Rivista il mulino

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IMMIGRAZIONE
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Chiara Favilli, 19 October 2017

Divisi nell’adozione delle decisioni sulla ricollocazione e da un mancato accordo su una riforma ambiziosa del Sistema europeo comune di asilo, gli Stati dell’Unione hanno ritrovato coesione nel persuadere i Paesi terzi a trattenere e/o rimpatriare i propri cittadini e i migranti in transito nel loro territorio, inclusi i richiedenti asilo.

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Antonio Mutti, 19 October 2017

La complessa azione di governo delle migrazioni dal Nord Africa verso l’Italia, messa in campo dal ministro dell’Interno Marco Minniti, ha sollevato un vespaio di consensi e dissensi sia a destra sia a sinistra. Si è trattato di un buon termometro della delicatezza del problema migratorio e delle difficoltà cui vanno incontro le politiche che cercano di governarlo.

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Cartolina da Forte dei Marmi
Francescomaria Tedesco, 25 August 2017

C’è un’oscura traccia nascosta nell’indignazione contro l’indignazione per aver scambiato Magic Johnson e Samuel L. Jackson per due “semplici” migranti, con tutto il corredo di oscenità a proposito dei 35 euro giornalieri che i due ritratti nella foto sarebbero stati a godersi

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Giuseppe Campesi, 17 July 2017

L’ennesima estate di sbarchi offre in pasto all’opinione pubblica quello che, riprendendo una felice espressione dell’antropologo Nicholas De Genova, potremmo definire come la versione italiana di un permanente «spettacolo del confine». I numeri degli sbarchi di ogni giorno e, soprattutto, le proiezioni su quelli futuri si rincorrono a sostegno dell’azione diplomatica del governo italiano,

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Ius soli, un dibattito forzato e fuorviante
Valeria Ottonelli, 17 July 2017

Nel nostro Paese la questione dello ius soli ha dato vita non solo a un imbarazzante iter parlamentare (ben documentato in un recente intervento su questo sito), ma anche a una singolare altalena di sentimenti e disposizioni d'animo da parte del pubblico, almeno a stare a quanto riportano i media e i numerosi sondaggi che si sono susseguiti negli anni. Queste oscillazioni non sono dovute solo all'inevitabile intreccio con i difficili equilibri politici degli ultimi mesi e alla forza d'urto dei flussi migratori che continuano a interessare l’Italia. Gli atteggiamenti sono ondivaghi anche perché gran parte della discussione, da una parte e dall'altra, è basata su sentimenti ed emozioni che per loro natura sono altamente instabili e volatili.

La campagna contro lo ius soli è connotata da forti accenti identitari e razzisti; la legge è dipinta come un pericoloso cedimento alla logica dell'annacquamento etnico, che porta a sacrificare gli interessi degli italiani «veri» a vantaggio di estranei senza il giusto pedigree. Ma purtroppo anche molte delle campagne mediatiche e delle prese di posizione a favore dello ius soli condividono questo stesso filone narrativo. Lo ius soli, secondo una strategia retorica imperante, è un atto di dovuto riconoscimento per quei ragazzi che, essendo nati e cresciuti qui, sono di fatto «al 100% italiani». Ragazzi che sono figli di migranti, certo, ma possono esibire, come credenziali inoppugnabili di accesso alla cittadinanza, una dieta a base di spaghetti e l'inconfondibile cadenza di un qualche dialetto nostrano.

Secondo questa concezione, i diritti di cittadinanza sono il riconoscimento di legami profondi e di valore che i residenti stringono con il Paese in cui vivono: le relazioni amicali, l'uso della lingua, l'abitudine e il gusto per le tradizioni e il modo di vivere locale, l'affetto che si sviluppa per il suo paesaggio tipico. Questo modo di concepire i requisiti di cittadinanza è incredibilmente rozzo e primitivo, e fa torto allo stesso nobile principio dell'identità nazionale. In realtà, infatti, non è basato su un'idea di nazione come impresa politica e culturale condivisa in nome di principi e ideali comuni, ma su una concezione sentimentalistica dei rapporti che si creano fra le persone e la terra in cui nascono e crescono. 

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