Rivista il mulino

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STATI UNITI
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Nicola Melloni, 14 November 2017

Che cosa succede ai Democratici americani? A oltre un anno dalle elezioni presidenziali, il Partito democratico non sembra ancora aver digerito la sconfitta. I Democratici, come peraltro molti progressisti in Occidente, sono in crisi di identità e profondamente divisi tra loro.

Questi problemi hanno avuto origine ben prima delle elezioni presidenziali:

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A proposito del destino dei monumenti americani
Maurizio Vaudagna, 10 November 2017

Nel nostro immaginario la distruzione dei monumenti gode di pessima stampa. Un nuovo regime intollerante distrugge i simboli del suo predecessore altrettanto intollerante. Ci si immagina invece che gli ordini liberali non siano usi alla damnatio memoriae di un passato seppur ostile nei valori,

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Luisa Leonini, 06 November 2017

Pochi giorni fa gli avvocati di Facebook, Twitter e Google sono stati interrogati dal Senato degli Stati Uniti per spiegare come abbiano potuto non accorgersi della presenza sulle loro piattaforme di propaganda politica occulta. Quella, in particolare, che sembra essere stata finanziata da account russi durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2016 che, giusto un anno fa, ha portato alla vittoria di Donald Trump.

Un nuovo capitolo del cosiddetto «Russiagate» si è così aperto. Facebook, infatti, avrebbe ricavato una cifra superiore ai 100.000 dollari dalla vendita di spazi pubblicitari ad account fake legati a server russi. Il periodo interessato è quello che va dalla discesa in campo di Trump (maggio 2015) al maggio di quest’anno. Gli account coinvolti avrebbero pubblicato post che, pur non riferendosi in maniera esplicita al voto, trattavano, orientando l’opinione del lettore, contenuti oggetto della campagna elettorale: omofobia, xenofobia e politiche migratorie, diritto a possedere armi per difendersi da sé.

Stando a quanto pubblicato dal “New York Times”, oltre 3.000 spazi pubblicitari sulle bacheche degli utenti di Facebook sarebbero stati acquistati da account fake legati alla Russia, raggiungendo 126 milioni di utenti del social di Mark Zuckerberg. A questi andrebbero aggiunti oltre 131.000 messaggi su Twitter e più di 1.000 video caricati su YouTube. Dietro questa vera e propria campagna si celerebbero organizzazioni riconducibili alla Internet Research Agency di San Pietroburgo.

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A un anno dalla elezione, Trump non sa ancora distinguere politica e puro esercizio di potere
Raffaella Baritono, 30 October 2017

A pensare male qualche volta ci si azzecca, diceva qualcuno. Forse Trump, annunciando il rispetto della scadenza del 26 ottobre 2017 per la messa a disposizione dei documenti desecretati concernenti l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, sperava di distrarre l’opinione pubblica americana con il ghiotto boccone di uno dei misteri più discussi della storia americana. In nome della trasparenza, infatti, ha autorizzato la pubblicazione di circa 2.800 documenti, in ottemperanza a una legge approvata nel 1992, durante la presidenza di George H.W. Bush, dopo il clamore seguito al film di Oliver Stone, JFK. Come è noto, il film ventilava la tesi secondo la quale l’assassinio del presidente diventato una vera e propria icona nel Novecento fosse il frutto di una vasta cospirazione che coinvolgeva la Cia, l’Fbi e le forze armate.

In realtà, il desiderio di Trump di «togliere il velo», come ha dichiarato, si è dovuto piegare alle esigenze di sicurezza nazionale. «Non ho scelta», ha continuato Trump, il re delle teorie cospirative più fantasiose – dalla nascita kenyota di Obama alle accuse all’ex presidente di aver messo microspie alla Trump Tower, dall’appoggio dato a chi mette in relazione l’uso di vaccini con l’autismo fino a insinuare il dubbio che il giudice della Corte suprema Anthony Scalia non sia deceduto per morte naturale, e così via. I documenti disponibili sul sito dei National Archives per il momento non sembrano però introdurre novità significative. Nuovi dettagli e particolari dovranno essere vagliati dall’indagine storiografica e opportunamente contestualizzati. Certo è che la decisione di Trump di accettare le richieste della Cia e dell'Fbi di rimandare, almeno per il momento, di sei mesi la pubblicazione di altri 300 documenti dà ulteriore alimento a chi si nutre di teorie cospirazioniste e paventa il complotto a scapito del popolo e del suo diritto a conoscere la verità.

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Piero Merola, 16 October 2017

Una nuova direzione nelle relazioni Usa-Iran. «La nostra politica estera ha un giudizio molto chiaro sulla dittatura iraniana, il suo supporto al terrorismo e la sua persistente aggressività in Medio Oriente e nel resto del mondo». Con queste parole, Donald Trump ha preannunciato un cambio di direzione nelle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran,

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