Rivista il mulino

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LOMBARDIA
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Alberto Saibene, 25 July 2017

Il primo ristorante cinese di Milano risale al 1962 ed è il tuttora attivo Lon Fon, a pochi passi dalla Stazione centrale. Traggo la notizia da un grazioso libretto autocelebrativo che utilizza come introduzione un articolo che Dino Buzzati scrisse per l’occasione per il «Corriere dell’Informazione»

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Gianfranco Viesti, 24 July 2017

Mentre i lombardi sono bombardati da una comunicazione istituzionale potente e assai costosa che li invita al voto, la politica italiana continua pericolosamente a disinteressarsi del referendum del prossimo 22 ottobre in Lombardia (e in Veneto).

Per capire meglio su che cosa, e soprattutto perché, si vota, può essere utile tornare sul tema e ripercorrere il testo della mozione approvata a maggioranza dal Consiglio Regionale lo scorso 13 giugno.

Il testo ricorda che già nel febbraio 2015 lo stesso Consiglio ha approvato l’indizione di un referendum consultivo concernente l’iniziativa per l’attribuzione a (sic, non “alla”) Regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’art. 116, con le relative risorse, configurando “un’autonomia affine a quella del Friuli-Venezia Giulia”, quindi molto ampia. L’iniziativa non precisa le materie sui cui si vuole maggiore autonomia, non nasce dall’individuazione di specifici temi su cui si ritiene sarebbe più opportuna una competenza regionale. “Si tratta su tutto”; perché il vero, principale obiettivo sono le risorse finanziarie. La maggiore autonomia, infatti, è “a beneficio esclusivo del grande popolo lombardo che si vedrebbe così sgravato, grazie all’autonomia fiscale, di ampie porzioni di fiscalità regionale (bollo auto, aliquota regionale Irpef ecc.) e godrebbe di uno spettro maggiore di servizi e di un’assistenza rafforzata”. Ma non finisce qui: perché il presidente di Regione Lombardia è impegnato a convocare un tavolo, dopo lo svolgimento del referendum, composto da tutte quelle regioni che vantano un credito annuale nei confronti dello Stato centrale, per costituire un “Fronte del residuo fiscale”, “applicando il sacrosanto principio, ormai non più trascurabile, che le risorse rimangano nei territori che le hanno generate”.

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Gioacchino Garofoli, 19 July 2017

Ancora agli inizi degli anni Ottanta Varese era al centro della provincia più industrializzata del Paese, nonostante la fase di caduta del tasso di industrializzazione (occupati industriali per popolazione residente) fosse già iniziata.

Già «città giardino» tra fine Ottocento e inizio Novecento,

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Gabriele Pasqui, 11 July 2017

Gli immaginari urbani sono persistenti, affondano le loro radici nel terreno della storia lunga, delle culture e delle antropologie, delle dinamiche strutturali di lungo periodo. Milano non fa eccezione: le narrazioni che in questi ultimi anni hanno connotato la discussione sulla città nell’opinione pubblica e nei media

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Carlo Muzzi, 05 July 2017

Alla ricerca di un'identità oltre il centralismo milanese e oltre una storia, ormai lunga un secolo, a vocazione industriale: Brescia è entrata nel secondo decennio del XXI secolo con molte delle contraddizioni che segnano gran parte del Nord Italia.

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