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Te piace ‘o presepe?
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«Nun me piace ‘o presepe», insiste il Tommasino di Natale in casa Cupiello. Ha un bel provarci il padre Luca, durante i tre atti della commedia di Eduardo De Filippo: «Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?». Capatosta, quello non molla. Che cosa resterebbe del suo amor proprio, se ammettesse d’aver cambiato idea? È un lusso, cambiare idea. Richiede autoironia, e una buona dose di fiducia in se stessi. Soprattutto, richiede intelligenza. Dunque, se non cambia idea, Tommasino è stupido?
Lasciamo impregiudicata la questione, e da quel di Napoli saliamo per settecento chilometri verso Nord. Qui ne troviamo un altro, di Tommasino (senza offesa per Eduardo). Si chiama Cadeo Maurizio, e ancora per qualche mese è assessore della giunta milanese. Per la precisione, è assessore al Decoro urbano. Un sostantivo e un aggettivo impegnativi: decoro e urbano.Di recente questo Tommasino up to date ha riempito di sé le cronache, e non solo quelle della sua (ahinoi) città. Il fatto è noto, appunto. Avvicinandosi il Natale, il Cadeo Maurizio fa appendere auguri luminosi anche nella famigerata via Padova, piena di gente che ne combina d’ogni colore, dal biancastro celtico (autocertificato) all’ebano africano, passando per il giallo cinese. Tutto sarebbe normale, compatibilmente, se qualche subdolo estremista del 25 dicembre non intervenisse a moltiplicare le lingue degli auguri: non solo italiano, ma anche spagnolo, rumeno, arabo, cinese… Proprio come se Milano fosse una metropoli d’Europa, e non la capitale della Padania.
È troppo. Il Cadeo Maurizio non si tiene. Il “presepe” gli pare di pessimo gusto, e lo fa smontare ancor prima che l’accendano. Poi, preoccupato di dare al gesto decoro e urbanità – in fondo, è il suo mestiere –, sentenzia che non è con le luminarie che si fa integrazione. Purtroppo si interrompe qui, e non spiega in quale altro modo la si possa fare.
Qualcuno in città cerca di farlo recedere. Ecchessarammai? Tutto si riduce a un tot di «¡Felicidades!», un po’ di «Urări», qualche «التحيات» (quanto al cinese, lasciamo perdere). È una stupidaggine, appunto. Nessuno ci morirà, forse neanche il De Corato Riccardo. Niente da fare. ‘O presepe nun je piace, all’assessore. Via Padova, argomenta da par suo, è «una via milanese, non è una via del mondo che non ha proprie radici in questa città».
Ora non domandatevi dove mai affondino le radici di una strada, se non nelle fogne. E neppure domandatevi dove accidenti stia, via Padova, se non è “del mondo”. Bisogna capirlo, il Cadeo Maurizio. Sono vent’anni che la sua (ahinoi) città è in balia di gente che la pensa come lui. Di gente, per intenderci, che invece di amministrarla l’ha legata stretta con l’ideologia delle radici, e con la mitologia della paura. Anzi, diciamola tutta: l’Italia intera è governata da gente che nun je piace ‘o presepe, a meno che non parli lo stretto dialetto dell’odio. Da gente, ancora, che non può permettersi il lusso di cambiare idea. Se per un bisogno improvviso d’urbanità, o anche solo d’autoironia, provassero a farlo, non saprebbero più chi sono. O forse scoprirebbero finalmente chi davvero sono. E non sarebbe una scoperta decorosa.
P.S. Se dall’altro mondo riesce a leggerci, Eduardo ci perdoni per il confronto tra il Cadeo Maurizio e Tommasino. Il quale è si capatosta, ma non al punto d’essere stupido.

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