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Dal numero 2/2017
La soluzione c’è: si chiama censura
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 «Internet interpreta la censura come un qualcosa di dannoso, e ruota attorno ad essa senza problemi». La Rete è geneticamente impermeabile a ogni tentativo di controllo. Lo aggira, lo evita, e gioca con la censura stessa per poi liberarsene senza particolari sforzi. Questo è il senso della celebre – e storica – frase citata in esordio, e attribuita all’imprenditore tecnologico John Gilmore (richiamata in P. Elmer-Dewitt, First Nation in Cyberspace, «Time Magazine», n. 49, 6.12.1993), uno degli attivisti più influenti nel mondo digitale: ha contribuito a fondare la Electronic Frontier Foundation, la più importante associazione per la tutela dei diritti civili nel cyberspazio.

Si tratta di una sintesi efficace di come i tecnici più preparati, quelli che hanno visto nascere Internet e hanno disegnato la sua architettura e i protocolli di trasmissione dei pacchetti di dati, interpretino la possibilità di una censura in Rete e di un controllo capillare e pervasivo dei contenuti che circolano online come impossibile. In teoria, quindi, questo primo ostacolo tecnico oggettivamente insormontabile dovrebbe soffocare immediatamente qualsiasi discussione sul punto: non sarebbe realistico parlare di censura in senso stretto nell’attuale ambiente tecnologico per il semplice motivo che, anche se vi fosse l’intenzione di censurare, ciò non sarebbe tecnicamente possibile.

Ciò nonostante, sono ormai sempre più frequenti le istanze provenienti dal mondo della politica che domandano un maggior controllo sui contenuti presenti in Rete: dal filtraggio degli stessi alla possibilità di una loro cancellazione definitiva, da una maggiore responsabilizzazione (e, quindi, condizionamento) dei provider sino al blocco di determinati tipi d’informazione. Tutte forme, in sostanza, di censura indiretta.

In occasione di eventi tragici di cronaca che scuotono le coscienze (come il suicidio di Tiziana Cantone nel settembre del 2016), di attentati terroristici o di fatti che, «semplicemente», sembrano mettere in pericolo equilibri politici (si pensi al recentissimo timore che notizie false e bufale possano condizionare tornate elettorali o influenzare drasticamente l’opinione dei cittadini su temi d’interesse politico) si moltiplicano le proposte bipartisan di nuove leggi che cerchino di risolvere il problema tramite la sanzione penale e altri rimedi correlati più o meno censori.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 2/17, pp. 226-234, è acquistabile qui]