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Deus quos vult perdere demendat / 2
Superare lo stallo
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Non ho motivo di cambiare il mio giudizio sulla situazione economica e le sue prospettive nell’immediato futuro. Siamo e saremo in bilico tra asfissia e catastrofe, quest’ultima ancora lontana fino a che Europa e mercati non si convinceranno che il caos politico italiano è irrimediabile: solo allora ci daranno gentilmente una mano a realizzare la self-fulfilling prophecy della catastrofe. Per ora ci mandano messaggi garbati, di cui l’ultimo è il declassamento di Fitch. Dunque asfissia, recessione, disoccupazione: se ci saranno misure europee che ci aiutino a respirare, ad allentare l’asfissia, le vedremo solo dopo le elezioni tedesche il prossimo settembre.

Né ho motivo di cambiare il mio giudizio sulla situazione politica uscita dalle elezioni: semmai di accentuarlo, alla luce dell’intransigenza e dell’incompatibilità delle posizioni espresse nelle due settimane dopo il voto dalle tre principali forze politiche, Pd, Pdl, M5s. Se questa situazione di stallo persistesse, il primo tentativo di formare un governo che Napolitano esperirà non andrà a buon fine, e la stessa sorte avrebbe quello che vorrà esperire il suo successore, se Napolitano non succederà a se stesso. E allora si andrebbe inevitabilmente a nuove elezioni nella prima estate, con la stessa legge elettorale. Ma poche cose sono così incerte come le previsioni politiche in situazioni di emergenza, anzi, di vera e propria rottura di un sistema politico, e ci conviene fermarci qui. Segnalando soltanto che non è affatto detto che nuove elezioni in questo assetto costituzionale e con questa legge elettorale darebbero luogo a un governo stabile e accettato da Europa e mercati, l’altra grande costituency che una democrazia a sovranità limitata deve soddisfare.

Il nobile appello alla ragionevolezza rivolto al M5s da parte di alcuni intellettuali riferibili all’area di Libertà e Giustizia, il cui contenuto in buona misura condivido, rafforza in direzione grillina e antiberlusconiana gli otto punti illustrati da Bersani pochi giorni fa nella direzione del suo partito. Al di là dei punti irrealistici o non condivisibili – poco credibile, soprattutto, l’accettazione da parte dei grillini degli impegni europei che l’Italia ha sottoscritto e che, giustamente, Monti pone come condizione per un’alleanza con loro – è pensabile che Grillo e i suoi possano concedere la fiducia a un governo Bersani su questa base? Ma anche se Bersani abbandonasse la sua candidatura, è forse pensabile la fiducia dei parlamentari del M5s a un governo del presidente affidato a un tecnico e che facesse proprio un programma sulla falsariga degli 8 punti di Bersani o dell’appello di “Repubblica”? Un governo che sarebbe poi sostenuto in Parlamento da Monti e dal Pd, oltre che dal M5s o da una buona parte dei suoi parlamentari?

Se non ci fosse di mezzo Berlusconi –…se mia nonna avesse le ruote…– la proposta di un governo di unità nazionale allo scopo di fare le riforme elettorali e costituzionali sulle quali c’è da tempo una traccia di accordo tra Pd e Pdl sarebbe la più sensata. Ma chiedere al Pd di abbandonare la sua preclusione antiberlusconiana è ancor più irrealistico che chiedere a Grillo di dare la fiducia a un governo di coalizione, o a un governo del presidente sostenuto da una coalizione, con alcune delle forze politiche che Grillo ritiene responsabili del disastro italiano. Molto semplicemente, il Pd ne uscirebbe distrutto. E allora? Non ho soluzioni che superino un test minimo di realismo. Ma ai dirigenti del partito al quale mi lega un affetto antico e profondo, anche se non più le illusioni e le speranze di un tempo, mi permetto di rivolgere una raccomandazione. Cari Bersani, Migliavacca, Errani; cari Orfini e Fassina, cara Rosy Bindi, cari voi tutti che avete in mano la “ditta”, non sprecate l’ultima carta che vi è rimasta, Matteo Renzi.

