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Ancora a proposito di leggi elettorali

Tra seggi e percentuali

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  • Identità italiana

L'intervento di Cesare Pinelli ha il pregio della chiarezza, dissipa dei malintesi ricorrenti e pone l'accento, a ragione, su un problema del quale si tornerà a discutere a proposito della riforma del sistema bicamerale: lo pseudo-contrappeso che rappresenterebbe il Senato.

Su un solo punto vedo le cose in modo un po' diverso. Pinelli scrive: “La nuova legge non si basa sul sistema maggioritario, ma su un proporzionale corretto dall’attribuzione di un premio in seggi alla lista che abbia ottenuto la maggioranza dei voti(40% al primo turno, o diversamente un numero di voti superiore a quello dell’altra lista ammessa al secondo turno). E mentre, col sistema maggioritario, il risultato totale in seggi di ciascuna lista deriva direttamente e automaticamente dalla somma dei seggi da essi ottenuti in ciascun collegio e, quindi, dalla competizione democratica che vi si svolge per ottenere il sostegno degli elettori, in un sistema proporzionale col premio la maggioranza dei seggi è assicurata «dall’alto», cioè ex lege, con una forzatura rispetto a ogni altro modo di tradurre i voti in seggi destinata a creare frequenti contestazioni del sistema stesso. Non è che il premio sia contrario alla democrazia. È piuttosto la sua intrinseca rigidità a renderlo fragile, e tanto più fragile quanto più il sistema politico e gli assetti interni dei partiti sono destrutturati”.

A me sembra che la legge elettorale approvata consista in un buon misto fra sistema proporzionale e sistema maggioritario, a doppio turno di "lista". La parte proporzionale permette una rappresentanza articolata delle varie forze politiche, anche quelle meno importanti. Il ballottaggio di lista dovrebbe garantire governi stabili.

Credo che si debba preferire questo sistema ai maggioritari puri. Con quei sistemi la legge elettorale fa strage non solo di piccoli partiti, ma anche di partiti che raggiungono quote vicino al 20% del voto popolare (come per i liberali inglesi o il Fn in Francia – a meno che il partito medio non sia fortemente impiantato su una parte del territorio, come vedremo, probabilmente, stasera per quanto riguarda il partito nazionale scozzese). Il maggioritario puro può, in linea di principio, inviare al Parlamento rappresentanti di un solo partito, se, per accidente, il partito A ottiene 51% dei voti in ogni collegio e il partito B 49%.  E questo non è bene.

Inoltre con il ballottaggio fra due liste (e non fra tre come avviene in Francia se in un collegio più di due candidati superano il 12,5%), da un lato, gli elettori votano due volte: la prima in modo expressive (a favore dell’identità politica che preferiscono) e la seconda in modo utile: scegliendo, al ballottaggio, il partito più vicino a loro (their second choice); dall’altro, non può accadere quello che potrebbe accadere in Francia alle prossime legislative: una stragrande (costituente!) maggioranza di destra, perché ai ballottaggi di collegio gli elettori di sinistra voteranno per il candidato conservatore (in assenza di uno loro) per impedire che il Fn ottenga seggi.

Quanto alla realtà destrutturata dei partiti di oggi, penso che con la nuova legge elettorale la situazione dovrebbe migliorare.

Ecco quello che accade con il maggioritario di collegio nella più antica democrazia del mondo, la Gran Bretagna (dove il segretario del Labour sconfitto ha subito dato le dimissioni): Conservatori 331 seggi (36,93%), Laburisti 231 seggi (30,45%), Snp 56 seggi (4,74%), LibDem 8 seggi (7,87%), Ukip 1 seggio (12,64%), Altri 21 seggi. Maggioranza: 326 seggi (650 in totale). Affluenza: 67,30% (75,19% in Italia, alle elezioni politiche del 2013 per la Camera).

Come scrive Janiki Cingoli, direttore del Centro Italiano per la Pace in Medioriente, questo è ciò che accade invece con il proporzionale in Israele: "Se si parte dalla squillante e inaspettata vittoria di Bibi Netanyahu nelle ultime elezioni israeliane, con i 30 seggi vinti, il punto d’arrivo nella formazione del governo, che può contare solo su 61 seggi su un totale di 120 della Knesset, è sconsolante. Si tratta di un governo lacerato dalle contraddizioni, esposto alle bizze non solo di un ministro, ma anche di un singolo parlamentare".

Nessuno dei due scenari è possibile in Italia grazie alla legge elettorale approvata.