Rivista il mulino

Content Section

Central Section

Culture
Una serata americana all'Avana
, January 31, 2012

Lo ammetto: non ero preparata. Cuba è un Paese del terzo mondo, ma finché non vedi non credi. Si faticano a immaginare le medaglie d’oro olimpiche, i campioni della danza o le eccellenti menti scientifiche vivere in condizioni che in Europa sono riservate agli ultimi. I cubani sono tutti poveri, nessuno escluso. Non muoiono di fame, ma non possono permettersi più dello stretto indispensabile, acquistato con la tessera annonaria che chiamano libreta. Crescono in case senza intonaco, dove gli asciugamani sono un lusso, come l’acqua calda. Le cucine ospitano torri di stoviglie su un terreno che non è detto sia pavimento, perché i pensili, se non ce li hai, mica ti metti a buttar soldi per comprarli. Il telefono è un miraggio. E non dico il cellulare, che costa una follia sia per chiamare sia per ricevere anche entro i confini nazionali, ma pure il fisso è roba da ricchi. Internet non esiste.

La danza del Carpintero Jabao
, January 11, 2012

Baracoa è l’ombelico di Cuba. Un ombelico non centrato, abbarbicato alle propaggini di un profondo Est. Ma è da qui che l’isola ha preso vita, tratto la sua origine non geologica, germinato una radice non culturale: Baracoa è la culla di Cuba semplicemente perché a Cuba non esiste luogo più ancestrale. La natura stringe con selvaggia generosità una lingua di case, affiancate nelle loro architetture di legno pitturato con sgargianti colori, come tante niñas messe in fila. I baracoensi sono mulatti o neri, figli moderni degli antichi Tainos; le donne indossano vestiti rosso fuoco e turchese, magliettine luminescenti di strass, pantaloni da cui pendono armamentari di fibbie.

All’inferno i moralisti
, December 22, 2011

Una tentazione che andrebbe sempre evitata di fronte a un’opera d’arte, tentazione particolarmente deprecabile quando si tratta di un grande classico, è quella di disegnare dei parallelismi fra figure, avvenimenti, situazioni create dall’ingegno umano e la piatta banalità della cronaca quotidiana.

Leopold, l'ultimo klezmer
, December 20, 2011

Avevo paura a incontrare Leopold Kozlowski. Sapevo che avrei guardato negli occhi un uomo leggendario, vecchissimo ma con i pensieri guizzanti di un ragazzino, acuminati anzi, e proverbialmente umorale. Mi sono incamminata verso Kazimierz, cuore pulsante della comunità ebraica di Cracovia, rimuginando su cosa avrei potuto chiedere io a L’ultimo klezmer, come sono intitolati un libro e un film in suo omaggio.

Superata la soglia della Klezmer Hois, la casa-teatro-rifugio-ristorante dove il cantore riceve gli amici e suona la sua musica a qualsiasi ora, ecco Leopold con i suoi novantatre anni, immobile sulla sua sedia davanti a una tazza di caffè. Senza darmi il tempo di chiedere mi risponde: «Sono nato nell’ex Polonia orientale, nella cittadina di Przemyslany. Da ragazzo avevo sentito parlare parecchio di Kazimierz». Inizia così il racconto dell’aedo, un racconto che mi avrebbe condotto attraverso le arterie del klezmer, in apnea per quattro ore nell’anatomia del dolore.

La biblioteca indispensabile
, December 16, 2011

Ci siamo rassegnati a un mondo dominato dal senso di incertezza e di spaesamento? Quel senso di incertezza che viene dal trionfo dell’economia finanziaria e dall’impotenza degli stati nazionali ad affrontare non solo la dittatura delle Borse ma anche l’effetto serra, la delocalizzazione dei posti di lavoro, le incertezze della vecchiaia.