Rivista il mulino

  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle

Dal n. 1/09

Bangkok, 16/2/09

rubrica
  • lettere internazionali
tag

Verso una nuova fase politica? Con la nomina a Primo ministro del quarantacinquenne Abhisit Vejjajiva, leader del Democrat Party, in Thailandia si è conclusa una fase politica. Il 19 settembre del 2006 il generale Sonthi Boonyaratglin con un colpo di Stato incruento pone termine alla carriera politica del primo ministro Thaksin Shinawatra e richiama l’attenzione del Paese sulle prerogative della monarchia costituzionale e sul ruolo centrale del re come unico arbitro sopra le parti. Prerogative che l’azione politica di Thaksin avrebbe messo in crisi. Introducendo nella nuova Costituzione norme più severe per quanto riguarda la corruzione e le frodi elettorali e creando corpi autonomi in grado di verificarne l’esistenza, i militari hanno cercato di porre un argine a una pratica piuttosto diffusa, della quale a loro dire Thaksin avrebbe abbondantemente approfittato. Su questa base, nel maggio 2007 il partito di Thaksin, Thai Rak Thai (fondato nel 1998, ottenne 248 seggi nel 2001 e ben 377 su 500 nel 2005), viene sciolto e i suoi dirigenti sono interdetti dai pubblici uffici per cinque anni. Tuttavia, nel dicembre 2007, un nuovo partito assemblato con ciò che era rimasto del Thai Rak Thai (il People Power Party) vince di nuovo le elezioni e forma un governo di coalizione con altri cinque gruppi minori. Ma il 2 dicembre 2008, dopo una mobilitazione massiccia degli oppositori agli eredi di Thaksin, la Corte costituzionale scioglie il People Power Party e le due formazioni maggiori della coalizione governativa. Anche in questo caso i dirigenti dei tre partiti vengono interdetti dalle cariche pubbliche per frode elettorale. Il nuovo governo ha di fronte a sé il difficile compito di conciliare il tradizionale rispetto per le norme e per i valori legati alla compassione della tradizione buddista che hanno caratterizzato il regno del re Bhumibol (Rama IX) e che sono fortemente condivisi da larga parte delle Forze Armate, con quelli dell’innovazione imprenditoriale ispirati questa volta non al «big business» e alla logica dei favori amicali, ma all’interesse collettivo.