Rivista il mulino

Content Section

Central Section

SICUREZZA
1 2 3 »<
Dal numero 3/2017
Gian Guido Nobili, 22 June 2017

È nelle città che gli effetti della globalizzazione si manifestano con maggiore visibilità, inclusi quelli legati all’insicurezza, alla paura della criminalità e ai cambiamenti delle dinamiche criminali.

[...]
Antonio Mutti, 23 May 2017

Le azioni terroristiche verificatesi in molti Paesi europei finora hanno fortunatamente risparmiato l’Italia, anche se non sono mancate esplicite minacce di attentati alla città di Roma dalle forti valenze simboliche. 

[...]
Roberto Escobar, 15 May 2017

Ci sono i fatti, e poi c’è la percezione dei fatti. E nelle questioni relative alla sicurezza a contare sembra essere la percezione dei fatti. Prendiamo il caso del cosiddetto «ampliamento» della legittima difesa. Quali sono i fatti?

Nel 2015, anno cui risalgono le statistiche più recenti, sono stati rimandati a giudizio per eccesso di legittima difesa 136 cittadini, poi prosciolti nel 90% dei casi. Dov’è l’allarme sociale? Dov’è il vuoto legislativo? Eppure, la Camera ha legiferato, e con clamore. Leghisti e affini avrebbero voluto sancire la «presunzione assoluta di innocenza» per gli sparatori casalinghi. Insomma, avrebbero voluto sancire un sacrosanto diritto all’eccesso di legittima difesa (un caso evidente di analfabetismo giuridico). Sentendosi scavalcata a destra, la maggioranza ha tergiversato e ha prodotto un testo tragicomico. Ma ci siamo abituati (meno male che il Senato c’è, ha detto Pietro Grasso). Ci stupisce invece che un ramo del Parlamento abbia scelto di perder tempo discutendo una riforma inutile, almeno quanto ai fatti.

Ma lasciamo i fatti, e torniamo alla loro percezione. Ed è qui che la troviamo, l’utilità delle nuove norme sulla legittima difesa. È la stessa utilità che da ben più di vent’anni guida le scelte politiche. È la stessa utilità che dall’inizio degli anni Novanta si è fatta padrona del nostro immaginario, e che ha segnato e segna le fortune di partiti e movimenti, in primo luogo dei loro leader. Iniziata con la Lega, e con il suo uso programmatico della paura a fini di consenso, la politica della percezione è presto diventata prassi dominante, non solo a destra. È la paura, è la sua percezione sociale costruita dalla macchina mediatica della paura, che decide della politica (di quel poco che la finanza e l’economia lasciano alla politica).

[...]
Valeria Ottonelli, 10 April 2017

In questi giorni ha avuto una qualche eco sui quotidiani nazionali la notizia che il presidente della Repubblica, recependo un parere del Consiglio di Stato, ha annullato un’ordinanza del sindaco di Molinella, un comune in provincia di Bologna, con la quale si vietava qualsiasi forma di mendicità nei luoghi pubblici. Il parere del Consiglio di stato richiama due sentenze della Corte costituzionale, che in passato si è espressa contro la penalizzazione della mendicità quando non è vessatoria, molesta o lesiva della libertà di terzi. Il semplice chiedere l’elemosina, in altre parole, non può costituire reato, né tantomeno - conferma il Consiglio di Stato - può essere sanzionata da un divieto amministrativo come quello oggetto dell’ordinanza in questione.

Questa decisione ha una portata limitata, dal momento che riguarda l’annullamento di un’ordinanza che valeva solo sul territorio di un piccolo comune e che di fatto, nei due anni trascorsi dalla sua emanazione, era già stata superata da altri provvedimenti su materie analoghe. Ma ha giustamente attirato l’attenzione della stampa nazionale, perché è in evidente controtendenza rispetto a un sentire politico diffuso che tende ad accreditare anche il semplice «decoro urbano» come ragione sufficiente per la limitazione di libertà civili fondamentali. Inoltre, guardare alle ragioni dietro a questa decisione può essere utile a ricordare perché anche libertà apparentemente minori, irrilevanti e indegne, come la libertà di mendicare, non possano essere sacrificate a cuor leggero.

In realtà può sembrare ovvio che anche in questa occasione, così come anche in altri casi analoghi, le norme repressive debbano essere rifiutate non tanto nel nome di un astratto principio di libertà, ma per il motivato timore che possano finire per aumentare le vessazioni nei confronti dei più svantaggiati o dei cosiddetti «marginali»; oppure, nel caso specifico, si può ritenere che debbano essere rifiutate in nome del bisogno, ossia in vista del pericolo che in questo modo si privino le persone interessate dell’unico modo di provvedere al proprio sostentamento. La stessa associazione che ha difeso il diritto di mendicare contro l’ordinanza di Molinella, nel ricorso presentato al presidente della Repubblica, ha invocato l’illecito utilizzo di un potere d’urgenza «per fare guerra alle persone povere che chiedono un aiuto».

Tuttavia, vale la pena ricordare perché la questione fondamentale che occorre sollevare anche in questo caso è innanzitutto una questione di libertà. 

[...]
A proposito del recente decreto sulla sicurezza urbana
Gian Guido Nobili, 04 April 2017

Il 20 febbraio scorso, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri e del ministro dell’Interno, è stato approvato il decreto–legge n. 14, contenente disposizioni urgenti a tutela della sicurezza delle città

[...]
1 2 3 »<