Rivista il mulino

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Dal numero 3/2017
Migranti e spazio urbano
rubrica
  • Culture

L’immigrazione è un’emergenza costante nella sfera pubblica che tuttavia, come tutte le emergenze, è affrontata in modo impulsivo, se non addirittura compulsivo, ogni volta come fosse la prima, come in un eterno ritorno. In realtà l’immigrazione non è un fenomeno improvviso o imprevisto. Le città sono sempre state un crogiuolo di differenze; si potrebbe anzi dire, sintetizzando, che esse nascono proprio allo scopo di tenere insieme differenti popolazioni (per motivi difensivi, sociali e commerciali). L’immigrazione è, dunque, una costante umana perché gli esseri umani si spostano alla costante ricerca del luogo migliore dove realizzare i propri (bi)sogni. E noi italiani ne sappiamo qualcosa, dato che i nostri connazionali, emigrando, hanno trasformato i paesaggi urbani di un’infinità di Paesi: il Sud e il Nord America e l’Australia l’altro ieri, la Francia e il Belgio ieri, città come Londra e Berlino oggi.

Però è certamente vero che l’immigrazione è un’emergenza nel senso etimologico del termine in quanto emerge in maniera sempre più nitida nei paesaggi urbani profondamente mutati delle città italiane: nei quartieri caratterizzati da una fortissima concentrazione abitativa di popolazione di origine immigrata, nelle parti di città disseminate di nuovi spazi religiosi e di «negozi etnici», negli spazi pubblici (parchi, piazze, strade) abitati da popolazioni sempre più plurali. In gran parte si tratta di spazi gradualmente abbandonati dagli italiani (che siano spazi resdenziali, produttivi o di socialità) che sono stati riutilizzati e dotati di nuovi significati dagli immigrati secondo una logica fortemente interstiziale. Queste trasformazioni urbane aprono scenari quotidiani di grande interesse e rilevanza e sfide urbane tanto complesse quanto appassionanti. Le sfide, però, per essere vinte devono essere innanzitutto viste. Serve, cioè, trovare strumenti di interpretazione e di analisi per inquadrare le reali questioni e le principali risorse generate da queste trasformazioni.

Per molti anni l’attenzione dei (tanti) analisti e commentatori del fenomeno migratorio si è soffermata su questioni astratte e/o poco definite, come quella dell’integrazione (integrare chi? Con chi? In quali ambiti?).

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 3/17, pp. 402-409, è acquistabile qui]