Rivista il mulino

LAVORO
Ignazio Visco, 21 October 2011

Nel 1993 il 16 per cento degli italiani aveva 65 anni o più, circa il 4 per cento 80 o più. Queste quote, oggi, sono salite rispettivamente al 20 e al 6 per cento e, secondo le ultime proiezioni demografiche dell’Istat, raggiungeranno il 33 e il 13,5 per cento nel 2050. L’invecchiamento della popolazione, che riflette il calo delle nascite e l’allungamento della vita media, ha implicazioni importanti per l’economia. Senza scendere in dettagli, per mantenere l’equilibrio macroeconomico occorre quindi lavorare più a lungo e in più persone, a meno di poter contare su un sufficiente aumento della produttività per ora di lavoro [i].

Il prevedibile calo dell’offerta di lavoro potrà essere compensato solo con un prolungamento della vita lavorativa, salvo ipotizzare un’insostenibile accelerazione dei flussi migratori. Le stime dell’Istat già incorporano un afflusso netto di immigrati di oltre 170.000 unità all’anno nei prossimi quarant’anni. Nel 2050 gli stranieri residenti supererebbero i 10,5 milioni, oltre il 17 per cento della popolazione totale. Si stima che, comprendendo anche le seconde generazioni, circa il 37 per cento delle persone di età compresa tra i 15 e i 54 anni sarà nato all’estero o in Italia da genitori immigrati.

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Aris Accornero, 13 October 2011

Pubblichiamo l'incipit dell'articolo di Aris Accornero tratto da "il Mulino", 5/2011, in uscita in libreria il 13 ottobre.

 

Una storia del costume operaio è ancora da scrivere, ma possiamo senz’altro affermare che in questi centocinquant’anni l’industria ha inventato il vestito da lavoro, e che lo sviluppo del Paese lo ha diffuso ovunque. Ma nel 1861, quando l’Italia diventa unita, questa trasformazione è appena iniziata. E prima?

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Chiara Saraceno, 10 October 2011

“Cinque donne del sud sono morte perché lavoravano in nero in uno scantinato senza sicurezza. Non è una tragica fatalità, è una morte annunciata. Queste donne lavoravano senza dignità. Lavoravano nelle stesse condizioni in cui lavorano in paesi in via di sviluppo e dove non esiste la democrazia“. Sono le parole del comunicato del comitato nazionale “Se non ora quando”. Sono parole condivisibili. Ma bastano?

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Bruno Simili, 02 May 2011

Sui giornali italiani di domani, martedì 3 maggio, la vera notizia non sarà l’uccisione di Osama bin Laden, a dieci anni da quell’11 settembre. No, l’attenzione dei lettori sarà tutta rivolta all’esito della querelle negozi aperti vs. negozi chiusi, domenica primo maggio. Com’è andata? Un tema davvero appassionante che ci obbliga a riflettere sul lavoro in Italia, a dispetto dei grandi eventi che hanno accompagnato quest’anno la ricorrenza, distraendo un poco l’attenzione dalla festa dei lavoratori. A cominciare dai postumi della sbornia dei coniugi Middleton, cui è andato, unanime, il riconoscimento da parte delle Trade Unions britanniche per avere opportunamente evitato questa particolare domenica per il matrimonio del secolo. Proseguendo con la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, oltre un milione di pellegrini a Roma, che secondo la Santa Sede, al contrario, doveva tenersi assolutamente questa domenica.
Se in giro per il mondo la giornata di ieri è stata segnata da numerose manifestazioni di protesta (spesso sfociate in scontri) verso l’incapacità dei governi di gestire la crisi economica globale, in Italia ci si è molto occupati, appunto, dell’apertura-chiusura degli esercizi commerciali. Questo mentre il Paese assiste al progressivo e inesorabile processo di smantellamento di quel che resta dell’unità sindacale.

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Andrea Lavazza, 02 March 2011

In Italia il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre 2010  è salito al 29%, con un trend crescente che l’ha portato al livello più alto dal gennaio 2004. Secondo l’ultimo rapporto Censis, d’altro canto, 2.242.000 persone tra i 15 e i 34 anni rientrano nella categoria Neet (Not in education, employment or training), ovvero coloro che non studiano, né lavorano, né sono in formazione professionale.

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