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Anthony ELLIOTT, John URRY, Vite mobili
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In un passato ancora prossimo l’identità personale veniva costruita sulle radici, sull’appartenenza a un luogo e sui legami con esso. Oggi tutto questo è ormai sostituito dalla capacità di servirsi, approfittare e anche godere di una mobilità, fisica e virtuale, praticamente illimitata: dal pendolarismo tra mutevoli sedi di vita e di lavoro, al flusso ininterrotto di informazioni globali in rete; dal turismo al consumo crescente di merci de-localizzate; dalla possibilità di comunicare con chiunque praticamente da ogni luogo allo sviluppo di relazioni intime a distanza. Esperienze inedite, che portano con sé benefici straordinari ma anche costi non sempre immediatamente visibili.

Anthony Elliott è sociologo nella Flinders University, Australia. Tra i suoi libri: «Le teorie psicoanalitiche» (Il Mulino, 1997); «Il nuovo individualismo» (2007) e «I concetti del sé» (2010), pubblicati da Einaudi. John Urry è sociologo nella Lancaster University, Gran Bretagna. Tra i suoi libri: «Lo sguardo del turista» (Seam, 1995).

Vite mobili, intersezioni, il Mulino, pp. 272

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Comments
Federico Testadura, 21-11-2013, 17:46
Se tutto questo è mutevole, transitorio, liquido, non lascerà traccia. Quindi  si perderà con una o due generazioni il bagaglio accumulato dal passato familiare (o altro) senza un lavoro di collage fatto dalla più tenera età.