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Due destini paralleli
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La coincidenza dell’agenda politica italiana e di quella francese invita più che mai al confronto. Silvio Berlusconi ha dovuto lasciare lo scorso novembre, mentre in Francia Nicolas Sarkozy si è impegnato in una campagna elettorale dall’esito incerto.

Il contrasto con la situazione di qualche anno fa è sorprendente. Nel 2007 Sarkozy batteva nettamente la sua rivale, Ségolène Royal; un anno più tardi, Berlusconi riconquistava il potere per la terza volta, sconfiggendo il centrosinistra. Il mondo sembrava sorridere a questi due leader dai tanti tratti comuni, al punto che si è parlato, ma a nostro avviso a torto, di sarko-berlusconismo. È pur vero che entrambi hanno saputo imporsi come leader indiscussi nei loro campi e come virtuosi della comunicazione, stabilendo una forma di egemonia culturale grazie all’associazione di valori antagonisti: liberalismo e protezionismo, tradizione e modernità, nazionalismo e europeismo. Sono riusciti a costruire intorno a sé un blocco sociale composito ma solido, sostenuto da professioni liberali e indipendenti, classe media, frazioni significative delle classi popolari, pensionati, cattolici praticanti. Occupavano un ampio spettro politico, che andava dai confini della destra estrema ai moderati del centro. Hanno inoltre tentato di forgiare un partito che unificasse le sensibilità di destra.

Certo, le differenze ci sono state eccome. Sarkozy non si è dovuto difendere dall’accusa di conflitto d’interesse, ed è un vero professionista della politica, erede lontano del gollismo e del bonapartismo. Per di più, le istituzioni, le leggi elettorali, la storia politica dei due Paesi erano e restano molto diverse. Nondimeno, le vittorie dei due leader sembrano aver confermato la tesi ampiamente diffusa secondo cui ormai, in Europa, la destra era e sarà dominante per ragioni profonde e durature, di natura quasi antropologica.

Che cosa è successo, dunque, nel giro di qualche anno? Le crisi economico-finanziarie hanno provocato i loro effetti destabilizzanti: disoccupazione, perdita in termini di potere d’acquisto, maggiori diseguaglianze. I due leader hanno perduto il loro charme e la loro aura poiché non hanno mantenuto le promesse, suscitando disincanto e disillusione.

Dovremmo dedurne che stiamo voltando pagina? Conviene essere molto cauti. Berlusconi è sempre lì, condiziona in parte il governo Monti e pensa al suo destino per il 2013. Sarkozy cerca di invertire la rotta e spera di farcela sul filo di lana, utilizzando metodi che fanno pensare a quelli impiegati da Silvio Berlusconi nel 2006. Ma soprattutto il berlusconismo e il sarkozysmo sono lungi dall’essere scomparsi dalla scena pubblica. Questo è il paradosso attuale: la Francia e l’Italia restano profondamente segnate dalla destra, ma i loro leader sono indeboliti, tanto che incontrano difficoltà nel rinnovare la loro proposta politica.

Ma se la sinistra vincerà – nel 2012 in Francia e nel 2013 in Italia – sarà più per sbaglio che per una reale capacità di convincere gli elettori della validità di un progetto politico.

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Comments
umberto cutaia, 27-02-2012, 21:54
Trovo azzardato il paragone tra i due leaders considerati se si intende dire che sono rappresentativi delle loro società civili; resta al contrario molto azzeccato esaminare il fenomeno se ci si attiene soltanto alle due figure personali.
In un momento di politica affaticata, cioè in un momento (abbastanza lungo) nel quale v'è in Italia e Francia scarsità di leaders dotati di senso dello Stato e di idee lungimiranti per fare avanzare la società civile, sono apparsi, magari perchè bravi a cogliere la superficie dei sentimenti popolari, due venditori di sogni.
Essi non si sono neanche preoccupati di interpretare le vere esigenze dei cittadini; hanno solo promesso e gonfiato a dismisura, certo aiutati grandemente da forze collaterali interessate a mantenere lo status quo,  desideri e speranze della grandissima maggioranza dei loro concittadini assetati di giustizia sociale e di autentiche riforme.
Ma quando l'economia reale ha preso il sopravvento sulle roboanti e fasulle promesse, del tutto irrealizzabili (come essi e il loro establishment ben sapevano) e la realtà è stata chiara a tutti, da noi si è ricorso al tecnico salvifico cercando di mantenere ai margini l'illusionista di turno (speriamo, ma non è detto) e in Francia si rivolgono ad un nuovo gollismo storicamente improponibile.
Un rappresentante della destra politica illuminata in Italia non c'è.