esistette davvero. La Torre Alessi fu costruita alla fine dell’Ottocento da un proprietario terriero catanese su progetto dell’architetto milanese Carlo Sada nel suo giardino di agrumi alla periferia della città, con il duplice fine di coprire un impianto irriguo e «vendere il panorama» da un osservatorio elevato che tutto lo includesse. Fu poi demolita nel 1963, nel pieno della massiccia espansione demografica e speculazione edilizia degli anni del miracolo economico. Era ormai nascosta tra anonime palazzine di elevata altezza, a loro volta tutte erette dai costruttori con disposizione e forma irregolari pur di vendere agli acquirenti nuovi appartamenti con piccolissimi e scomodi pezzetti di vista sul mare o la montagna.

La crescita demografica e l’espansione urbana degli anni Sessanta-Settanta potevano, anzi dovevano, svolgersi all’opposto di quanto avvenuto, ossia all’insegna del gusto, della legalità e dell’efficienza dei servizi. Si è trattato forse della più grande occasione mancata, della più grave delle ferite impresse a una città potenzialmente competitiva soprattutto sotto il profilo della collocazione ambientale e della qualità dei saperi. Anche per quella distorsione ancora oggi, nonostante amministrazioni più attente che nei decenni passati al valore culturale, economico e sociale dello spazio e dell’ambiente urbano, la Catania ormai città metropolitana è in grave difetto in alcuni servizi urbani essenziali, dai trasposti pubblici alla raccolta dei rifiuti. Il suo bel mare, sotto gli scogli neri come sulla sabbia dorata della Plaja, non è più verde o azzurro per l’assenza di un efficiente sistema di depuratori ed è in gran parte inadatto alla balneazione. Negli ultimi decenni, inoltre, la città storica ha perduto progressivamente popolazione a vantaggio di antiestetiche e degradate periferie o comuni dell’hinterland, catturati nelle abitudini di consumo e di svago da numerosi grandi centri commerciali.

Tuttavia, nonostante i fenomeni ricordati e le non poche difficoltà passate e recenti, non ultime l’invecchiamento della popolazione, l’alto tasso di disoccupazione giovanile e la perdita dei migliori e più qualificati giovani (analogamente ad altre città del Mezzogiorno), Catania presenta eccellenze in molti settori, tra cui la sanità, la giustizia minorile, il volontariato, la produzione e i consumi culturali. Ha sviluppato capacità produttive innovative e capitale umano all’altezza delle difficilissime sfide del presente. Nel 1998, grazie al configurarsi di un innovativo distretto della microelettronica, l’Etna Valley, e grazie alle buone pratiche dell’amministrazione comunale nella stagione di «primavera dei sindaci», Catania fu scelta da Carlo Azeglio Ciampi per lanciare le «Cento idee per lo sviluppo» del Mezzogiorno nell’ambito delle politiche europee di coesione.

Non tutto è andato secondo le previsioni e gli obiettivi del momento, e non solo per effetto della gravissima crisi finanziaria. Hanno avuto buon esito alcuni fondamentali interventi infrastrutturali, e in particolare il nuovo terminal internazionale dell’aeroporto (aperto al traffico civile già dal 1924), che gestisce livelli elevatissimi di traffico. Catania ha una linea metropolitana in fase di sviluppo fino all’aeroporto, un porto in crescita per il traffico di crociera ma bisognoso di potenziamento logistico per l’attività di transhipment e per lo sviluppo degli scambi mediterranei. Mancano incredibilmente essenziali collegamenti ferroviari col resto della Sicilia e verso «il continente».

Pur nel crollo del Pil e dell’occupazione industriale negli anni della crisi finanziaria, alcune imprese dei settori chimico-farmaceutico, elettronico e informatico, agroalimentare, sono cresciute anche per dimensione grazie alla capacità di internazionalizzazione e di innovazione. In alcuni casi l’innovazione è stata frutto dell’attività di ricerca e sviluppo realizzata per la collaborazione tra dipartimenti universitari, imprese e altri istituti nazionali di ricerca, come nel caso più evidente di StMicroelectronics; in altri casi le imprese stesse hanno attivato al loro interno l’attività di R&D, ben valorizzando le agevolazioni europee e nazionali per le imprese innovative. È il caso di un’impresa familiare chimica del calatino, la Plastic Alfa, oggi media impresa con oltre 100 addetti ed esportatrice in 80 Paesi del mondo, grazie ai piani industriali ad elevato contenuto scientifico e impatto energetico di una giovane imprenditrice locale. Dal 2008 Catania è sede di uno dei tre distretti tecnologici della Sicilia, quello dei micro e nanosistemi per la microelettronica e Ict.

Il sistema universitario, sebbene pressato da continue e improvvisate riforme e frenato particolarmente nelle scienze umane dall’inadeguatezza delle risorse stanziate per la ricerca, resta uno di punti di forza della città. Nella ricerca fisica e astrofisica, in particolare, esiste un sistema di ricerca integrato tra università, grandi istituti nazionali di ricerca e imprese pressoché unico in Italia, anche in relazione alla collocazione geografica di Catania e del suo territorio. L’eccellenza storica dell’ateneo nelle scienze fisiche è alla base dell’istituzione, nel 1998, della Scuola superiore di Catania, che accoglie un numero limitato di studenti rigorosamente selezionati, attratti soprattutto dalla possibilità di sviluppare la formazione interdisciplinare e la ricerca nelle più qualificate università e istituzioni scientifiche internazionali collegate alla scuola.

L’Etna ospita da tempo l’osservatorio dell’Istituto nazionale di astrofisica e quello dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Grazie all’applicazione di nanotecnologie al fotovoltaico, la Piana di Catania ospita il cosiddetto polo siciliano del Sole, la grande fabbrica di pannelli Enel, StMicroelectronics, Sharp. Nel mar Jonio, al largo di Portopalo, con riferimento a Catania in quanto sede principale dei laboratori nel Sud dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, è in corso di realizzazione il progetto big science Km3NeT, con la costruzione sott’acqua, a 3 km di profondità, di una imponente rete di telescopi rivelatori di neutrini provenienti da sorgenti astrofisiche e capaci di attraversare senza dispersione di energia l’intero universo, fornendo informazioni sui suoi punti più lontani.

Catania ha più volte imperdonabilmente ridimensionato le sue possibili ambizioni. Tutto fa sperare che le energie in azione, eccezionali ma ben radicate, non siano depotenziate; che quelli in corso non siano «anni perduti».

 

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