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Comments
Carlo Turco, 13-03-2013, 13:27
Capisco lo spirito - e forse anche la disperazione - che alimenta la proposta di Pedrazzi. Ma - anche volendo lasciare da parte le prevedibili reazioni di mercati e opinioni pubbliche estere all'affidamento dell'incarico a un personaggio come Grillo - a me sembra che ci siano ben fondati motivi per ritenere che Grillo (o chi per lui), al momento stesso dell'insediamento (o magari anche una volta ottenuta la fiducia) avanzerebbe al Parlamento una qualsiasi proposta assolutamente indigeribile da parte del Pd; dopo di che si tornerebbe alle elezioni, con questa legge lettorale, e con un Grillo (o chi per lui) alla testa del governo e alla facile conquista della maggioranza assoluta (anche se non proprio il 100% da lui ricercato). A quel punto si aprirebbe uno scenario a fronte del quale quello ammanitoci da Berlusconi  passerebbe alla storia come scenario di  rose e fiori...
Luigi Pedrazzi, 12-03-2013, 12:59
Cari amici del Mulino,
mi sembra che si discuta molto la situazione politica, purtroppo però con idee non adeguate alle difficoltà e ai rischi della situazione. Come sapete, con gli 86 anni che ho, leggo sì i giornali, ma non  seguo più le vicende politiche con il coinvolgimento di un tempo: non vorrei disturbarvi con una proposta, certo inconsueta e assai lontana rispetto alle interpretazioni correnti, e diversa anche dalla “nota” del direttore Salvati: ma, poiché è un momento di grande partecipazione, vorrei vedere sul Mulino questo amichevole suggerimento, finalizzato ad aiutare Bersani e Renzi a rappresentare al meglio il Pd, nel Parlamento appena eletto e nelle relazioni che debbono intrattenere con il presidente Napolitano nel suo difficile esercizio delle funzioni costituzionali. Ricordo, però, che anche 70 anni fa, a Brindisi, le forze partitiche italiane stentarono a realizzare una convergenza per esse molto difficile, ma fu bene riuscirci, sfruttando le circostanze in movimento nell’opinione pubblica e il contesto internazionale che permise un accordo serio e sufficientemente garantito. Ma stiamo all’oggi, che conta oggi.
Se al Senato i parlamentari del M5S mantengono l’intenzione annunciatissima di negare a Bersani il tentativo di avviare il cambiamento di cui c’è grande bisogno, perché non diamo loro la prova più forte della serietà delle intenzioni del Pd, suoi sostenitori e suoi leader, suggerendo di aggiungere una “novità politica”, alle molte ipotesi fin qui rimaste pericolosamente al palo, tanto per il Pd che per Italia ed Europa? È evidente che Bersani, per avere vinto le primarie, e per avere una maggioranza assoluta a Montecitorio e il gruppo più numeroso di senatori a Palazzo Madama, ha il diritto e il dovere di fare la prima mossa: ma nessun vero leader del Pd può trascurare le conseguenze dei propositi annunciati dal M5S, padrone esclusivo della governabilità, visto che Bersani e il Pd davvero non intendono allearsi con Berlusconi e berlusconiani, a causa delle prove negative già sperimentate, e purtroppo Monti e i suoi alleati non hanno i numeri necessari. Resta una sola possibilità, per tentare di convincere il M5S, utile anche a un Pd coraggioso e determinatissimo ad avviare il cambiamento generale, ora necessario e possibile.
