Rivista il mulino

Content Section

Central Section

la nota
Breve dimostrazione dell'esistenza della sinistra
, November 22, 2010

La notizia della settimana, anzi del secolo, è la seguente: la sinistra esiste. Per la prima volta dai tempi dei fratelli Gracchi, la settimana scorsa i sondaggi hanno dato la sinistra in vantaggio sulla destra. Il vantaggio non è determinato solo dall’inopinata resurrezione della sinistra-sinistra, documentata dalle regionali in Puglia e dalle primarie di Milano, ma anche dallo smottamento della Destra e dalla crescita del Centro. Inoltre, il vantaggio è provvisorio, e il Pd si sta impegnando come al solito a scialacquarlo: basti pensare ai manifesti nei quali Bersani ha le visioni. Ma, insomma, inutile stare a sottilizzare. Nel mio piccolo, anzi, posso confermare questo trend epocale con un’esperienza vissuta in prima persona: sono stato a una cena di sinistra. Perché una cena sia di sinistra non basta che lo siano gli ospiti e tutti gli invitati: devono esserlo anche la location, i discorsi e persino il menu.

Troppo grandi per fallire
, November 15, 2010

Tbtf o Sifi: due acronimi sui quali si gioca il futuro della finanza e che hanno affaticato, più della battaglia tra le valute, i leader nel summit di Seul appena concluso. Sono due acronimi sui quali si gioca non solo il futuro delle regole della finanza, ma, per certi versi, il futuro della finanza stessa, intesa nel senso più generale, e cioè anche quella che sta nei nostri portafogli. Significano, rispettivamente, Too big to fail e Systemically important financial institutions e rappresentano l’autentico rompicapo sul quale da tempo governi, regolatori, banche e supervisori sono impegnati. In sostanza, e riassumendo, ci sono banche troppo grosse il cui fallimento può avere effetti disastrosi a catena su tutti i mercati e le economie, e quindi gli Stati le devono necessariamente salvare.

Il dissesto, idrogeologico e politico
, November 8, 2010

Visioni apocalittiche accompagnano questo nostro autunno: alluvioni, frane e smottamenti. Fisici e politici. Il territorio si rivolta e continua a lanciare drammatici segnali d’allarme. L’eccezionalità delle piogge si accompagna all’incuria lungo i decenni, aggravando il cosiddetto rischio idrogeologico. Conviene dunque non lasciarsi distrarre troppo dai gadget elettronici che occupano i nostri viaggi attraverso il Belpaese, e riprendere l’antica abitudine di osservare il paesaggio dal finestrino.

Senza le élite
, November 2, 2010

Sappiamo da molti anni, e  molte ricerche lo confermano, che la maledizione dell’Italia di oggi è la carenza o addirittura l’assenza di ceti dirigenti all’altezza del loro compito. Mentre i vizi sono sotto gli occhi di tutti, più difficile sembra – almeno a giudicare dal livello del dibattito pubblico – dire quali siano le qualità richieste. È sotto gli occhi di tutti l’incapacità di gran parte dei ceti dirigenti a risolvere “emergenze” che durano da decenni. È solo per una sorta di amore del paradosso che possono ancora essere chiamate così: se si ripresentano con sistematica regolarità sono infatti “emergenze normali”, mentre il termine dovrebbe indicare l’eccezionalità e/o imprevedibilità del fenomeno. Un po’ come il “precario stabile” che contraddistingue lo stile italiano del lavoro pubblico. Sono tornati ancora una volta alla ribalta, in questi giorni, i problemi gravissimi della “monnezza” in Campania, dopo che si era gridato al miracolo della sua risoluzione… Ma la stessa considerazione vale per i disastri annunciati di frane, alluvioni, esondazioni che, in un paese ad altissimo rischio idrogeologico, si ripresentano regolarmente dopo ogni pioggia prolungata, in zone ad alto tasso di abusivismo edilizio, con strutture abitative non adeguate. Queste “emergenze”, più della quotidiana negligenza, squarciano il velo sulla stoffa di chi dovrebbe governare e risolvere i problemi reali dell’Italia.

Una sindrome europea?
, October 25, 2010

Riformare il sistema pensionistico si sta rivelando difficile in tutta Europa. Ma in Francia la riforma lanciata dal presidente Sarkozy – che mira, tra l’altro, a far slittare progressivamente l’età pensionabile da 60 a 62 anni e l’età della pensione definitiva da 65 a 67, a condizione di avere 41,5 anni di contributi (al posto degli attuali 40,25) – ha innescato una mobilitazione di portata molto vasta. Avviata in primavera, la protesta si è infatti prolungata fino a oggi. Se gli scioperi sono stati relativamente poco partecipati, salvo in determinati settori (trasporti ferroviari e urbani, petrolchimico, autotrasporti), le manifestazioni sono state invece massicce. In autunno, si sono mobilitati gli studenti delle scuole medie superiori, seguiti dagli universitari: sono scoppiati scontri anche violenti, cui hanno partecipato giovani dei "quartieri sensibili" di alcune grandi città, come Lione e Parigi. L’opinione pubblica ha ampiamente sostenuto i sindacati e condannato non il principio della riforma in sé ma questa riforma.