Rivista il mulino

Content Section

Central Section

LOMBARDIA
« 4 5 6
Roberto Escobar, 31 May 2011

Chi ha vinto, a Milano? La domanda non è retorica, anche se i numeri e le percentuali lo suggerirebbero. Che dopo due decenni la destra debba lasciare il posto al centrosinistra è un fatto. Ed è un fatto l’entusiasmo travolgente e sereno con cui lunedì, fino a notte, i milanesi hanno accolto e “sancito” un passaggio che potrebbe esser d’epoca, e non solo per la città. Eppure la domanda va posta: chi ha vinto, a Milano?

Prima ancora del ballottaggio, quando però già si avvertiva un “vento nuovo”, qualcuno ha azzardato una risposta: la vittoria di Giuliano Pisapia sta tutta nella sconfitta di Letizia Moratti, e del suo schieramento. L’ipotesi ha l’aria d’essere accorta e realistica: berlusconismo e leghismo ne hanno combinate tante, a Milano e in Italia, che hanno finito per stancare persino i loro elettori. Se così fosse accaduto, il voto milanese non esprimerebbe che la crisi della destra. Il centrosinistra ne avrebbe solo approfittato, e dunque a Milano non ci sarebbe una parte davvero vittoriosa, ma solo una perdente.

Fondata o infondata che sia, questa lettura del voto ha un significato politico scoperto: non c’è niente di nuovo nel centrosinistra, né un vento impetuoso né una brezza sostenuta. Dunque, si può procedere indisturbati nella ricerca di alleanze più o meno accorte e realistiche, appunto. Si tratta della stessa “ricerca” che, non molti mesi fa, ancora portava a suggerire al centrosinistra la candidatura di Gabriele Albertini come soluzione ottimale. Milano è senza rimedio una città moderata, si diceva, e si intendeva di destra.

[...]
Roberto Escobar, 29 November 2010

«Nun me piace ‘o presepe», insiste il Tommasino di Natale in casa Cupiello. Ha un bel provarci il padre Luca, durante i tre atti della commedia di Eduardo De Filippo: «Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?». Capatosta, quello non molla. Che cosa resterebbe del suo amor proprio, se ammettesse d’aver cambiato idea? È un lusso, cambiare idea. Richiede autoironia, e una buona dose di fiducia in se stessi. Soprattutto, richiede intelligenza. Dunque, se non cambia idea, Tommasino è stupido?
Lasciamo impregiudicata la questione, e da quel di Napoli saliamo per settecento chilometri verso Nord. Qui ne troviamo un altro, di Tommasino (senza offesa per Eduardo). Si chiama Cadeo Maurizio, e ancora per qualche mese è assessore della giunta milanese. Per la precisione, è assessore al Decoro urbano. Un sostantivo e un aggettivo impegnativi: decoro e urbano.

[...]
« 4 5 6