Rivista il mulino

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CAMPANIA
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Cartolina da Salerno-Reggio Calabria
Vittorio Mete, 04 December 2015

Le prime due cose che saltano in mente quando si parla, in pubblico o in privato, dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria sono l’incertezza che aleggia sulla conclusione dei lavori e le ingerenze dei gruppi mafiosi nella sua realizzazione. L’incertezza riguarda non tanto l’anno in cui i lavori di ammodernamento della più importante arteria di comunicazione del Mezzogiorno saranno ultimati,

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Speciale Regionali 2015
Vittorio Mete, 04 June 2015

Preceduto da un’estenuante campagna mediatica, l’affaire “impresentabili” è infine scoppiato. I fatti sono noti: alla vigilia delle elezioni, la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha reso pubblica una lista contenente i nomi di 16 candidati sprovvisti dei requisiti previsti dal Codice di autoregolamentazione predisposto mesi prima dalla stessa Commissione e sottoscritto volontariamente da tutti i partiti.

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Speciale Regionali 2015
Fortunato Musella, 04 June 2015

Sulla Campania sono stati puntati in queste ore i riflettori nazionali. Si trattava di una delle sole tre regioni, insieme al Veneto e alla Liguria, in cui il risultato fosse ancora incerto. Una di quelle che avrebbero potuto fare la differenza per il bottino del Pd di Matteo Renzi. E tuttavia lo stesso premier non ha considerato la sfida campana come un banco di prova, sia perché molto distante per storia personale dal candidato governatore Vincenzo De Luca,

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Cartolina da Napoli
Andrea Morniroli, 18 May 2015

Giovanni – nome di fantasia – ha 17 anni. Porta i caffè negli uffici per un bar del centro. Lavora dalle 7 e 30 alle 17 e 30, dal lunedì al sabato. Viene pagato 80 euro la settimana e in più si “porta a casa” una media di 10/15 euro al giorno di mance. Ieri si è messo quasi a piangere, raccontandomi del suo problema, perché il bar cambia gestione e i nuovi proprietari hanno due nipoti che prenderanno il suo posto.

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Enrica Morlicchio, 23 March 2015

Periferia, prossimità, poveri: queste sono le tre «p» al centro degli interventi più recenti di papa Bergoglio. La sua visita a Scampia di sabato le assomma tutte. Di nuovo si accendono i riflettori su Scampia: ai margini della città di Napoli, agli aspetti più truculenti della vita del quartiere si sono da sempre affiancate forme quotidiane di resistenza al degrado poste in atto dai residenti, a volte anche senza il supporto delle istituzioni e delle associazioni. Queste ultime sono state spesso oscurate dalla tendenza da parte dei media a rappresentare soltanto gli aspetti negativi o, all’opposto, a glorificare alcune isolate iniziative. Per anni Scampia è stato un quartiere dimenticato. Qualcuno più informato era a conoscenza di cosa fossero le Vele e forse delle condizioni di abbandono in cui queste si trovavano. Ogni tanto se ne parlava sui giornali locali. Quelli nazionali hanno cominciato ad interessarsi al quartiere nel 1990 in occasione della visita di Papa Wojtyla e nel 1997 quando fu abbattuta la prima Vela (senza entrare troppo nel merito dei problemi della zona), e poi di nuovo in concomitanza con la sequenza di omicidi efferati legati alle faide tra camorristi per il controllo del territorio e del traffico di droga a cavallo tra il 2004 e il 2005. Da quel momento Scampia diventa il simbolo per eccellenza del degrado e della criminalità e le Vele la rappresentazione del male. Il successo internazionale di Gomorra e della successiva serie televisiva tratta dal libro di Roberto Saviano, e la conseguente difficoltà di distinguere tra finzione letteraria e documentazione dei fatti hanno fatto il resto.

Alla rappresentazione di Scampia come situazione di degrado senza via di uscita, di un quartiere asservito alla camorra e di essa complice, negli anni se ne è affiancata a più riprese un’altra, di segno opposto – talvolta non meno stereotipata della prima – che vede in esso un perenne laboratorio di campioni sportivi e di creatività artistica. Indubbiamente tenere alta l’attenzione sul lavoro educativo delle associazioni, dei parroci e degli insegnanti che si muovono sul territorio è importante. E mostrare “l’altra faccia di Scampia”, quella della prossimità, serve a far cambiare l’atteggiamento dell’opinione pubblica soprattutto nei confronti di chi ci vive. Ma ciò che sfugge ai due stereotipi contrapposti – il male dilagante e il bene che non si spegne – è l’area grigia ed estesa delle famiglie con serie difficoltà di vita: insomma la terza p, quella dei poveri. 

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