Rivista il mulino

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la nota
Una Europa sempre più in crisi
, April 18, 2011

Le recenti polemiche tra Italia, da un lato, e, dall’altro, Francia, Germania, Austria, Gran Bretagna e infine l’Unione europea sull’arrivo dei migranti dalla riva sud del Mediterraneo sono state particolarmente accese. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni è arrivato a porre la questione della possibile uscita dell’Italia dall’Europa, il che ha provocato non solo le reazioni da parte del presidente della Repubblica e dell’opposizione, ma anche di alcuni rappresentanti del governo e della maggioranza. Dal canto suo, la Lega Nord ha invitato al boicottaggio dei prodotti francesi, come il camembert e lo champagne. Questi fatti insoliti in un Paese che per ragioni storiche e strategiche è stato a lungo uno dei pilastri della costruzione europea sono indice di almeno due grandi cambiamenti in atto.

Il primo riguarda l’Italia e rivela tre dimensioni principali. I governi di centrodestra si sono sempre mostrati meno europeisti di quelli di centrosinistra. In questo modo hanno rotto platealmente con la politica tradizionale della Prima Repubblica, quella voluta dai democristiani o dai federalisti alla Altiero Spinelli, che aveva progressivamente raccolto consensi. A ciò si aggiunga che a questi stessi governi manca la necessaria credibilità politica a livello europeo e internazionale, il che ostacola i rappresentanti italiani allorché, come è costume e regola, tentano di promuovere i dossier italiani nei negoziati con i loro interlocutori. Infine, l’opinione pubblica italiana ha modificato il proprio atteggiamento nei confronti dell’euro: si mostra meno entusiasta dell’idea stessa di Europa, dando prova di un certo euroscetticismo cui si accompagna una propensione al ripiegamento sulla dimensione locale-regionale.

Un governo di dilettanti
, April 11, 2011

Una volta di più, il governo italiano sta dando pessima prova di sé sul piano internazionale. Del resto, è quando si passa dall’ordinaria amministrazione alle situazioni di crisi che emergono le carenze. Sia quelle strutturali, ereditate dal passato, sia quelle contingenti, frutto dell'impreparazione, del dilettantismo e del provincialismo dei governanti.

La primavera araba è il fatto nuovo positivo che contrassegna questo decennio: così come l’11 settembre e suoi postumi aveva marchiato in maniera macabra e terribilmente nefasta il primo decennio del nuovo secolo, così questo risveglio democratico delle opinioni pubbliche del Mediterraneo e del Medioriente sembra destinato a influire per il meglio su molti versanti, da quello dell’espansione della democrazia a quello di nuove relazioni tra le sponde del Mediterraneo, fino a incidere, in prospettiva, sulla questione israelo-palestinese.

Di fronte a una tale situazione, la politica italiana è stata risucchiata in una serie di azioni-reazioni tipiche di un Paese piccolo.

Il Primo ministro  e il ministro degli Interni, in particolare, seguiti a ruota da quello della Difesa, hanno commesso una serie impressionante di gaffes e di passi falsi, tutti all’insegna del provincialismo. Vale a dire dell’assenza di un rapporto reale con le classi dirigenti europee e internazionali (fanno eccezione le “intese cordiali” con personaggi quali Putin, Nazarbaiev, Lukaschenko e Gheddafi) e di confidenza con gli organismi internazionali, a cominciare dall’Unione europea.

Lo ha detto la televisione
, April 4, 2011

Sempre più la dimensione pubblica appare caratterizzata da una sorta di agitazione continua, cui non fa seguito, se non raramente, alcun segnale di cambiamento reale e di innovazione. «Faccio cose, vedo gente», sembra essere il motto dominante. Una sensazione sgradevole, opprimente, che caratterizza innanzitutto le istituzioni che dovrebbero garantire il buon funzionamento del sistema Paese. Se ne è avuta una dimostrazione anche nei giorni scorsi proprio all’interno del Parlamento, dove il gran movimento iconizzato meravigliosamente nel voto in corsa dell’onorevole Scilipoti si è tradotto in uno spettacolare e terribile vilipendio delle istituzioni. Di fatto, la conferma della paralisi. La conferma dell’impossibilità per le Camere di svolgere il ruolo legislativo loro assegnato dalla Carta costituzionale. Gli stessi moniti di Giorgio Napolitano hanno evidenziato questa sorta di immobilismo rissoso. E secondo molti gli incontri con i capigruppo altro non sono se non l’annuncio che il Parlamento può essere sciolto da un momento all’altro. Prerogativa del Capo dello Stato, non a caso.

