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Cartolina da Padova
Reindossare i grembiuli colorati
rubrica

La lunga fase di crisi economica e di trasformazione del sistema produttivo che abbiamo vissuto (e sofferto) in questi anni è costellata da piccole e grandi crisi aziendali. Una di queste la abbiamo raccontata qualche tempo fa in una cartolina nella quale abbiamo rappresentato un’evidente contrapposizione tra esigenze dell’azienda e diritti dei lavoratori.

L'azienda era la In.Co di Sarmeola di Rubano (Padova), del gruppo Zegna: specializzata nella produzione di capispalla maschili, impiegava fino a qualche mese fa 220 collaboratrici. Poi il calo della domanda internazionale e una riorganizzazione interna del gruppo ha costretto i vertici aziendali, nella primavera del 2015, a dichiarare la volontà di chiudere definitivamente lo stabilimento, offrendo incentivi per il trasferimento delle lavoratrici negli stabilimenti emiliani e piemontesi del gruppo. Immediata la protesta dei sindacati e l'agitazione delle lavoratrici, che sfocia in una variopinta protesta detta “dei grembiuli colorati”: per settimane rimangono appesi ai cancelli dell’azienda. Con il supporto delle istituzioni locali si apre quindi un tavolo di confronto che porta, dopo qualche settimana, a un accordo.

Tempi rapidi, è bene sottolinearlo, che testimoniano l’alto senso di responsabilità e la buona volontà di entrambe le parti. L’accordo prevede la chiusura dello stabilimento In.Co, fatta salva la possibilità che parte di esso possa essere rilevato da altre aziende del tessile interessate, ed è teso a privilegiare la rioccupabilità del personale su base volontaria. Per quanti accetteranno il trasferimento nelle altre aziende del gruppo Zegna (presenti in altre regioni italiane) l’accordo prevede la copertura di spese abitative fino a 54 mesi, l’opportunità di lavoro per un familiare e un incentivo di natura economica. Attualmente sono circa 20 le lavoratrici che hanno optato per questa soluzione. Per 100 lavoratrici è prevista la ricollocazione in altre aziende venete del tessile, già in parte avviata entro un raggio di 50 km dalla residenza, con incentivi rapportati direttamente alla distanza casa/lavoro. Circa una ventina di lavoratrici prossime alla pensione (entro 5 anni dalla data di pensionamento) hanno acquisito il diritto a un accompagnamento economico fino all’età della quiescenza.

È stato poi concordato un incentivo per la riqualificazione professionale per chi cercherà lavoro in altri settori, una volta terminata la fase di cassa integrazione guadagni. Istituito anche un apposito fondo finalizzato al riavvio di un’azienda della moda nell’attuale sito industriale. A questo proposito la stampa ha recentemente riportato l’interessamento del gruppo Dolce e Gabbana. L’accordo prevede, infine, per quanti non aderiranno ai percorsi appena descritti, un incentivo di natura economica che sarà di entità variabile sulla base delle ricollocazioni avvenute: più lavoratori saranno rioccupati, più alto sarà l’incentivo per chi resterà disoccupato.

“È stata una vertenza difficile – ha commentato Angelo Levorato, segretario generale della Femca-Cisl di Padova Rovigo – ma allo stesso tempo innovativa perché non ci si è limitati a discutere del mero incentivo economico o di soli ammortizzatori sociali, come succede quasi sempre in questi casi, ma di come ridare una prospettiva lavorativa concreta con il coinvolgimento attivo dell’azienda. Il voto all’unanimità dei lavoratori e l’applauso all’accordo nell’ultima assemblea sono la testimonianza della sete di lavoro che si respira tra la nostra gente”.

Le crisi aziendali sono sempre ferite profonde, materiali, economiche e morali per quanti ne sono coinvolti. Ferite che si possono rimarginare, dimostrando, in questo modo, che è possibile salvaguardare sia l’interesse dell’azienda, sia i diritti dei lavoratori. In questi mesi di cassa integrazione e di scelta, l’augurio ai lavoratori è quello di poter tornare presto, prestissimo, a indossare un grembiule colorato nel sito di Sarmeola o in altre aziende. L’augurio per l’azienda è che possa presto ritrovare la competitività perduta, continuando a esportare nel mondo i propri capi di alta qualità e il proprio marchio, orgoglio e vanto dell’industria italiana.

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