Rivista il mulino

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DEMOCRAZIA
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Le derive di stampo autoritario della Lega richiedono posizioni più nette
Gianfranco Viesti, 15 October 2018

“Sono come le zecche dei cani”. Questa la definizione data da un cittadino di Lodi, davanti alle telecamere, dei bambini stranieri che una assai controversa delibera comunale esclude da mense e trasporto scolastico. Non si tratta di un caso isolato, patologico. Le azioni di governo, a livello nazionale e locale, ispirate a principi di intolleranza se non di vero e proprio razzismo, si vanno moltiplicando; e, con esse, sembra acquistare voce e uscire allo scoperto l’Italia peggiore.

Le cause del crescere del rancore e delle pulsioni egoistiche di parte dei nostri concittadini richiedono di essere analizzate con attenzione e in profondità. Le possibili risposte per invertire queste tendenze non sono certo semplici. Per far breccia anche tra chi, come quel cittadino di Lodi che plaude ai provvedimenti di stampo razzista della sua sindaca, occorre assai più che un banale coro di critiche ai recenti provvedimenti governativi. Ma di fronte a manifestazioni pubbliche di siffatta violenza non è più possibile far finta di niente, derubricandole a posizioni isolate: sono vere e proprie grida che si pongono al di fuori dei principi di convivenza civile su cui è basata la vita pubblica dell’Italia repubblicana, al di fuori dei principi della nostra Costituzione.

Si tratta di pulsioni sollecitate e coltivate direttamente dalla Lega. Un partito politico che si colloca oggi all’estrema destra dello schieramento politico (come, fra gli altri, ben documentato da un recente volume del Mulino), e che ormai basa la sua ricerca di consenso su misure che si pongono esplicitamente al di fuori di tali principi. Un partito che, non a caso, cerca sponde in altri partiti e movimenti che a scala europea sostengono posizioni estreme; come accade in Polonia e in Ungheria, anche stravolgendo lo stato di diritto, le istituzioni democratiche, le libertà di stampa.

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Dissenso senza consenso: perché non siamo capaci di difendere Riace
Nicola Pedrazzi, 08 October 2018

La vicenda giuridica è confusa, ma la vulnerabilità del sindaco di Riace sembra esulare dalle sue leggerezze e derivare in sostanziosa parte dall’orribile clima politico diffuso ad arte nel nostro Paese. Purtroppo, a margine della mobilitazione per difendere le ragioni ideali di Domenico Lucano, non si è aperta alcuna riflessione strategica

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Gianfranco Pellegrino, 05 October 2018

Il primo atto di disobbedienza civile è stato, secondo molti, quello di Antigone, che contrapponeva le leggi eterne della pietà al crudele editto di Creonte. Poi è venuto Socrate, che a rigore non ha disobbedito

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Redazione, 12 July 2018

La spaccatura dell’Europa era evidente da molto tempo. Ma se sinora sembrava possibile una qualche forma di ricomposizione, almeno all’interno del cosiddetto fronte anti-sovranista, i cambi di governo che hanno alterato gli equilibri politici continentali, a cominciare da quello italiano, modificano profondamente lo scenario. La questione migratoria, di cui a più riprese ci siamo occupati in passato, è solo la miccia che rischia di fare esplodere un progetto nel quale in molti hanno creduto. Qui, al Mulino, sin dalle sue origini. In questo numero presentiamo alcune analisi in relazione alle trasformazioni in chiave autoritaria che stanno caratterizzando molti regimi democratici. Il quadro è assai composito. Tuttavia, ci pare debba essere compiuto uno sforzo non superficiale per comprendere le divisioni che oggi incrinano profondamente il sogno di una società più libera e eguale. Riprendendo il titolo del saggio di apertura, alle democrazie è sempre mancato qualcosa e solo gli stolti potevano credere che potessero essere perfette e non risentire dei profondi cambiamenti di un mondo complesso. Purtroppo, però, le loro mancanze si stanno facendo via via sempre più gravi.

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Mario Ricciardi, 22 May 2018

Mi chiedo se è questo il modo in cui muore una democrazia. Da qualche ora sappiamo che la Lega e il M5S hanno finalmente raggiunto un accordo sul nome del presidente del Consiglio del governo di coalizione che sarebbero in procinto di formare. Si tratta di Giuseppe Conte

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