Rivista il mulino

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Indietro non si torna
, January 31, 2011

L’imperativo della sicurezza post-11 settembre ha appiattito la politica occidentale verso i Paesi musulmani sulla lotta al terrorismo. Questa distorsione ottica, oltre ad avere impoverito la nostra conoscenza dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha reso i governi occidentali corresponsabili della sopravvivenza di regimi autoritari, sostenuti senza troppi patemi per contenere il fondamentalismo islamico.

E' stato commesso, sostanzialmente, lo stesso errore di Realpolitik di bassa lega degli anni Sessanta-Settanta, quando gli Stati Uniti e, con minore o maggiore riluttanza, i suoi alleati appoggiavano feroci dittature militari al solo scopo di arginare il comunismo. Quella scelta è costata moltissimo in termini di credibilità: i valori sbandierati dai Paesi occidentali non venivano presi sul serio e prevaleva l’immagine “reazionaria” e amica dei dittatori. Solo con la presidenza di Jimmy Carter, alla fine degli anni Settanta, e l’affermarsi di governi socialisti in molti Paesi europei – in particolare in Germania con Willy Brandt e Helmut Schmidt e in Francia con François Mitterrand – si sono in qualche modo riequilibrate le dichiarazioni di principio con le scelte di politica internazionale.

Se il made in Italy mette in crisi il boia
, January 24, 2011

Non è solo vergogna quella che ci tocca provare nei confronti del mondo, in questi giorni ancor più assurdi che tristi. Non è solo il grottesco tenutario di Villa Arzilla – e di tanto altro, nel nostro povero Paese –, non è solo lui, dunque, il made in Italy di cui ci si occupa al di là della frontiera di Chiasso. Nascosta tra le pagine dei quotidiani, confusa nella miriade di supposizioni erotico-penali, una notizia confortante riesce tuttavia a filtrare. Il boia è in crisi. E boia qui non vale come sacrosanta invettiva, né come metafora. In crisi è proprio il sordido figuro che si guadagna il pane ammazzando uomini e donne, per ordine d’un tribunale e per volontà del popolo.

Ecco il fatto: negli Usa scarseggia il cocktail di veleni con cui, per lo più, si esegue l’omicidio di Stato. Meglio: degli ingredienti di quel cocktail scarseggia il Pentotal. Che cosa sia e a che cosa serva, non a tutti è noto. Si tratta di un analgesico potente. In dosi massicce, tende ad annullare l’autocontrollo della persona cui è somministrato. È conosciuto anche come siero della verità. E poi, dulcis in fundo, in dosi ancor più massicce porta all’incoscienza. È questo, per legge, il suo compito nel cocktail della morte: portare un uomo o una donna a non saper più d’essere un uomo o una donna, in modo da non crear fastidi, neanche psicologici, a chi lo o la uccide.

La grande slavina, atto secondo
, January 18, 2011

Per certi aspetti le nuove e gravissime accuse rivolte al presidente del Consiglio e al suo entourage ricordano la rivelazione degli scandali di Tangentopoli. Tutti sapevano, alcuni episodi erano già divenuti di dominio pubblico, qualche pesce piccolo era stato preso con le mani nel sacco. Eppure si andava avanti come se niente fosse. Questo sino a che la misura non è diventata colma, ed è partita “la grande slavina”. Oggi siamo a questo punto limite. La sconcezza di un presidente del Consiglio che partecipa – e chiede ai suoi accoliti di organizzare – festini con ragazze retribuite e tenute a disposizione, inclusa una minorenne, impongono una presa di posizione netta sul piano politico e sul piano morale. Chi scrive, in anni lontanissimi è stato a fianco del movimento di liberazione sessuale, ivi compreso quello omosessuale, quando il solo parlare di omosessualità suscitava ribrezzo e sarcasmo nell’opinione pubblica. Riteniamo che le preferenze affettive e sessuali siano un affare personale insindacabile e non avremmo alcun problema, né ci permetteremmo alcuna critica, di fronte alla vita privata libertina di chiunque, anche di chi ci governa. (Certo, se poi lo stesso partecipa entusiasta alle manifestazioni in difesa della famiglia, qualche piccolo problema di coerenza esiste, anche tra chi lo accoglie in tali manifestazioni.)

Tunisia-Italia 1 a 0
, January 17, 2011

A Capodanno sono stato in Tunisia. L’agenzia di viaggio ci ha portato in un hotel faraonico poco fuori Hammamet: cinque stelle per avere i servizi di un due stelle italiano. La tv locale sembrava quella italiana: parlava d’altro. Non si riusciva ad avere neanche i giornali tunisini in francese e in arabo, tutti controllati dal governo, figurarsi quelli italiani; quando chiedevo alla reception, i portieri cadevano dalle nuvole. Eppure, alcune cose non si poteva fare a meno di notarle. Le gigantografie del presidente Ben Alì in doppiopetto, ad esempio: da chi avrà imparato? Ma anche il consiglio ai turisti di girare in gruppo. Per paura della malavita? Macché, della polizia.

Mirafiori e Dongguan
, January 10, 2011

Ridurre la pausa da 40 a 30 minuti è davvero così inaccettabile, se in mezzo c’è il rischio di perdere il posto di lavoro? Messa così la domanda, la risposta è ovvia. Questo non è il ragionamento di Marchionne, che, da un suo solido punto di forza, semplicemente pone l’alternativa, ma di gran parte dei politici, di destra e di sinistra, della Confindustria, di gran parte del  sindacato  e dei giornalisti più autorevoli della stampa che conta. Vale a dire delle persone che in assenza di una consultazione diretta dei cittadini  interpretano sulla base di mandati diversi e più o meno robusti il sentire della maggioranza della nostra società. In realtà la domanda mi pare ponga un’alternativa in modo scorretto. Si potrebbe infatti rispondere che di questo passo si arriva alle condizioni di lavoro del Quangdong (in proposito, per rendersene conto, consiglio la lettura di Operaie, di Leslie Chang). Alla luce di questa giusta replica, che ricorre allo strumento retorico di portare l’argomento all’estremo, il problema mi pare debba essere posto in termini diversi. In Europa (in Italia, in Germania) e negli Stati Uniti (anche se in misura minore che in Europa), il lavoratori, in alcuni casi anche attraverso la sanzione di leggi, hanno ottenuto che il lavoro debba essere espletato nel rispetto di certe condizioni di tutela dell’integrità personale, della dignità del modo di espletarlo e di remuneralo; condizioni  che oggi i lavoratori cinesi e polacchi non hanno.