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Il Congresso della Cdu e il prossimo Cancelliere federale

Se Laschet vince, Söder ride

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A otto mesi dalle prossime elezioni federali l’Union di Cdu e Csu è, in base a tutti i sondaggi, prima, irraggiungibile per tutti gli altri partiti. Ecco perché ci sono molte ragioni per credere che sarà il loro candidato alla Cancelleria a guidare il prossimo governo federale, quale che sia la costellazione politica. Sino a oggi tutti i Cancellieri federali dell’Union erano presidenti della Cdu. Proprio per questa ragione il neoeletto presidente, Armin Laschet, dovrebbe diventare il prossimo Cancelliere federale.

Normalmente. Tuttavia, in quest’anno segnato dal Coronavirus niente è normale, ecco perché non è ancora chiaro chi sarà il prossimo candidato dell’Union. Il recente congresso della Cdu ha chiarito, quantomeno, che non sarà Friedrich Merz, tantomeno Norbert Röttgen o Jens Spahn.

Dal 16 gennaio il campo degli aspiranti alla Cancelleria si è sfoltito: sono rimasti i due presidenti di partito, Armin Laschet, della Cdu, e Markus Söder, della Csu. Si tratta di un piccolo successo di tutta l’Union. Mentre altri partiti conservatori in Europa, un tempo di successo, si sono sfasciati e i Repubblicani americani si sono avvitati, con Trump, in una spirale autodistruttiva, la Cdu è riuscita, grazie a questa elezione, ad evitare il peggio: la perdita della capacità, decisiva per il successo elettorale, di integrarsi nel centro [Mitte] della società.

Questo pericolo aveva un nome: Friedrich Merz. Settori consistenti della direzione della Cdu temevano, del tutto a ragione, che, con il suo fare polarizzante, allontanasse gran parte del centro liberale, mettendo così in pericolo il successo elettorale dell’Union dopo la fase di Merkel. Il motto era chiaro: «Nessun esperimento, votare Laschet». Da questo punto di vista, scegliere il presidente del Governo del Nordreno-Vestfalia significava, non da ultimo, impedire l’elezione di un candidato alla Cancelleria come Merz, che crea un disagio enorme nella società come nel suo stesso partito.

A confermare la validità di questa convinzione è stato lo stesso Merz subito dopo il voto. Nel suo orribile discorso al congresso aveva appena ripetuto: «Non sono entrato in un’agenzia di collocamento per funzionari di governo»; poco dopo la sua sconfitta ribaltava questa affermazione, reclamando il Ministero federale per l’economia. Ha chiesto di essere nominato subito, con le dimissioni immediate del ministro in carica, Peter Altmaier. Con questo paradosso quasi folle – «fallire conviene» – Merz ha di nuovo mostrato quanto servire il partito siano parole per lui sconosciute e che la presidenza della Cdu serviva solo come trampolino per la candidatura alla Cancelleria.

È ancor più stupefacente che all’egomane del Sauerland vadano ancora i consensi di gran parte del partito. Qui c’è la prima di tre ipoteche che sono d’intralcio alla candidatura di Armin Laschet alla Cancelleria. La sua risicata vittoria con appena il 52,6% dei voti al ballottaggio (e solo il 38,3 al primo turno) mostra come l’uomo di Aquisgrana è il presidente di un partito ancora estremamente diviso. Il buon risultato di Merz palesa la persistenza di una distanza notevole tra il vertice e gran parte della base del partito, che si rivolge ostinatamente a Merz.

Il neoeletto presidente della Cdu è, quindi, ben lontano dall’essere padrone a casa propria. La sua prima sfida sarà quella di compattare il partito e di riunirlo dietro di sé: già questo è un compito enorme.

Tanto più che c’è una seconda ipoteca: un deficit di autorità, che si riflette, non da ultimo, in sondaggi mesti. Nell’anno che ha preceduto la sua affermazione, Laschet non è riuscito a mostrare autorità, al contrario: grazie al suo atteggiamento lassista all’inizio della pandemia, che ancora oggi segna negativamente il suo credito nell’opinione pubblica, ha rafforzato, disastrosamente, l’immagine di renano paternalista e debole, invece di procedere contro la pandemia ed essere un avveduto presidente del Governo del Land, come la situazione avrebbe richiesto. Ha perso fiducia tra la popolazione, malgrado abbia modificato il proprio atteggiamento negli ultimi sei mesi.

