editoriale
A breve verrà eletto il nuovo presidente degli Stati Uniti, il Paese tuttora egemone. Gli elettori sceglieranno, anche per noi, tra un abile e spudorato demagogo e una rappresentate dell’élite politica tradizionale, con non poche cicatrici sulla sua dura scorza. In questo numero parliamo di Stati Uniti con un bilancio della presidenza Obama, che già in molti rimpiangono. Tiziano Bonazzi descrive la frattura politica che attraversa il Paese, frutto della marginalizzazione della middle class provocata dallo stesso successo della globalizzazione; Moreno Bertoldi presenta una accurata valutazione delle politiche economiche di Obama; Mario Del Pero discute la politica estera, un ambito cruciale e di dubbio successo per una potenza egemone. Le analisi di Raffaella Baritono, sull’interpretazione di Michelle Obama del ruolo crescente della first ladyship, di Stefano Luconi sull’immigrazione, di Federico Toth sulla riforma sanitaria, di Elisabetta Vezzosi sulla permanenza del tema antico e divisivo della razza, di Arnaldo Testi sui gun rights danno un’idea viva di un grande Paese, così diverso, vitale e contraddittorio, ma anche così simile nei suoi problemi di fondo alla vecchia Europa.
La democrazia, per sua natura, è sempre in crisi, perché anche nei suoi momenti migliori non riesce mai a soddisfare le domande di uguaglianza e di buon governo che le si rivolgono.
Questo fascicolo è dedicato in buona parte alla riforma costituzionale, il cui referendum confermativo sarà l’evento politico cardine dell’autunno. La sezione monografica riporta, oltre alle prefazioni del direttore della rivista e di quello dell’Associazione – di avviso in buona parte diverso – due interventi a favore e due contro.
Dopo l’articolo di apertura di Roberto Escobar, che offre una bella e ampia riflessione da filosofo della politica sulla questione migratoria, questo numero ospita un blocco monografico dal titolo «Giovani con riserva» sulla condizione giovanile nel nostro Paese e sui divari tra generazioni nei diversi aspetti: il lavoro, dopo la riforma caratterizzata dal jobs act;
Le prossime elezioni amministrative toccheranno oltre 1.300 comuni, tra i quali Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli. In questo numero al voto viene dato largo spazio, soprattutto in considerazione del fatto che proprio all’elezione del sindaco è demandata la grande responsabilità di tenere in piedi un rapporto se non virtuoso almeno non conflittuale e un poco costruttivo tra i cittadini e la politica.
Questo numero è largamente dedicato al Mezzogiorno italiano e ai diversi aspetti di una arretratezza che non sembra conoscere crisi. A cominciare dai dati economici e dagli effetti delle politiche pubbliche, vengono trattati i temi più rilevanti per ridiscutere l’altra metà del Paese, quella che troppo spesso viene data per persa.