Rivista il mulino

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Loredana Sciolla, 21 February 2011

L’enorme e inaspettato successo della giornata di mobilitazione delle donne indetta dal comitato “Se non ora quando?”, che ha coinvolto un milione di persone – uomini e donne – in Italia e all’estero, ha spazzato via molti dubbi, sospetti, prese di distanza che l’hanno preceduta. Ricorderò gli argomenti più rilevanti decisamente contrari o comunque sospettosi rispetto a una chiamata in campo delle donne a difesa della loro dignità, presenti nello stesso schieramento del femminismo italiano e della sinistra. Lo farò solo per capire meglio che cosa è invece successo il 13 febbraio. Due ragioni “contro” sono state di gran lunga le più importanti. La prima era legata alla paura di apparire moraliste, addirittura bacchettone, e magari di cadere vittime dell’infernale trappola, fatta di mutande appese,  costruita dal  libertario intermittente (secondo il suo comodo), nonché ateo devoto, Giuliano Ferrara. La seconda metteva di più l’accento sul fatto che era l’oggetto dell’indignazione ad essere insufficiente come motivo per mobilitarsi. Non la dignità delle donne era in gioco, ma quella dell’intera società italiana attraversata da forti diseguaglianze di genere.

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Marc Lazar, 14 February 2011

La giornata di mobilitazione del 13 febbraio rappresenta un momento assai significativo. Le grandi manifestazioni che si sono svolte ieri non hanno equivalenti altrove, se si fa eccezione per l'Ucraina, dove, da qualche tempo, si assiste a una singolare protesta-provocazione contro il sessismo del presidente Victor Ianoukovitch, il machismo montante, il turismo sessuale e l'allargamento del fenomeno della prostituzione. Protesta attuata da un movimento di donne che si spogliano in pubblico.

Perché questa particolarità italiana? In primo luogo a causa del presidente del Consiglio. Le rivelazioni dei media e le inchieste giudiziarie in corso hanno svelato gli altarini della sua vita privata, inclusa la sua frequentazione quasi ossessiva di fanciulle e di escort per feste a forte connotazione sessuale. Le sue opinioni del genere femminile, con particolare riguardo per l’aspetto fisico, e l’utilizzo in politica delle “veline” hanno scosso profondamente l’opinione pubblica. Ridotte a semplici oggetti sessuali, le donne si sentono avvilite, sbeffeggiate nella loro stessa dignità.

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Loredana Sciolla, 19 October 2009

Fa bene allo spirito sentire le voci che in questi giorni si levano per ribadire quanto sembrava scontato: la dignità delle donne.
Appelli, articoli, dibattiti a proposito dell’uso del corpo della donna, della sua bellezza e della sua presunta disponibilità ad accontentare i desideri del capo (premier, imprenditore, dirigente televisivo, uomo politico …) si diffondono sulla scena pubblica e rompono un silenzio durato troppo a lungo. C’è stato un periodo in cui la critica al sessismo, machismo, sfruttamento della donna da parte di chi si trova in posizioni di potere sembrava aver vinto, almeno all’estero. Era così diffuso il timore di incorrere nell’accusa di molestie che circolava tra i docenti nei dipartimenti universitari americani il consiglio (ridicolo, ma significativo del clima): “quando entra una studentessa belloccia lascia la porta aperta”.

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