Rivista il mulino

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Commendator per caso

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Il 27 dicembre 2014 l’allora presidente Giorgio Napolitano ha nominato commendatore Davide Serra, che il prossimo 2 giugno lo diventerà ufficialmente, commendatore, al cospetto di Sergio Mattarella. Per quali meriti il finanziere italolondinese con qualche presenza alle Cayman – del quale si narra anche un lontano passato di scout, al pari di Matteo Renzi –, per quali meriti, dunque, è stato fatto cumenda, come direbbe il grande Gino Bramieri? E da chi? Interrogato nei giorni scorsi sulla questione, pare che Napolitano abbia risposto di non ricordarlo, il nome di Serra. Poi, illuminato a dovere, ha spiegato che i cavalieri, i commendatori, i grandi ufficiali eccetera per lo più sono indicati dal governo, e che il Quirinale si limita a confermarli. Dunque, lui non c’entra, o comunque non troppo. Ci sentiamo sollevati, ma ancora insoddisfatti.

Da un’ulteriore ricerca – internet è una sconfinata portineria – risulta che tutta la procedura commendatoria sarebbe partita durante il governo di Enrico Letta, tra la fine del 2013 e i primi giorni del 2014, su richiesta dell’ambasciata italiana a Londra. Interrogato, Letta è caduto dalle nuvole, anche lui. In ogni caso, è certo che, in agosto, a palazzo Chigi qualcuno abbia messo mano alla proposta di nomina, e che la stessa mano (o manina) l’abbia trasmessa al Quirinale. Non interrogato, Matteo Renzi non ha detto alcunché. Considerata anche solo in se stessa, la circostanza è già una fortuna.

In tanta oscurità, la sola luce è la mail inviata da Serra a un pugno di amici e sodali, e messa online da quei burloni di Dagospia. Il presidente della Repubblica mi ha nominato commendatore, scrive. Non me lo aspettavo, non l’ho chiesto, aggiunge pieno di ben fondato orgoglio. E si sorprende che l’onorificenza gli sia stata data saltando a piè pari la norma che – sostiene – impone di rispettare una precisa carriera onorifica: prima si diventa cavalieri, poi ufficiali e solo dopo commendatori.

È tale il suo umano entusiasmo, che si sottovaluta. In realtà, dalla lettura del d.p.r. 31 ottobre 1952 si evince che «per benemerenze di segnalato rilievo», o comunque «per benemerenze particolari, per le quali il presidente del Consiglio dei ministri ritenga di promuovere singole proposte», si può diventare commendatori ex abrupto, per così dire. Se non sappiamo chi davvero abbia premiato il finanziere italolondinese, sappiamo almeno che lo ha premiato per le sue straordinarie benemerenze, o “di segnalato rilievo” per la nazione o “particolari” per il presidente del Consiglio.

Siamo così all’altra nostra curiosità. Quali sono le benemerenze di Serra? Se riuscissimo a seguirne la biografia speculativa (non in senso filosofico) dall’entrata nella Morgan Stanley fino alla creazione della Algebris Investments, ne capiremmo qualcosa. Ma siamo presi da sconforto. Costretti a saltabeccare fra Londra e le Cayman, con puntate (di rilievo, queste sì) verso la borsa italiana, ci perdiamo. Chi possiede cosa? E dove paga le tasse, quell’ipotetico chi? Tutto troppo complicato per gente come noi, tremebondi di fronte al 730 o all’Unico, pur confortati dalla certezza di pagar le tasse entro gli italici confini. Da internet risulta peraltro che il nostro avrebbe un fiuto portentoso per i ribassi e per i margini di guadagno, qualunque cosa questo significhi. Con il rispetto dovuto alla sacralità della finanza, non ci pare basti a fare di lui un benemerito di segnalato rilievo.

Che a valergli la nomina a cumenda sia stata allora la ben nota concione del 26 ottobre 2014? Basta con questi scioperi, disse con piglio maschio in piena Leopolda, giusto per portare un contributo alla rottamazione generale. Se volete scioperare, ingiunse, scioperate tutti insieme, e in un giorno solo. Ma non precisò quale. Capodanno? Ferragosto? Il 30 di febbraio? Quanto al jobs act (scusate l’inglesorum), suggerì di incattivirlo ben bene, anche per non sfigurare a petto di nazioni civili come Russia e Cina. Se ci pensiamo meglio, tuttavia, pare che no, che non possa esser questo il segnalato rilievo di cui al d.p.r. 31 ottobre 1952. O almeno, non fino a una prossima, apposita riforma dell’articolo 40 della Costituzione.

Che cosa c’è d’altro, nella biografia di Serra, che giustifichi l’alto onore della commenda ex abrupto? Entrando nei particolari – proprio come i meriti che il medesimo d.p.r. lascia al giudizio del presidente del Consiglio –, entrando nei particolari, dunque, si trova anche una cena elettorale in quel di Milano, in data 17 ottobre 2012. La mission era il fund raising per Renzi. Detto nella banalità del nostro povero italiano: lo scopo era raccogliere tra banchieri, finanzieri e manager megagalattici i fondi per la campagna elettorale del rottamatore. Ma è troppo particolare, questo particolare. Ci rifiutiamo di prenderlo in considerazione.

Alla fine, Napolitano non ne sa quasi niente, Letta niente, la manina è muta più di un pesce. Che cosa ci resta, per illuminare la nostra curiosità? Il lontano passato scout del finanziere italolondinese, questo ci resta. Lo stesso passato scout dell’amico presidente del consiglio. Ora sì, che siamo soddisfatti. Serra è cumenda perché, tanti anni fa, è stato lupetto. Aspettiamo conferme o smentite. E magari anche di peggio.