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Parigi, 27/2/2020
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  • lettere internazionali

Qualche giorno dopo la presa della Bastiglia tutta la Francia fu presa dal fenomeno che gli storici hanno chiamato “la grande paura”. Si sussurrava di bocca in bocca che bande di briganti, istigati dall’aristocrazia, avrebbero bruciato i raccolti e messo a ferro e fuoco le campagne. Durò due settimane, causò pochissimi morti e fu una delle spinte all’abolizione dei privilegi feudali.

Ci ho ripensato in questi giorni, alla “grande paura”. Sono a Parigi per un matrimonio di amici e ho avuto qualche dubbio prima di affrontare il viaggio. Mi avrebbero bloccato alle frontiere? Sarei potuto finire in quarantena? Gli studenti delle scuole francesi che avevano passato le vacanze di Carnevale in Lombardia e Piemonte sono stati invitati, non obbligati, a tornare a scuola dopo 15 giorni. Sull’aereo per Parigi un terzo delle persone indossava una mascherina, mentre al Charles De Gaulle non c’è stato alcun controllo. Nel frattempo nei giorni scorsi in Italia, come a molti, mi veniva comunicato che una serie di incontri, fiere, appuntamenti erano stati annullati.

Paradigmatico il caso delle Marche, dove sarei dovuto andare la settimana prossima per un paio di incontri pubblici. Il presidente della Regione ha sospeso in via cautelativa lezioni e occasioni pubbliche fino a martedì prossimo. La giustificazione è stata che si era verificato un caso di Coronavirus a Cattolica, che è sì in Romagna, ma a pochi chilometri dal confine (confine?) con le Marche.

Quello che si è scatenato dal pomeriggio di sabato scorso (22 febbraio 2020) è stato un caso di psicosi collettiva che ha pochi precedenti nel poco più di mezzo secolo che ho vissuto (Seveso? Chernobyl?). Ora, forse, la marea sta rientrando, ma la Milano spettrale delle sere scorse faticherò a dimenticarla. In questi giorni sono passati dalla polvere all’altare (sempre Manzoni!) la direttrice del laboratorio del Sacco e l’epidemiologo Burioni: la loro polemica è stata sintomatica di come i media hanno trattato l’emergenza, in buona sostanza alimentandola fino a spaventarsi del mostro che avevano contributo a creare, per poi rientrare con cautela (non si sa mai) nei ranghi. Non so, non credo, se il Coronavirus sia “poco più di una normale influenza”, ma gli effetti sociali hanno di gran lunga superato il problema sanitario. La classe politica è stata inadeguata, il premier Conte ha mostrato la sostanza avvocatizia del suo agire, gli altri sono andati in ordine sparso.

Bisogna ricordare che il potere è prima di tutto assumersi delle responsabilità e non scaricarle su qualcun altro? Gli italiani in generale non si sono comportati molto meglio, correndo ad accaparrarsi le scorte alimentari, chiedendo a casaccio interventi medici, facendo prevalere l’egoismo sulla solidarietà.

Passerà. Ora tutti sono in attesa di un primo segno per smobilitare il meccanismo dell’emergenza, ma danni economici, sociali e nella convivenza civile sono già stati fatti. La cosa amara è pensare che non sarà stata una lezione. La Rivoluzione francese ha trionfato, Parigi mi attende.

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