Nel frattempo la cultura fasulla del «governo del fare» continua a mietere vittime. Mercoledì 6 aprile saranno trascorsi due anni dal terremoto abruzzese. Due anni durante i quali è iniziata a emergere una parte delle responsabilità. La Procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto 215 fascicoli, di cui 15 sono procedimenti in corso che andranno a processo. Oltre alle inchieste che hanno coinvolto i vertici della Protezione Civile e dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia e a quelle sulle infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione.

Una modesta proposta
, March 28, 2011

Se fossi ministro dell’interno, dice il Bossi Umberto, saprei io come fermarli. E intende i biblici invasori che vengono dal mare, visto che non c’è più il Gheddafi Muammar a farci da cane da guardia. A parte la Bibbia, che c’entra come il Bossi Umberto con la civiltà giuridica, concordiamo. Saprebbe lui come prendere uomini, donne incinte e bambini – insomma, chi néghér lì –, e levarseli di torno. Se poi non lo sapesse, potrebbe domandare in giro. Al riguardo, nel nostro povero Paese c’è in questi giorni tutto un fiorir di proposte.

Tra le più furbe, c’è quella del Rutelli Francesco, ex mangiapreti e neo baciapile. Il quale Rutelli Francesco è disposto a far entrare in Italia tutti, a parte quelli che scappano «solo per motivi economici» (pare che nel Vangelo il «date da mangiare agli affamati» l’abbia inserito sottobanco quello stalinista d’un Ferrara Giuliano, quand’era più magro). Poi ci sono anche il Frattini Franco e il Casini Pierferdinando. Il primo vuol convincere i migranti a tornarsene via con una dote – dice proprio così, dote – di millesettecento euro, su per giù quanto han pagato per venir da noi. Insomma, fossero rimasti di là, avrebbero già risolto. Il secondo invece è postal-tacitiano: «vanno rispediti al mittente». Non c’è dubbio: dei tre, il Rutelli Francesco è il più perspicace. Sia detto senza offesa, soprattutto per gli altri.

Guerra, il ritorno del rimosso
, March 21, 2011

Come siamo impreparati di fronte alla guerra, noi che leggiamo i giornali e ci informiamo religiosamente su internet, e ogni volta, benché democratici, magari di sinistra, ripetiamo le stesse fesserie a distanza di dieci, venti o cent’anni, come se la storia non insegnasse nulla, e ogni volta si dovesse capire tutto daccapo. La trama sembrava già scritta, dopo la Tunisia l’Egitto, dopo l’Egitto la Libia, e poi, perché no?, l’Italia, magari la primavera maghrebina sarebbe arrivata anche da noi… E invece no, il Fiero Beduino, il Cattivo Selvaggio di Tripoli si è messo in mezzo, ci ha guastato l’happy end, mostrando quanto contino, ancora e sempre, i soldi, la forza, e un’assoluta mancanza di scrupoli.

Certo, si rischia di provare ammirazione per il boia libico, se si confronta l’apocalisse scatenata a centocinquanta chilometri dalle nostre coste con le piccole battaglie private ingaggiate sull’argomento dal popolo del web, militarmente schierato dinanzi al proprio computer. E qui bisognerebbe aprire un ampio ed elevato dibattito  su tutta la gente come voi e me – nos semblables, nos frères – che invece di scazzottarsi sanamente nelle osterie, come una volta, lo fa on line, spesso al riparo di uno pseudonimo dietro al quale stanno talvolta autentici mercenari, proprio come quelli libici, solo che questi non sparano Scud, sparano altre cose, che non si possono dire su un sito perbene.