La diffusione in tutto il mondo del nuovo Coronavirus ha causato una emergenza sanitaria gravissima e una crisi economica che non ha precedenti nella storia moderna.In molti Paesi per contenere la pandemia è stato necessario limitare le libertà personali di movimento e di interazione sociale, sospendere la didattica in presenza nelle scuole e nelle università, chiudere temporaneamente molte attività produttive. Le ripercussioni sulla crescita globale sono severe.

Già nella prima metà di aprile il Fondo monetario internazionale anticipava una caduta del Pil mondiale del 3% nel 2020, contro un aumento della stessa misura previsto in gennaio. All’inizio di giugno la Banca mondiale stimava un calo del 5,2%. Pochi giorni dopo l’Ocse diffondeva proiezioni che indicavano un crollo del 6,0% nelle ipotesi meno sfavorevoli e del 7,6% qualora si presentasse una nuova ondata di contagi. Nella seconda metà di giugno il Fondo rivedeva le proprie stime al ribasso, prefigurando una discesa del Pil mondiale del 4,9% nello scenario di base; analizzava inoltre uno scenario alternativo caratterizzato da una ripresa dei contagi all’inizio del 2021, indicando che ciò impedirebbe un pieno recupero dell’attività produttiva per tutto il prossimo anno.

La Banca mondiale ha calcolato che, nell’anno in corso, si registrerà a livello globale la più diffusa diminuzione del reddito in termini pro capite dal 1870. Nonostante le limitazioni ai licenziamenti e le altre misure di sostegno all’occupazione attuate in molti Paesi, si stima che nel primo trimestre del 2020 gli occupati nel mondo siano scesi, rispetto alla fine del 2019, di 150 milioni di unità e altri 300 milioni di posti di lavoro potrebbero essere stati persi nel corso del secondo trimestre.

Per l’Italia, nelle previsioni pubblicate dalla Banca d’Italia lo scorso 5 giugno nell’ambito dell’esercizio coordinato condotto dall’Eurosistema, era stata effettuata un’analisi di scenario, formulata considerando ipotesi alternative in merito alla durata e all’estensione dell’epidemia, alle sue ricadute sull’economia globale e alle sue ripercussioni finanziarie.

Lo scenario di base prefigurava un calo del Pil del 9,2%; nel secondo scenario – basato su ipotesi più pessimiste e coerenti, tra l’altro, con la necessità di contrastare possibili nuovi focolai – la diminuzione del Pil era pari al 13,1%. Le proiezioni derivate da questi due scenari sono state riviste marginalmente al ribasso nel Bollettino economico del 10 luglio, rispettivamente al 9,5% e al 13,5%.

Tutti gli scenari suggerivano che la caduta del Pil, sia per l’Italia sia a livello globale, sarebbe stata concentrata nella prima metà di quest’anno, oramai alle nostre spalle. Ma sulla rapidità e sull’intensità della successiva ripresa e, in generale, sulle prospettive per il prossimo biennio grava un’incertezza molto elevata, che riguarda molteplici fattori. In primo luogo essa investe il futuro andamento di variabili di natura non economica, quali l’evoluzione dei contagi nei diversi Paesi, incluso il possibile riemergere di nuovi focolai, e la durata delle misure di contenimento. Vi è, in sostanza, incertezza sui tempi e sui modi con cui si riuscirà a sconfiggere la pandemia. In secondo luogo l’incertezza riguarda la capacità delle politiche di sostegno adottate nei diversi Paesi di influenzare la fiducia e i consumi delle famiglie e le aspettative e gli investimenti delle imprese.

 

[L'articolo completo è pubblicato sul "Mulino" n. 4/20, pp. 586-594. Il fascicolo è acquistabile qui]