Rivista il mulino

Content Section

Central Section

OBAMA
1 2 3 »<
Alberto Benvenuti, 31 January 2017

Gli afroamericani tra Obama e Trump. Non ci avevamo creduto, ma un po’ ci avevamo sperato. Quando otto anni fa gli Obama sono entrati nella Casa Bianca, sapevamo di non essere di fronte a una nuova era post-razziale per gli Stati Uniti.

[...]
Domani il discorso di addio del presidente uscente in vista dell’insediamento del presidente eletto
Raffaella Baritono, 09 January 2017

I riti in democrazia sono importanti e hanno la capacità di cementare una comunità. Al di là dei conflitti che la lacerano, testimoniano la continuità nella diversità delle scelte politiche, certificano la saldezza delle istituzioni sulla volatilità dei comportamenti e degli umori popolari.

Se ne erano accorti anche i padri fondatori della nuova repubblica americana quando, all’interno di una lotta politica che vedeva all’opera tutta la gamma possibile della retorica populista, ritenevano il passaggio di potere da un presidente all’altro come il momento della sospensione del conflitto e della ricerca dell’unità del paese.

Certo alla fine del Settecento anche nei primi decenni dell’Ottocento, tutto era relativamente più semplice: in fondo i candidati appartenevano alla stessa élite economico-sociale, condividevano la stessa cultura politica di fondo pur facendo riferimento a un elettorato già composito dal punto di vista economico, religioso ed etnico. Non a caso, il primo vero e proprio terremoto politico si ebbe con l’elezione dell’«uomo del popolo», piuttosto rozzo e volgare (o quantomeno così dipinto all’epoca), per quanto eroe di guerra, Andrew Jackson, il quale aprì la Casa Bianca al popolino che si gettò sulle bevande e sul cibo, travolgendo tutto sotto lo sguardo attonito dei rappresentanti delle élite che osservavano la nuova calata dei barbari.

[...]
Mario Ricciardi, 21 November 2016

Si naviga a vista: sembra essere questo il senso delle dichiarazioni fatte da Barack Obama nel corso della conferenza stampa tenuta a Lima, dove si trova per prendere parte a un incontro dell’Apec (Asian Pacific Economic Cooperation). Da un lato, secondo tradizione, il presidente uscente ha ribadito che si augura che il suo successore faccia il suo lavoro, per il bene del Paese, e che gli metterà a disposizione la propria esperienza per facilitarlo nel difficile compito che lo attende. Dall’altro, in modo meno rituale, egli si è riservato il diritto di criticare, come cittadino che ha a cuore il proprio Paese, le scelte della nuova amministrazione che apparissero incompatibili con i valori fondamentali della democrazia statunitense. Non è difficile immaginare cosa abbia in mente Obama. Mentre il «presidente eletto» (come si dice negli Stati Uniti) procede negli incontri in vista della formazione del prossimo esecutivo – che significativamente si tengono in buona parte nel grattacielo di sua proprietà – si moltiplicano le voci di chi esprime perplessità, preoccupazione o vero e proprio allarme per i nomi che, secondo le anticipazioni, potrebbero comporlo. A giudicare da quel che si è visto fino ad ora, quella di Trump potrebbe essere una delle squadre di governo più divisive della storia recente degli Stati Uniti, un gruppo di persone che sono in gran parte prive di esperienza di governo a livello federale, scelte da un leader che a volte si comporta come il protagonista di un reality show.

Nella conferenza stampa sudamericana il presidente uscente ha espresso fiducia nel fatto che la realtà porterà Trump a modificare le proprie posizioni, venendo meno ai propositi più estremi manifestati in campagna elettorale.

[...]
Alberto Benvenuti, 15 July 2016

Obama e il rapporto tra polizia e comunità nere. «Con l’elezione di Obama, cadono le barriere razziali», titolava il «New York Times» il giorno dopo l’elezione del presidente

[...]
Raffaella Baritono, 04 January 2016

Ci siamo. Fra meno di un mese inizia, con i primi test che si terranno in Iowa e New Hampshire, la vera corsa per le elezioni presidenziali americane.

Se l’attenzione dell’opinione pubblica americana e internazionale si concentrerà, quindi, sempre di più sulle accese diatribe all’interno dei due partiti maggiori – e in particolare su quello repubblicano per via dei sondaggi che continuano a dare come vincente Donald Trump – non per questo, però, si dovrà perdere di vista il presidente uscente.

Vari sono i motivi che inducono a ritenere che Barack Obama continuerà a rimanere al centro della scena politica interna e internazionale. Innanzitutto, egli ha già dimostrato, a partire dal disastroso esito delle elezioni del 2014, di non avere alcuna intenzione di rivestire il ruolo di "anatra zoppa". Al contrario, in ogni occasione, ribadisce che si impegnerà a portare avanti la sua agenda politica sino alla fine del suo mandato. Inoltre, Obama intende andare oltre la pur comprensibile attenzione alla sua eredità politica, soffermandosi sul consolidamento di quelle riforme che, a suo avviso, stanno rimodellando il volto dell’America.

Da questo punto di vista, gli ultimi mesi del mandato sono cruciali perché la sua capacità di leadership da un lato permetterà di creare uno spazio politico di agibilità per il Partito democratico e per colui o colei che sarà candidato/a alla presidenza, dall’altro porrà le premesse per una vittoria che Obama considera cruciale per non vanificare l’operato dei suoi otto anni di presidenza. La decisione di anticipare al 12 gennaio il tradizionale discorso sullo stato dell’Unione ha molto a che vedere con il voto in Iowa.

[...]
1 2 3 »<