Rivista il mulino

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la nota
Oltre il cortile
, June 21, 2010

L’Italia s’è desta nelle piazze, nelle strade, sventolando il tricolore, esibendolo fuori dalle finestre, nelle grandi città come nei paesi più sperduti. Che cosa ha «destato» l’Italia? Sono i mondiali di calcio, la squadra nazionale che gioca in Sud Africa e nei cui successi e insuccessi gli italiani si identificano e per la quale provano un «misterioso» risveglio di orgoglio nazionale? Il fenomeno è ben conosciuto dai sociologi e per meglio comprenderlo sarebbe sufficiente dare uno sguardo alle statistiche europee che da decenni rilevano il sentimento di appartenenza territoriale e di orgoglio nazionale delle diverse popolazioni europee. Così facendo, si osserva che il sentimento di orgoglio nazionale degli italiani raggiunge livelli elevati, analoghi a quelli dei Paesi anglosassoni e, come mostrano le indagini più recenti, in leggero aumento dal 1994 al 2007 (Eurobarometer surveys 1982-2007).

Panem et calcenses
, June 14, 2010

Rieccola: dall’11 giugno fino all’11 luglio. È la 19a Coppa del Mondo di Calcio 2010, la prima a svolgersi nel continente africano. Mobilita le folle. Si impone come un evento planetario, un esempio tra gli altri dell’intensità della globalizzazione. 73.000 ore di trasmissione televisiva in 214 Paesi che coinvolgeranno più di 3 miliardi di spettatori. Cifre che danno le vertigini. Che procurano la sensazione di una vasta emozione collettiva, di una comunione tra gli uomini e di un culto du ballon rond che prende l’aspetto di una religione pagana e planetaria.

Questa percezione piuttosto diffusa ha qualcosa di illusorio. Il calcio è un fenomeno certamente mondiale, ma è ripartito in modo ineguale nei continenti: l’America del Nord è ancora abbastanza indifferente al suo fascino, come del resto lo sono l’India e, in misura minore, la Cina.

Israele sempre più isolato
, June 7, 2010

L’assalto e l’uccisione di nove militanti turchi della flottiglia umanitaria diretta a Gaza da parte delle forze armate israeliane rappresenta un caso classico della sindrome di Stranamore. La coalizione di destra di Benjamin Netanyahu ha seguito la sua naturale inclinazione a risolvere con la forza bruta ogni conflitto, confidando soltanto nella superiorità militare. Diplomazia, compromesso, politica, sono parole espunte dal suo vocabolario. Con questa azione sconsiderata il governo non solo ha provocato proteste in tutte le democrazie occidentali ma ha anche incrinato definitivamente i rapporti con la Turchia, unico Paese della regione con il quale vi erano rapporti amichevoli.

Una manovra che solleva molti dubbi
, May 31, 2010

Dopo una settimana di ipotesi, voci, smentite e “conti in tasca” sembra che il governo abbia alla fine deciso le misure per affrontare l’emergenza conti pubblici. Il testo definitivo del decreto ancora non è noto, ma a quanto si sa consente  comunque  qualche primo  commento.
Che vi fosse  bisogno di intervenire per correggere i conti pubblici è certo, e anzi meravigliavano certi ottimistici commenti, reiterati, fino a poco tempo fa, dal nostro premier. Era sufficiente leggere i programmi di stabilità per la Commissione europea o la Relazione Unificata sull’Economia e la Finanza Pubblica (ma chi conosce questi documenti, oltre ai pochi addetti ai lavori?) per sapere che il governo si era già impegnato,

I conti in tasca
, May 24, 2010

In questi giorni c’è chi si sta facendo e rifacendo i conti in tasca. I dirigenti statali, per esempio, e poi i magistrati e i professori universitari. Pare, sembra, si dice… Anzi è certo, se nel frattempo non è stato smentito. Per farla breve: chi tra di loro guadagna più di 80.000 euro lordi l’anno, dovrà lasciare allo stato il 10 per cento della parte eccedente. Se provano a piangersi addosso, pensino non ai milioni di concussi e concussori, corrotti e corruttori, evasi ed evasori, ma ai milioni di disoccupati, mai stati occupati, quasi occupati, male occupati e lì lì per non essere più occupati, che di “eccedente” hanno solo il rosso del conto in banca. Anzi, che spesso non ce l’hanno neppure, un conto, e tanto meno una banca. E poi, annuncia maschio il Calderoli, anche i parlamentari parteciperanno allo sforzo “greco” caldeggiato dal Tremonti. Lo faranno (forse) con un 5 per cento del loro compenso, non si sa bene come conteggiato. Vien da compiangerli. Ma tant’è. Devono dare il buon esempio (e non molto di più).