Rivista il mulino

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la nota
La scuola al via
, September 13, 2010

Accingendosi a scrivere della scuola italiana mentre comincia l’anno scolastico, il titolo dovrebbe essere «La scuola italiana, un istituto gravemente screditato». Servirebbe poi un sottotitolo, che potrebbe suonare più o meno così «Comincia l’anno scolastico, ma nessuno sa dove andrà a finire». Non sarebbe una battuta, purtroppo, tale e tanta è la confusione sotto il cielo. Intanto, nel miglior stile made in Italy, a dispetto di norme e regolamenti scolpiti sulla pietra l’incertezza regna sovrana. La ministra Mariastella Gelmini ci ha tenuto molto a sottolineare che «per la prima volta dal 1923 [Riforma Gentile, N.d.R.] le nuove indicazioni nazionali riformano organicamente i contenuti dell’istruzione liceale». Ci sarebbe da esserne lieti. Se non fosse che non è invece la prima volta (forse neppure la seconda, né la terza) che le famiglie italiane si sentono dire che c'è la «Riforma», cercano di capirci qualcosa (faticosamente) e si vedono arrivare poco dopo una «Contro-riforma».{C}

Il limbo dei misfatti
, September 6, 2010

In un agosto particolarmente concitato sono state pubblicate alcune notizie su fatti gravissimi. Benché non più gravi non più di quanto sia emerso e ancora stia emergendo del sistema di corruzione politica operata da cricche, logge, consorterie. Si tratta, come sempre, di notizie che destano prima incredulità e poi una sorta di malessere che sconfina con la rabbia impotente. Tuttavia, la rabbia non deriva solo dalla conoscenza in sé di un malaffare, ma dal fatto che questa stessa conoscenza, portata di fronte all’opinione pubblica, finisca poi affogata in un terreno paludoso, simile a sabbie mobili, da cui può venire ripescata solo di tanto in tanto, più che altro per non lasciarci dormire sonni tranquilli che per illustrare il seguito della storia o per trarne indicazioni operative al fine di evitare, in futuro, simili errori.

Mentre il circo impazza
, August 31, 2010

Chissà che cosa provano in questi giorni i tanti musulmani devoti che vivono in Italia. Viene da chiederselo, seguendo anche solo da lontano il polpettone da cinegiornale costruito sulla visita di un capo di Stato estero a Roma.
Sembra abbastanza probabile che non solo i fedeli musulmani, ma anche gli studiosi dell’islam provino un moto di insofferenza (se non di vera e propria sofferenza) nel vedere le copie del Libro sacro della civiltà islamica circolare tra le 500 (cinquecento) ragazze in cerca di notorietà e di qualche spicciolo, il cui festoso e disinvolto assembramento è stato predisposto dal nostro governo per la nuova visita del vecchio tiranno. Alcune di queste, stando alla stampa, si sono addirittura convertite. «On the spot», come ha scritto il «New York Times». Altre devono essersi presto rese conto che il gioco non valeva la candela, e hanno usato il Libro come semplice scudo per pararsi dagli obiettivi dei soliti paparazzi, talentuosi indiscreti per mestiere.

Costituzione alle vongole
, August 20, 2010

La retorica populista del forzaleghismo continua ad inquinare le fonti delle nostre regole comuni. Non paghi di aver ricevuto il sonoro ceffone del rigetto della loro proposta di riforma costituzionale con ben il 61,7% di voti contrari al referendum confermativo del 2006, i lealisti berlusconiani e le truppe di complemento bossiane continuano a sfornare bizzarre e pericolose interpretazioni della Costituzione. Come già in passato è tornato in auge il mito della volontà popolare, vero cardine della torsione populista prodotta dalla destra. Mentre nella concezione liberale della democrazia la volontà popolare si trasmette e si realizza attraverso percorsi e meccanismi ben definiti che garantiscano i diritti e le minoranze nonché assicurino il bilanciamento dei poteri per non cadere nella dittatura della maggioranza, preoccupazione costante di ogni liberale, nella visione populista ogni barriera al pieno e assoluto dispiegamento di quella che il capo ritiene essere la volontà popolare deve essere travolto.

Bologna, estate 1980
, August 1, 2010

Sono trent’anni da quel 27 giugno, quando attorno alle nove di sera il volo Itavia 870, partito da Bologna con due ore di ritardo e diretto a Palermo, scompare dai radar. Il mattino dopo il mare restituirà una grande chiazza di carburante e alcuni cadaveri. Qualche settimana dopo, il 2 agosto alle 10 e 25, la sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna salta in aria, coinvolgendo il treno fermo sul primo binario e il piazzale dei taxi. 81 vittime nel primo caso, 85 morti e 200 feriti nel secondo. Tutte persone che stavano andando al mare, partendo o tornando dalle vacanze, lavorando come ogni giorno o raggiungendo le famiglie, i fidanzati, gli amici. Persone normali, comuni, ignare […] I due eventi prendono strade molto diverse, ugualmente orientate alla ricerca della verità da un lato e al mantenimento della memoria dall’altro.