Rivista il mulino

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Dal numero 2/18
La stagione della semina non è quella del raccolto
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  • Memoria /memorie
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Gli intellettuali francesi di una certa età tendono a dividere la loro vita in due parti, «prima del Maggio» e «dopo il Maggio». Il Maggio – e dovrebbe essere abbastanza chiaro che ci riferiamo al maggio del 1968 – è stato definito dal filosofo Jacques Rancière come un momento politico che «segnala l’essenza stessa della politica». Vent’anni dopo, Jacques Capdeveille e René Mouriaux descrissero quell’evento come «L’entre-deux de la modernité».

Ma qual è il significato del Sessantotto? Quando a Zhou Enlai, pochi anni più tardi, venne chiesto un parere sulla Rivoluzione Francese, pensando erroneamente di essere interrogato sul 1968 egli rispose: «È troppo presto per dirlo». Gli studiosi hanno continuato ad arrovellarsi sul tema, ma, trent’anni dopo, una scrittrice americana, Kristin Ross, annotò sconsolatamente: «Certo, un discorso è stato prodotto, ma con la conseguenza di liquidare (per usare una formula dell’epoca), cancellare o al più confondere la storia del Maggio 68».

Sebbene gli americani ne conservino ricordi contrastanti, quell’anno continua a mantenere una certa magia nel loro Paese: provate a cercare «1968» su Google e troverete oltre quaranta milioni di occorrenze. Quell’anno cruciale è segnato dall’assassinio di Martin Luther King (ad aprile), mentre si trovava a Memphis, sul balcone al secondo piano del Lorraine Motel, e da quello di Robert Kennedy durante la campagna per le presidenziali (a giugno). L’assassinio del pastore nero, che solo quattro anni prima aveva ricevuto il premio Nobel per la pace, diede vita a estese sommosse, seguite dallo scontro tra i manifestanti pacifisti e la polizia di Chicago alla convention del Partito democratico. Questi eventi e il tema della guerra su cui vennero combattute le elezioni presidenziali del 1968 divisero il Partito, portando alla fine all’elezione del repubblicano Richard Nixon, che resta ancora oggi uno dei presidenti più controversi di tutta la storia degli Stati Uniti e l’unico a trovarsi costretto a dimettersi, dopo lo scandalo del Watergate.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 2/18, pp. 205-210, è acquistabile qui]

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