Rivista il mulino

STATI UNITI
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Maurizio Vaudagna, 26 January 2021

Si dice che la preghiera dell’amministratore elettorale americano sia «buon Dio, fa che il distacco sia netto» per evitare contestazioni: nelle recenti presidenziali americane

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Piero Merola, 21 January 2021

Il processo democratico di formazione della nuova amministrazione ha mosso i suoi primi passi già alla vigilia dell’inaugurazione presidenziale del 20 gennaio, che verrà ricordata per le duecentomila bandiere sistemate al posto del pubblico e per il messaggio di forte unità

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Trump è il passato: ora è la volta di Joe Biden (e di Kamala Harris)
Ferdinando Fasce, 21 January 2021

A caldo, l'immediata sensazione che l’emozionante cerimonia di insediamento di Joe Biden e Kamala Harris ha suscitato è di sollievo. Le grandi e piccole paure che avevano tormentato la vigilia non si sono materializzate. Per fugare l’incubo di un rigurgito degli eversori trumpiani o di altri terroristi è toccato blindare Washington. A neutralizzare il timore che il patriarca Biden risultasse soporifero o si impappinasse ci ha pensato lo stesso patriarca. Con una performance che almeno per oggi ci impone di aggiungere alla definizione di “usato sicuro”, che gli abbiamo appioppato da quando strappò la nomination, il qualificativo “di lusso”.

Ma prima di rileggere tale performance meritano una menzione le due signore che l’hanno preceduta, facendo capire a tutti che la musica era cambiata. L’italoamericana Lady Gaga ha stretto l’inno nazionale in un’aura di soave solennità, solo impercettibilmente trasgressiva, per poi librarla, leggera, nel cielo della capitale. La latina Jennifer Lopez ha smascolinizzato il rude, virile inno proletario di Woody Guthrie This Land Is My Land, per poi gridarci sopra un militante libertad y justicia para todos.

Biden ha mostrato anzitutto un’ammirevole consapevolezza dei propri mezzi e dei propri limiti. Si è astenuto dalle lungaggini, notoriamente nemiche della qualità e in un caso addirittura letali per il loro autore. Come imparò a sue spese nel 1841 William Henry Harrison, militare di vaglia, ma oratore mediocre, che pagò con una polmonite fulminante le due, interminabili ore inflitte alla platea, nel freddo polare di Washington, per leggere le 8.450 parole del suo discorso. Ma, chiamato a sciogliere un accorato appello all’unità nazionale com’è costume dei presidenti, in specie quelli che devono affrontare una grave crisi, Biden ha mostrato anche di sapere di non essere toccato dalla grazia come Jefferson, cui nel 1801 bastarono 1.730 parole per invitare tutti a “unirci, concittadini, con un solo cuore e una sola mente”. O come Lincoln, al quale addirittura ne bastarono appena 700, nel 1865, al secondo mandato, mentre ancora tuonavano i cannoni, per dire che occorreva “finire il lavoro nel quale siamo impegnati, risanare le ferite della nazione”, ma “senza malevolenza nei confronti di alcuno, con carità per tutti”. Per cui, citando proprio questo Lincoln., Biden per essere il più chiaro possibile, parole ne ha usato 2700, solo una spanna più di Truman nel 1949 e di Obama sessant’anni dopo.

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Cosa aspettarsi da Miguel Cardona, prossimo segretario all’Educazione nella nuova amministrazione Usa
Andrea Mariuzzo, 21 January 2021

Il 22 dicembre, Joe Biden ha annunciato di avere scelto per il ruolo di segretario all’Educazione nella sua squadra di governo Miguel Angel Cardona.

La decisione appare significativa sotto molti punti di vista,

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Michele Alacevich, 20 January 2021

Nel suo ultimo Stato dell’Unione di fronte al Congresso, il 4 febbraio 2020, Trump descrisse la ripresa economica degli ultimi anni come una clamorosa inversione di tendenza

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