Rivista il mulino

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la nota
Il Partito democratico, le mozioni congressuali, i congressi di circolo
In attesa del Lingotto
, February 27, 2017

Nessuna riflessione approfondita, per ora, sulla vicenda che è all’origine del congresso e della scissione, la sconfitta del referendum e la sentenza della Consulta. Una vicenda che segnerà una cesura importante nella storia del nostro Paese, che da più di vent’anni sembrava avviato verso un sistema maggioritario e a più forte governabilità. All’interno di questa vicenda maggiore si colloca quella minore della scissione: il congresso doveva servire a disinnescarla e pare invece che l’abbia accelerata. Ci sono scissioni che hanno una giustificazione storica profonda e questa non ce l’ha, come i migliori commentatori – D’Alimonte, Sabbatucci, Campi e altri – hanno subito sottolineato. Intanto, però, la macchina congressuale è partita e, per il bene del Paese ancor più che per quello del partito (…al bene del Pd un cittadino ha tutto il diritto a essere indifferente), credo sia utile che la macchina funzioni bene.

Che cosa vuol dire «funzionare bene»? Dal punto di vista della teoria democratica vuol dire che prima agli iscritti, nei circoli, e poi all’insieme di iscritti e simpatizzanti, nella cosiddetta primaria finale, vengano presentate mozioni congressuali da parte dei concorrenti alla segreteria il più possibile chiare, oneste ed esaurienti, in modo che il congresso funzioni anche come una buona palestra di educazione politica. Coloro che escono dal partito ovviamente non possono candidarsi e presentare mozioni, ma l’Assemblea nazionale ha mostrato con chiarezza che tra coloro che rimarranno ci sono autorevoli dirigenti che presenteranno tesi e argomenti assai simili a quelli che avrebbero presentato i fuoriusciti

Dall'Ue una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per lo smog
Scelte inquinanti
, February 20, 2017

L’Unione europea è pronta ad avviare una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Non è l’ennesimo rimbrotto sul rischio tenuta dei nostri conti pubblici, o una nuova richiesta di procedere più speditamente con le tanto invocate riforme. Più semplicemente, ma forse anche più drammaticamente, è il richiamo al rispetto delle regole comunitarie per quanto riguarda i valori degli inquinanti nell’aria. O, più precisamente, il richiamo alla messa in atto di misure per contenere tali valori nei limiti.

Piccolo riepilogo. L’Italia – in particolare con il primato non invidiabile della Pianura Padana, grazie alle sue nebbie basse e alla mancanza di correnti d’aria – spicca sulle carte mondiali per concentrazione di biossido di azoto (NO2), particolato (PM10, PM25), ozono (O3), benzene (C6H6). Se ne occupano varie istituzioni. Tra queste la Nasa, che ricorrendo a nuove mappe satellitari ad alta risoluzione è in grado di misurare i livelli di inquinamento della Terra ottenendo visualizzazioni anche su singole città. Studi sempre più sofisticati sono poi quelli effettuati dall’Organizzazione mondiale della sanità, che recentemente ha prodotto mappe particolarmente precise sui livelli di inquinamento divisi per aree. In questo modo, ora disponiamo di una bella (si fa per dire) mappa interattiva che ci fornisce immediatamente l’idea di quanto siamo esposti a rischi seri per la nostra salute. Per comodità, selezioniamone una parte e prendiamo – perché abbiamo anche noi il nostro bravo istinto di conservazione della specie, non per altro – quella relativa al Nord Italia. Non è un bel vedere. 

L’invisibilità delle donne
, February 13, 2017

Quando le mie figlie avevano cinque anni mi chiesero di aiutarle a scrivere una lettera alla Rai perché si erano accorte che «al telegiornale parlano solo uomini e nei cartoni le donne o sono cattive o devono essere salvate da un uomo». A quasi quarant’anni di distanza le cose non sembrano cambiate di molto, nonostante oggi ci siano molte più giornaliste, anche nei telegiornali. L’ultimo esempio viene dall’iniziativa di un grande giornale nazionale.

Per festeggiare i propri 150 anni «La Stampa» ha chiesto a 51 «personalità di rilievo internazionale» di scrivere come vedono il futuro.

La prima cosa che balza all’occhio è che tra questi magnifici 51 solo quattro sono donne: le «ovvie» Angela Merkel e Hillary Clinton più Lindsey Vonn e Bebe Vio, due politiche e due sportive. Punto. Nessuna giornalista, scrittrice, economista, filosofa, scienziata, imprenditrice.

È normale che la scelta di chi selezionare per questo compito sia largamente discrezionale e guidata da criteri di notorietà. Meno normale è che ancora nel 2017, quando si individua tra «le personalità» cui vale la pena dar voce su come va o dovrebbe andare il mondo, si «vedano» pressoché solo uomini.

Il Comma 22 del sistema politico italiano
, February 6, 2017

Vista dall’esterno la attuale situazione politica sembra descrivibile come il famoso Comma 22. Infatti da un lato ci sono quelli che invocano elezioni nel più breve tempo possibile, perché c’è una situazione in cui senza un saldo governo sono scarse le prospettive di avere reazioni efficaci per affrontare i molti problemi che ci affliggono. Dal lato opposto ci sono quelli che ci avvertono che il risultato di un ricorso rapido alle urne sarebbe un parlamento incapace di produrre qualsiasi governo dotato della necessaria saldezza. Il Comma 22 sta, come da tradizione, nel fatto che hanno ragione entrambi.

Come se ne esce? Questa sarebbe la vera domanda da porsi. Al momento si assiste solo a un estenuante gioco di tattica in cui i contendenti fanno più che altro delle «finte», giusto per ingannare gli avversari e per trarre profitto da questo.

Sul fatto che la situazione sia difficile, se non difficilissima, c’è un certo consenso. Del resto basta guardare all’economia, fra disoccupazione, crisi bancarie, conflitto sul bilancio con la Commissione europea. Come se tutto ciò non bastasse, c’è un ricco contorno di preoccupazioni, tanto sul fronte nazionale quanto su quello internazionale. Dunque che serva un governo in grado di farsene carico è pacifico.

Le misure restrittive di Trump sull'ingresso negli Stati Uniti di immigrati e rifugiati
La violenta noncuranza del razzismo
, January 30, 2017

L'ordine esecutivo con cui Trump ha emanato misure restrittive per l'immigrazione e l'ingresso dei rifugiati negli Stati Uniti ha scatenato una salva di rimostranze e proteste ferme e accalorate, in America e nel resto del mondo. Ma tutto sommato ci si potrebbe chiedere quanto di preoccupante ci sia veramente in questa faccenda. La stessa amministrazione ha provato a minimizzare le ricadute negative dei provvedimenti, già peraltro in parte disinnescati dalle decisioni di alcuni giudici e da una interpretazione accomodante che permette il reingresso nel Paese ai possessori di carta verde.

Il Dipartimento di Sicurezza nazionale ha sottolineato come ogni giorno negli Stati Uniti entrino più di 325.000 viaggiatori e solo poche decine abbiano avuto effettivamente qualche problema per via del bando. Si tratta comunque solo di misure temporanee, finché non saranno stabilite procedure di screening più sicure. E parlare di Muslim ban è fuori luogo, perché ad essere bandita è l'immigrazione da sette Paesi soltanto – la cui lista è stata recuperata da documenti dell'amministrazione Obama – mentre la maggior parte dei Paesi a maggioranza musulmana non è toccata dai provvedimenti.