Rivista il mulino

Content Section

Central Section

POPULISMO
1 2 3 »<
Bruno Simili, 16 October 2017

Poteva andare peggio. Poteva piovere. Così, parafrasando Mel Brooks, si potrebbe commentare il risultato uscito dalle urne per il rinnovo del Parlamento autriaco. Perché rispetto alla vigilia (e al primo exitpoll) i socialdemocratici di Christian Kern sono andati meglio, tenendo la posizione e conquistando la seconda piazza, dietro alla Övp guidata dal trentunenne Sebastian Kurz - il leader popolare dalle idee assai poco moderate, prossimo cancelliere austriaco - ma davanti all’ultradestra di Heinz-Christian Strache (26% dei consensi, più 5% rispetto alle precedenti elezioni).

L’Austria, che dopo vari tentativi aveva eletto presidente il professore verde ed europeista Van der Bellen, ieri ha premiato la destra (e punito duramente i Verdi, che rischiano di restare fuori dal Parlamento, ma manca ancora lo spoglio del voto postale e i dati non possono essere considerati definitivi). Le posizioni prese dal futuro cancelliere durante la campagna elettorale gli hanno garantito popolarità e consensi; ma si tratta di posizioni dichiaratamente di destra, che in gran parte condivide con il Partito delle libertà di Strache. L’uno e l’altro sfiorano il 60% dei consensi. Laddove non era riuscito il candidato xenofobo che aveva tentato di conquistare la presidenza della Repubblica austriaca il dicembre scorso (si votò la stessa domenica del referendum costituzionale italiano), Norbert Hofer, sono riusciti Strache e Kurz. Gran parte dei sei milioni e mezzo di austriaci che ieri si sono espressi hanno detto chiaramente di condividere politiche anti-immigrazione, in buona parte anche anti-europeiste

[...]
Michele Marchi, 26 April 2017

Aspettando il 7 maggio. Il primo turno delle presidenziali in Francia ha prodotto un esito al tempo stesso scontato e storico. I sondaggisti francesi hanno evitato figuracce e il ballottaggio del 7 maggio prossimo vedrà presenti Emmanuel Macron e Marine Le Pen, come da tempo annunciato.Ma il fatto che un simile esito fosse preventivato non ne depotenzia affatto l’importanza e gli aspetti di novità.

[...]
Maurizio Vaudagna, 11 April 2017

«Foreign Affairs», la voce ufficiosa ma autorevolissima dell’establishment di politica estera, ha pubblicato recentemente un numero sul populismo internazionale, incaricando lo storico Michael Kazin di definire la categoria e indicarne i numerosi precedenti.

[...]
Bruno Simili, 16 March 2017

E il primo appuntamento elettorale di quest’Europa travagliata è andato. Il temutissimo Geert Wilders, dopo avere inondato con il suo ciuffo biondo giornali e siti di tutto il continente, non è riuscito nell’impresa di vincere

[...]
Mauro Barberis, 13 March 2017

Mancano due giorni alle elezioni olandesi, e poco più di un mese a quelle francesi. Se si aggiornasse il Dizionario dei luoghi comuni di Flaubert, dunque, conterrebbe una voce così concepita: «Populismo: tuonare contro». Con un piccolo problema, però: su una scena politica affollata di populismi, che cosa significa ancora la parola «populismo»? Che cosa indica ancora un termine che può applicarsi indifferentemente a Geert Wilders come a Marine Le Pen, a Donald Trump così come a Vladimir Putin, a Beppe Grillo o a Matteo Renzi?

Un minimo di onestà intellettuale imporrebbe di definire «populismo» secondo i seguenti estremi: «termine spregiativo usato nel XXI secolo per indicare tutti i fenomeni politici che non ci piacciono, non capiamo e/o ci fanno paura». Ad esempio: chi è il più populista del reame, il sindaco napoletano De Magistris, che cerca di togliere al leader leghista Salvini il suo sacrosanto diritto di manifestare, oppure lo stesso leader leghista, che organizza la sua adunata di camicie verdi a Fuorigrotta, dove il casino è assicurato?

Tutto consiglierebbe dunque di espellere «populismo» dal nostro vocabolario, come «strega» o «unicorno». Personalmente, farei anche un pensierino alla parola «popolo», che userei il meno possibile, e solo con una precisazione liberal-pluralista. La sovranità appartiene al popolo solo nel senso – non certo che il popolo comandi, cosa mai capitata al mondo, bensì – che nessuno comanda. Nessun autocrate, né leader democratico né unto del signore, cioè, può mai confiscare la sovranità del popolo, presentandosi come suo unico rappresentante.

L’unica eccezione che sono disposto a concedere al bando totale di «populismo» è il suo uso qualificato, seguito da un aggettivo. Penso in particolare a «populismo penale», espressione usata da penalisti e criminologi per indicare una politica del diritto penale curiosa, benché insospettabilmente diffusa: la politica della paura.

[...]
1 2 3 »<