Proviamo a considerare come superare con coraggio e amore di rinnovamento questo unico passaggio possibile e urgente, conveniente per il Pd e, per fortuna e per numeri, sufficientemente sicuro in questa situazione parlamentare (domani forse lo sarà meno, se il cambiamento non si avvia al più presto con una esperienza di governo assai diversa...). Perché il Pd, nella situazione parlamentare formatasi in libertà per tutti, non può dirsi anche disposto a fare a Napolitano il nome di Grillo (o di Casaleggio, se fosse il più indicato dal M5S), per vedere cosa questi leader (politici, anche se extraparlamentari ) indicherebbero per realizzare il cambiamento necessario, risultando Pd e M5S disporre insieme del numero di voti subito necessari? Il Pd mi pare possa ascoltare con attenzione e rispetto il M5S: almeno fino a prova contraria. A me pare addirittura giusto desiderare d’avere l’occasione di farlo, dato il seguito popolare di cui esso gode in base al voto degli elettori italiani, ottenuto nella consultazione appena conclusa. Naturalmente, il Pd, immergendosi in questa esperienza – oggi inevitabile per colpe larghissime nella situazione nazionale - dovrebbe dire ai cittadini i motivi dei suoi sì (numerosi) e dei suoi no (eventuali): ma la situazione generale certo potrebbe cominciare a migliorare se il “cambiamento necessario” potesse avviarsi con questa novità, urgente come essa esiste, ed è controllabile e migliorabile addirittura, come la situazione parlamentare permette, proprio in base al voto complessivamente articolato dagli italiani. Con saggezza, se sappiamo interpretarla e rappresentarla come essa ci chiede con il suo equilibrio. Originale ma evidente, impegnativo per tutti. Camminando su strade davvero nuove (avvenne anche 70 anni fa): esse risulteranno aperte a quanti vi sappiano guardare con cuore sincero e intelligenza disinteressata.
giuliano benuzzi, 11-03-2013, 18:18
Confondiamo l'economia reale con quella dei"mercati"?! Confondiamo numeri con persone?! Da un punto di vista scientifico non c'è omogeneità tra cose e persone! Esempio, i conti Inps: tagliamo le pensioni dorate; debito pubblico, leggi anticorruzione e contro gli sprechi sembreranno stupidate, ma mirano al cuore di quei privilegi che aggravano il debito, o no...?! Continuano a confondere numeri e persone umane!
umberto cutaia, 11-03-2013, 17:04
Se Renzi è l'ultima carta vuol dire che si punta su di lui con il partito che rappresenta cioè il Pd. Ma questo Pd non è gradito a Grillo (sempre che sia giusto seguirne i progetti)!
Vorrà dire che Renzi dovrebbe rottamare l'attuale classe dirigente e sostituirla con nuove persone reclutate in fretta? Ma se è questo che si vuole, sembra inutile raccomandare ai Bersani, Bindi e compagni di non sprecare l'ultima carta.
Credo che quelli del Movimento e cioè, per adesso, il duo al comando non vogliano altro che se stessi. Con gli onori e gli oneri del caso.
Può darsi che l'elettorato che chiede udienza con tanta energia abbia accumulato tanti crediti nei confronti della sciagurata politica di questi ultimi tempi e segnatamente di quella berlusconiana, ma vi è un altro rilevante elettorato che chiede udienza e che non ha votato Grillo.
roberto alessi, 11-03-2013, 13:10
Caro Salvati,
Le propongo una lettura della situazione un po' diversa; i cittadini italiani hanno trovato il modo di bloccare in modo quasi assoluto i meccanismi che consentono a quel gruppo di potere che è semplicemente noto come "casta" di continuare a occupare il potere.
Senza che si tolgano di mezzo tutti quelli che Lei cita per nome, e molti altri ancora, non c'è al momento attuale nessuna prospettiva di fare un governo (ma è male per l'Italia?) . Non dobbiamo dimenticare che l'80% dei voti per Grillo sono dovuti al: "tutti a casa".
Sono perfettamente d'accordo sul fatto che gli 8 punti sono le solite fumosità da politicanti, e le faccio notare che dal giorno dopo di Vendola nessuno in casa Pd parla più; tentativo disperato.
E allora? Monti al governo sarebbe visto come un pugno in faccia agli italiani, Bersani non ha alcuna prospettiva, addirittura qualcuno ha riesumato Rodotà, vecchio arnese impresentabile.
Eppure nei palazzi non circola null'altro; le soluzioni possibili parlano una lingua che i "nostri" non sembrano proprio capire.
Come si fa per tradirgliela?