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COVID19
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Gli accademici italiani e la didattica a distanza durante l’emergenza Covid-19
Francesco Ramella, Michele Rostan, 21 September 2020

Il 9 marzo un decreto del presidente del Consiglio dei ministri ha sospeso le lezioni in tutte le università italiane, dando loro però la possibilità di svolgere “attività formative a distanza”. Meno di una settimana dopo, quasi i tre quarti dei professori era già transitata nelle aule virtuali,dando avvio alla cosiddetta “didattica a distanza” (DaD), cioè a lezioni effettuate mediante apposite piattaforme tecnologiche. Nella stragrande maggioranza dei casi, per la prima volta nella loro carriera professionale. Per un’istituzione come quella universitaria, ancora oggi descritta come una “torre d’avorio”, cioè distante dalla realtà e poco responsabile nei confronti del mondo esterno, si è trattata di una straordinaria prova di reattività ed efficienza. Ma come hanno vissuto la DaD i professori e i ricercatori impegnati in prima linea? E, soprattutto, è possibile trarre da questa esperienza alcuni insegnamenti per migliorare la didattica di quella che sarà la “nuova normalità della vita universitaria”?

Per rispondere a queste domande, nel giugno scorso è stata condotta una ricerca nazionale sulla didattica svolta durante l’emergenza Covid-19. L’indagine si è basata su un ampio campione di 3.398 professori e ricercatori delle università statali italiane ed è stata promossa dal Centro “Luigi Bobbio” dell’Università di Torino, in collaborazione con Unires, il centro interuniversitario di ricerca sui sistemi di istruzione superiore, a cui aderiscono le Università di Milano, Pavia, Bologna, Firenze, Torino, la Scuola Normale Superiore, la Liuc e la Fondazione Crui. I dati raccolti con la survey – realizzata da un gruppo di ricercatori delle Università di Torino e di Pavia insieme alla Società QuestLab di Venezia – forniscono delle risposte piuttosto chiare alle domande che ci siamo posti.

Iniziamo con il dire che, davvero, sembra essere “andato tutto bene”: i ritardi nell’avvio delle lezioni sono stati contenuti; la stragrande maggioranza dei docenti è riuscita a svolgere tutto il programma di insegnamento; le lezioni sono state prevalentemente tenute in diretta streaming; il numero di studenti frequentanti non è diminuito; gli esami si sono svolti regolarmente.

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Dal numero 4/20
Francesco Seghezzi, 17 September 2020

Come in ogni crisi che si rispetti, la pandemia da Covid-19 ha fatto emergere le numerose contraddizioni del momento storico in cui si è sviluppata.

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Carlo Sorrentino, 10 September 2020

In una scena del primo film di Massimo Troisi – Ricomincio da tre – il comico napoletano cerca di spostare un vaso con la forza del pensiero, convinto che, in caso di successo, potrà mostrare in Tv i suoi poteri paranormali e in questo modo arricchirsi. Troisi se la prenderà con la ritrosia del vaso, che non ne vuole sapere d’avvicinarsi, lasciandolo nella precarietà economica e sociale del suo anonimato.

Mi sono ricordato di questo episodio leggendo la notizia della signora di Mondello, Angela Chianello, diventata famosa per la frase “Non ce n’è Coviddi” pronunciata mentre la intervistavano in spiaggia,

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Se c’è una cosa di cui non abbiamo bisogno questa è la contrapposizione ideologica sulla scuola
Eraldo Affinati, 02 September 2020

Forse non si è mai parlato e scritto così tanto di scuola come negli ultimi mesi: complice il Covid-19, ognuno si è sentito in diritto di prendere la parola.

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Valerio De Stefano, Antonio Aloisi, 01 September 2020

Qualche mese fa, prima dell’epidemia, si è scritto qui che i giornali italiani riportano spesso luoghi comuni e miti sul mondo del lavoro, sovente non supportati dai fatti. Questi luoghi comuni entrano così nel discorso politico e pubblico ed è quasi impossibile sfatarli successivamente.

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