Rivista il mulino

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DEMOCRAZIA
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Mario Ricciardi, 11 December 2018

«Sai che c’è un nuovo film di Nanni Moretti? Anzi non è proprio un film, è un documentario. Ho letto che è sul golpe dell’11 settembre del 1973 in Cile». Questa conversazione, o una conversazione simile a questa, ha avuto luogo diverse volte lo scorso fine settimana in occasione della prima proiezione di Santiago, Italia. Sono passati tre anni dall’uscita di Mia madre, l’ultimo lungometraggio di Moretti, quindi non dovremmo sorprenderci se il nuovo lavoro di un regista molto amato dal suo pubblico è accolto come un evento. Pazienza se, come ci ha segnalato l’interlocutore che ci comunicava la buona notizia, non si tratta di un vero e proprio film.

Già, ma sarà poi vero? In fondo Moretti ci ha abituato nel corso degli anni a film che trasgrediscono continuamente le regole del cinema di finzione. In cui al centro c’è spesso un protagonista che, se non è Nanni Moretti, ha la stessa età di Nanni Moretti, e sembra condividerne in parte le esperienze. Film in cui recitano familiari e amici del regista, e che in alcuni casi – come avveniva in Caro Diario o in Aprile – sembrano trarre spunto da episodi noti della sua vita: la nascita di un figlio, la malattia.

Il pubblico affezionato di Moretti è in larga misura composto proprio da persone che appartengono alla sua generazione – il regista è nato nell’agosto del 1953 – o a quella immediatamente seguente. Persone che si ricordano com’era vivere negli anni Settanta, quelli veri, non quelli delle serie televisive in voga da qualche tempo. Alcuni perché hanno all’incirca l’età di Moretti, e quindi frequentavano aule universitarie e riunioni di collettivi studenteschi in cui si potevano incontrare personaggi che ricordano quelli dei primi film del regista. Altri perché hanno fratelli, sorelle o amici che frequentavano quelle aule, e rientrando a casa parlavano come il protagonista di Ecce Bombo. Questo pubblico è diventato adulto guardando i film di Moretti, e oggi invecchia – più o meno bene – aspettando fedelmente il suo prossimo lavoro.

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Rosa Fioravante, 31 October 2018

Come spesso accade, per carpire le dinamiche strutturali dei cambiamenti sociali è utile partire da un paradosso: come mai nel Regno Unito, culla del thatcherismo e del blairismo, esiste oggi il partito della famiglia socialista più forte d’Europa (Brexit o non Brexit) e in Italia, una volta terra del Partito comunista più grande d’Occidente, la sinistra in senso ampio sembra non avere idea di come ricostruirsi in modo efficace?

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Domenico Melidoro, 26 October 2018

Che il concetto di multiculturalismo goda di pessima salute in Italia e in gran parte dell’Occidente è ormai un dato di fatto. Già da diversi anni, leader conservatori del calibro di Sarkozy, Merkel e Cameron hanno preso posizione contro il fallimento del modello di convivenza multiculturale

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Filippo Barbera, 22 October 2018

“La prima rivoluzione che riguarda tutti noi è dire basta con l’illusione dell’io. Ritroviamo la bellezza e l’ebrezza del noi. Basta con la ego-crazia, scommettiamo su un campo largo, collegiale, dobbiamo diventare più ricchi di contenuti e tornare a credere in opinioni che contribuiscono a creare una decisione”.

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Le derive di stampo autoritario della Lega richiedono posizioni più nette
Gianfranco Viesti, 15 October 2018

“Sono come le zecche dei cani”. Questa la definizione data da un cittadino di Lodi, davanti alle telecamere, dei bambini stranieri che una assai controversa delibera comunale esclude da mense e trasporto scolastico. Non si tratta di un caso isolato, patologico.

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