Rivista il mulino

VACCINI
Vaccini in balia delle logiche di mercato
Stuart Blume, Maurizia Mezza, 17 February 2021

Quando a Jonas Salk, il medico statunitense che mise a punto il primo vaccino contro la poliomielite, chiesero chi ne possedesse il brevetto, lui con ironia rispose «Si può forse brevettare il sole?». Era il 1955, la poliomielite era una delle malattie più spaventose e letali e la domanda retorica posta dallo scienziato era figlia di un’idea di salute pubblica che purtoppo non esiste più. Oggi, stiamo fronteggiando la crisi sanitaria legata al virus Sars-CoV-2, che in un anno ha fatto quasi 2 milioni e 400 mila vittime in tutto il mondo, di cui più di 91 mila solo in Italia. Fin dall’inizio della pandemia le speranze per tornare ad abbracciarsi erano riposte nello sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace, una sorta di sacro graal della salute pubblica. Nonostante i vaccini siano una risorsa fondamentale (secondi sola all’acqua potabile nel ridurre la mortalità della popolazione mondiale), oggi sono tecnologie legate più a logiche di mercato, ideologie e interessi geopolitici che ai bisogni dei sistemi sanitari.

La narrativa neoliberista propone l’intervento del settore privato come l’inevitabile assicurazione per continue innovazioni. Eppure durante la pandemia le ombre di questo sistema sono emerse con forza. Per l’alto costo dei vaccini sviluppati e il veloce approvvigionamento dei Paesi in grado di acquistarli, per esempio, più di 85 Paesi in via di sviluppo non avranno accesso al vaccino prima del 2023. L’economista indiana Jayati Gosh parla di «apartheid vaccinale». E persino l’Ue, il reparto ricco del mondo, è stata lasciata sprovvista delle dosi di vaccini che aveva pre-acquistato, perché aveva negoziato preventivamente prezzi più bassi di quelli pagati poi da altri Stati. Se i vaccini sono strumenti così fondamentali per la salute collettiva, come e perché sono stati delegati completamente al settore privato?

All’inizio del Novecento, in seguito ai successi della nuova scienza batteriologica in grado di realizzare sieri per proteggere dal vaiolo prima e dalla difterite poi, gli Stati iniziarono ad avere bisogno di istituti per la ricerca e per lo sviluppo dei vaccini

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Alberto Krali, Martin Klein, 10 February 2021

Astra-Zeneca ha ridotto la fornitura di vaccini all’Europa. Dei 120 milioni di dosi promesse per il primo trimestre del 2021 ne arrivano solo un terzo. Markus Ferber, responsabile economico del Partito popolare europeo (Ppe), riassume le difficoltà di approvvigionamento

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Pietro Ghezzi, 16 November 2020

Il comunicato stampa con cui la statunitense Pfizer ha annunciato di avere un vaccino efficace contro il Covid-19 è stato rilanciato dalle agenzie di tutto il mondo. Tante le domande: quanto durerà la copertura, chi lo riceverà per primo, perché un comunicato stampa ma non i dati, quali i conflitti di interesse. Poiché apprendiamo queste informazioni dai media e le sentiamo ripetute da medici e scienziati spesso ideologizzati (che interpretano la situazione con una prospettiva influenzata dalla loro ideologia), può essere utile fare il punto sui meccanismi dell’immunità e i suoi aspetti sensibili agli aspetti ideologici.

La polarizzazione ideologica. La pandemia ha reso visibili molti punti deboli del sistema e posto l’attenzione sul sociale. Boris Johnson, a marzo, ha dichiarato che “una società esiste”, capovolgendo l’affermazione di Margaret Tatcher del 1987 (“la società non esiste, ma solo individui”), il che spiega la levata di scudi di partitini e di gruppi di pressione pseudo-culturali neoliberisti (“liberali”, in Italiano). Questi movimenti hanno una grande parte nella polarizzazione del discorso scientifico così come, da posizioni opposte, l’applicazione alla scienza della “cancel culture”.

Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine: in tutto ciò che riguarda il Covid si assiste a una polarizzazione: l’idrossiclorochina e l’immunità di comunità (posso evitare il termine “gregge”?) sono di destra; il dexametasone e l’uso massimale di mascherine di sinistra. Sindacati e sinistra sono i falchi del lockdown; le destre le colombe del riaprire tutto – alleate con i neoliberisti che ormai confinano con i negazionisti del “è solo un’influenza”. Gli scienziati si adeguano: cominciano le destre con la Great Barrington Declaration, sponsorizzata da un think-tank “libertarian”; a sinistra rispondono con il John Snow Memorandum. Il governo Inglese ha un proprio comitato tecnico scientifico, il Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage); subito altri ricercatori hanno costituito un “Independent Sage” alternativo (complementare?),

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