Rivista il mulino

FRANCIA
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Francesca Barca, 23 November 2020

Martedì scorso - mentre la polizia, filmata da attivisti e presenti, finiva di sgombrare a colpi di gas lacrimogeno un campo profughi che “ospitava” circa 2500 persone a Saint-Denis, nel nord di Parigi - decine di manifestazioni si sono tenute nella capitale francese e in altre città della Francia, nonostante il confinement. Davanti all’Assemblée nationale qualche migliaio di persone si erano ritrovate per protestare contro la cosiddetta “Loi Sécurité Globale”. La giornata è finita in scontri: 33 fermati, tra cui due giornalisti per assembramento (durante una manifestazione autorizzata), altri hanno ricevuto colpi di manganello e intimidazioni.

La legge “Sécurité Globale” è stata presentata a inizio novembre da due deputati della La république en marche (Lrm, il partito del presidente della République, Macron) con il sostegno del governo: le discussioni sono iniziate lo stesso martedì 17 e una parte della legge è stata approvata in soli tre giorni.

Sabato 21 novembre un nuovo assembramento, questa volta più grande e più organizzato, si è tenuto alla Piazza del Trocadero – con il parvis des “Droits de l’Homme” barricato dietro griglie in metallo dietro le quali si poteva vedere la tour Eiffel e qualche decina di Crs, “ma il governo si rende conto dei simboli che fabbrica?”, si chiede Mediapart – mettendo insieme almeno 10 mila persone (25 mila secondo le associazioni che lo hanno organizzato). Manifestazioni e assembramenti si sono tenuti in almeno altre 20 città.

Contro l’approvazione di questa legge si sono mobilitati i sindacati, le società di redazione di praticamente tutti i media in Francia, compresi quelli di Stato – compresi anche testate non proprio gauchistes, come “Le Figaro” o “Le Parisien” –, registi di documentari, collettivi di famiglie vittime di violenza da parte delle forze dell’ordine, associazioni di difesa delle libertà civili e digitali,

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