Tutto ciò mostra quanto sarà difficile recuperare questo danno d’immagine. Quando si afferma che anche i precursori di Laschet come presidenti del partito, vale a dire Helmut Kohl e Angela Merkel, siano stati a lungo sottovalutati, si dimentica una questione decisiva: Kohl e Merkel ebbero bisogno di anni per migliorare la loro immagine, Laschet, invece, avrà a disposizione meno di due mesi, cioè fino alle elezioni del 14 marzo nel Rheinland-Pfalz e nel Baden-Württemberg. In base all’esito di queste elezioni, l’Union dovrà prendere una decisione sulla candidatura alla Cancelleria.

Al momento Laschet non entusiasma né il proprio partito né il resto dell’elettorato. Solo se da qui a marzo dovesse riuscirgli il capolavoro di migliorare la sua immagine a tal punto che tutta l’Union si convinca della reale possibilità di vittoria alle elezioni del 26 settembre, potrebbe essere nominato candidato Cancelliere.

Qui, tuttavia, si arriva alla terza ipoteca, la più pesante: Markus Söder, il capo del piccolo partito gemello, la bavarese Csu, nonché l’ultimo avversario di Laschet. A Söder questo capolavoro è già riuscito. La crisi del Coronavirus si è rivelata per lui uno storico colpo di fortuna, regalandogli la possibilità di cambiare il proprio ruolo. A lungo, Söder è stato il più grande critico della Merkel, nella crisi è diventato di fatto il suo stalker. Quale presidente della Conferenza dei Governi degli Stati federali, non ha mai perso la scena di fronte alla Cancelliera, anche in termini di contenuti: in pochi mesi un sobillatore, estremamente impopolare, è diventato il politico (maschio) più popolare del paese, un fatto unico nella storia della Repubblica Federale.

Söder ha così realizzato un capolavoro machiavellico. Con un calcolo a sangue freddo ha spiazzato i suoi concorrenti. Innanzitutto, ha colpito Armin Laschet, spingendolo sistematicamente, con continue provocazioni e paragoni, a competere per la migliore strategia contro la pandemia. Laschet è stato anche abbastanza miope da partecipare a questa rovinosa sfida. Söder ha poi affrontato l’altro concorrente, Jens Spahn, il Ministro federale della Salute, sempre più preso in considerazione per la Cancelleria. Söder lo ha attaccato frontalmente per aver ordinato poche dosi di vaccino. Dopodiché, nello scontro tra Merz e Laschet, per settimane Söder ha puntato proprio su Laschet, che fino ad allora aveva attaccato, per impedire ad ogni costo che Merz diventasse presidente, anche perché non avrebbe mai rinunciato alla candidatura alla Cancelleria. Il congresso della Cdu si è risolto a vantaggio di Söder: due avversari, Spahn e Merz, sono stati eliminati (Röttgen non è mai stato davvero tra i candidati alla Cancelleria), resta quindi solo Laschet.

Al congresso Laschet si è affidato del tutto alla sua credibilità personale «Sono Armin Laschet e su questo potete contare». Ma, diversamente che nel partito, per il resto della popolazione Laschet è ancora uno sconosciuto. Dovrà lavorare a lungo per costruire una fiducia «cieca» verso la sua persona: un compito che potrebbe richiedere anni. Come detto, Laschet si è già giocato una parte di questa fiducia con la gestione della pandemia. Restano solo pochi mesi per ricostruirla.

Perché alla fine a decidere sarà qualcos’altro, vale a dire le prospettive elettorali dell'Union, in particolare dei candidati al Bundestag della Cdu. E qui il capo della Csu Söder è in tutti i sondaggi palesemente davanti a Laschet.

Il presidente del Governo dell’Assia, Volker Bouffier, dopo la Merkel il politico più influente della Cdu per la sua esperienza, ha pronunciato un grande «ma» sulla possibile candidatura di Laschet alla Cancelleria, già la domenica dopo il congresso durante il talkshow Anne Will: «Decideremo sulla base di quello che riterremo essere la migliore possibilità di vincere le elezioni federali». Continuando chiaramente e senza retorica: «Stiamo parlando in ultima istanza di quel successo comune» tramite il quale «Cdu e Csu otterranno il massimo».

Decisive saranno le due elezioni del 14 marzo in Rheinland-Pfalz e Baden-Württemberg. Alla luce di questi risultati, si potranno misurare le possibilità del neopresidente della Cdu Armin Laschet. Vince o perde in base ai risultati del partito: e al momento le prospettive sembrano tutt’altro che buone per i due candidati della Cdu. Non resta quindi molto tempo ad Armin Laschet per recuperare il proprio svantaggio e quello sul presidente della Csu. Al momento, per la Cancelleria, molto sembra indicare Markus Söder: sarebbe il primo Cancelliere della Csu nella storia della Repubblica Federale.

 

[Traduzione a cura di Fernando D'Aniello]