Rivista il mulino

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RIFORME
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Nicola Melloni, 14 November 2017

Che cosa succede ai Democratici americani? A oltre un anno dalle elezioni presidenziali, il Partito democratico non sembra ancora aver digerito la sconfitta. I Democratici, come peraltro molti progressisti in Occidente, sono in crisi di identità e profondamente divisi tra loro.

Questi problemi hanno avuto origine ben prima delle elezioni presidenziali:

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Arnaldo Testi, 30 October 2017

Giappone, la «Costituzione americana» Alle elezioni politiche di domenica 22 ottobre il primo ministro del Giappone Shinzo Abe ha vinto alla grande: il suo Partito liberal-democratico (conservatore) ha ottenuto una bella maggioranza alla Camera dei rappresentanti, e una delle cose che spera di fare subito è rivedere la clausola pacifista della Costituzione.

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Maurizio Vaudagna, 27 October 2017

Trump e il Partito repubblicano. Da quando Trump è stato eletto presidente, il rapporto con il Partito repubblicano è stato contemporaneamente importante e oscillante. L’«appropriazione ostile del Partito» da parte del «Donald» è consistita nel sorprenderne i dirigenti prima con la vittoria alle primarie a spese di tutti i variegati candidati interni, e poi nello stupirli ancor più con quella alle presidenziali,

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Gianpiero Dalla Zuanna, 25 October 2017

Come sempre, per comprendere bene i risultati di una consultazione elettorale, è bene guardare prima di tutto ai numeri assoluti. In Veneto domenica scorsa sono andati alle urne 2 milioni 329 mila elettori, e fra questi 2 milioni 274 mila hanno votato "sì". Alle elezioni regionali del 2015, i votanti complessivi erano stati 2 milioni 212 mila

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Gianfranco Viesti, 23 October 2017

Ieri lombardi e veneti hanno votato formalmente sul trasferimento di competenze dallo Stato alle loro Regioni, ma sostanzialmente sui soldi; è stato loro chiesto: volete voi sostenere l’iniziativa politica per mantenere nelle nostre regioni un po’ più di gettito fiscale, togliendolo agli altri italiani?

La risposta è stata differente nelle due regioni. In Lombardia si è registrata una partecipazione al voto relativamente modesta (e ancor più modesta nelle città, e in particolare a Milano), considerando l’attrattività del quesito e l’assenza di uno schieramento contrario. In Veneto, invece, il “sì” ha raccolto il sostegno esplicito della maggioranza degli aventi diritto al voto.

Formalmente e giuridicamente nulla cambia. In teoria, si dovrebbe avviare un dialogo (peraltro già possibile prima, e avviato senza referendum dall’Emilia-Romagna) fra Stato e Regioni per un ridisegno delle rispettive competenze. Ridisegno interessante, nient’affatto ovvio; come ricordava da ultimo ieri Romano Prodi, il quadro potrebbe essere rivisto con un più attento bilanciamento tema per tema, anche rafforzando competenze e raccordi centrali laddove necessario.

Ma non è di questo che si parla e si parlerà. Smentendo i tantissimi che hanno preso sottogamba la scadenza referendaria, il tema del riparto delle risorse fiscali fra Regioni e cittadini potrebbe segnare a lungo e profondamente il dibattito politico nel Paese.

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