Rivista il mulino

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Dal numero 3/2017
Cambiare la mobilità urbana
rubrica
  • Culture

La mobilità da qualche tempo non è più una questione per soli specialisti, ma una chiave per guardare ai cambiamenti che stanno avvenendo negli spazi urbani e a innovazioni dai contorni particolarmente interessanti. Lo raccontano città europee dove in pochi anni il paesaggio è cambiato: piazze e quartieri tornano liberi dalle auto e aumentano per i cittadini le possibilità di spostamento grazie a un sistema di trasporto pubblico integrato, con piste ciclabili e con diverse forme di sharing mobility. Attenzione, questi processi non riguardano le solite grandi capitali ma un numero sempre maggiore di centri, come Montpellier, Siviglia o Brema, che sono riusciti in pochi anni a trasformare la mobilità, risultando oggi non solo più vivibili ma in generale più attrattivi. Questo cambiamento non riguarda tuttavia solo la mobilità, ha anche profonde ricadute nel modo di vivere le città e per chi vi abita. Produce effetti positivi nella capacità di attrazione delle città, non solo turistica ma anche in termini di nuove imprese che nascono o si spostano.

Meno esplorate sono le ricadute sociali di questi processi, che però appaiono particolarmente importanti perché in questo modello di mobilità si abbattono le barriere fisiche e immateriali che esistono tra i quartieri (cfr. B. Secchi, La città dei ricchi e la città dei poveri, Laterza, 2013) e si riducono le difficoltà di spostamento per chi non possiede un’automobile. Un esempio efficace è la linea di metropolitana automatizzata che attraversa Copenaghen, aperta 24 ore al giorno, e che a seconda dell’orario della giornata vede incrociare decine di migliaia di persone diverse tra chi va a lavorare, a teatro, in centro, in discoteca o all’aeroporto. Un percorso veloce e sicuro, di gran lunga preferibile a quello in auto.

Se pensiamo all’Italia – il Paese in Europa con il più alto tasso di auto per abitante, con oltre 62 ogni 100 abitanti – sono evidenti i vantaggi di una mobilità dove si riduce l’utilizzo e la stessa proprietà dell’auto privata. Perché restituisce tempo e dignità a persone che impegnano ore della propria giornata per muoversi da casa al lavoro, oltre ai soldi spesi per benzina, bolli, assicurazione dell’auto.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 3/17, pp. 418-425, è acquistabile qui]