Rivista il mulino

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la nota
Un popolo di patrioti?
, March 17, 2011

Che succede, insomma? Dobbiamo sentirci italiani? Non dobbiamo sentirci italiani? Perché sono questi, in definitiva, gli interrogativi che la celebrazione del centocinquantesimo dell’Unità pone. Francamente penso che ci siano ottimi motivi per sentirsi parte di una comunità politica italiana. E penso anche che quegli ottimi motivi dovremmo andarli a cercare in prima istanza nella Costituzione della Repubblica, che è il patto fondativo che ci lega davvero. Lì, nella prima parte, nella sezione dei valori, così come nella seconda, quella relativa all’architettura costituzionale, possiamo trovare seri motivi di orgoglio, poiché si tratta di una Costituzione nel suo complesso molto bella, e tale da aver garantito le libertà di tutti (sottolineo: assolutamente tutti) dal 1948 a oggi.

Dopodiché è anche giusto che per un anno, e in occasione del 150o, si celebri la data del 17 marzo considerandola festa nazionale. Ma solo per un anno. Perché la Repubblica italiana le sue feste di fondazione le ha già, e sono il 25 luglio e il 2 giugno. Eventi molto belli da ricordare: la Liberazione, la Repubblica, l’elezione dell’Assemblea Costituente a suffragio universale sono evidentemente momenti importanti, carichi di una grande quantità di valori positivi: la fine di una dittatura; la fine di una guerra e di una minacciosa occupazione straniera; l’inizio di una lunga stagione di piena e larga libertà.

In Italia abbiamo troppi laureati?
, March 14, 2011

Non pochi, anche per giustificare le manovre finanziarie (Tremonti) e legislative (Gelmini) sull’università, sostengono con sempre maggiore convinzione che all’Italia tanti laureati, in fondo, non servono. Guardiamo i numeri e confrontiamoci a livello regionale con l’Europa. Partiamo dal dato che fotografa la storia più lontana e indica la necessità di recupero nel tempo lungo: la quota dei laureati sulla popolazione fra i 25 e i 64 anni. Vale a dire l’effetto delle scelte e dei risultati educativi degli ultimi quattro decenni. La media europea è del 24,3%; quindi un europeo “adulto” su quattro è laureato. Le regioni europee dove questo valore è massimo, il che non sorprende, sono quelle del Nord. In particolare quelle britanniche (la prima in assoluto in graduatoria è Londra, con il 48,3%), e quelle di Olanda, Belgio, Danimarca e Paesi scandinavi. Ma ci sono molte delle regioni delle capitali europee. Inoltre, cosa interessante, si trovano anche regioni spagnole: i Paesi baschi, Madrid, la Navarra sono molto in alto in graduatoria. Le regioni italiane non sono messe bene: la prima è il Lazio (ma 178ma su 267 regioni) con il 19,6% di laureati sulla popolazione “adulta”; un valore che è metà di quello di Madrid. Fra le prime regioni italiane c’è anche l’Abruzzo, che ha una percentuale più alta di quasi tutte le regioni del Nord (e non a caso è una regione che è cresciuta molto).

Due modi per festeggiare l’8 marzo
, March 7, 2011

Domani è la festa delle donne, che molti si sforzano di celebrare sfuggendo alla retorica delle sole mimose per cogliere invece i significati profondi di una ricorrenza che mai, e quello che succede in Italia ne è la più triste testimonianza, perde di attualità.

Una celebrazione decisamente originale e ricchissima di implicazioni l’ha scelta la Corte di giustizia europea con una sentenza del primo marzo, destinata a far discutere e riflettere. I giudici comunitari hanno invalidato un articolo di una direttiva, già applicata in molti Paesi, che consente alle imprese di assicurazioni di differenziare il pagamento dei premi in base al sesso delle persone. La norma, secondo i giudici, contrasta con il principio di parità di trattamento garantito dall’Unione europea.

La cosa potrebbe apparire, a prima vista, scontata, ma così non è, poiché siamo in presenza di una sacrosanta forma di equiparazione che questa volta, tuttavia, si risolve in penalizzazione.

Lo strazio pubblico
, February 28, 2011

Non è la linearità del progetto ma la dimensione trasgressiva, contorta e obliqua, anche se apparentemente orientata al futuro, a dominare la politica italiana. È la trasgressione a regnare sovrana, nel privato e nel pubblico. È vano separare la politica dalla privacy erotica dei politici, se questa si colora di reato, che se commesso da politici ha inevitabilmente una dimensione politica. Come è vano distinguere le cronache politiche dalle cronache rosa, contrapporre serietà ufficiale (che sarebbe salvaguardata) a pornografia ufficiosa (che dovrebbe essere liberalizzata), dato il prorompere inarrestabile di questa, che esonda su quella. È vano anche auspicare che si ritiri dalla politica, dalla scena pubblica, chi (benché innocente fino a prova contraria, anzi fino al terzo grado di giudizio, come del resto gli insegnano i suoi avvocati) si trova in condizioni di minorità morale – dal punto di vista della virtù civica, s’intende – se non altro perché ignora che il peso del potere va portato con disciplina e onore, come recita la Costituzione in  un articolo (il 54, c. 2) fino a oggi incomprensibile (nella sua ovvietà) e sconosciuto, ma riportato a nuova vita e  a piena intelleggibilità dalle cronache dei nostri tempi felici.

Stranieri per sempre?
, February 25, 2011

Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col fratello, chi con lo zio, chi con gli amici del quartiere. Gente di cui si fidano ciecamente e con cui continueranno il viaggio, verso la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono partiti.