Rivista il mulino

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la nota
Alieni dalla politica
, December 26, 2010

Il tema dell’identità nazionale italiana non può prescindere dal momento fondativo dello Stato. È nella seconda metà dell’Ottocento che prendono forma alcuni caratteri costitutivi rimasti impressi nella dimensione che potremmo definire dello spirito pubblico nazionale. L’Italia, come è noto, nasceva inglobando al proprio interno linguaggi, interessi e culture tanto eterogenei quanto polverizzati in una miriade di orgogliosi localismi che non si percepivano tali. Questi aspetti mantenevano una parte considerevole della spinta centrifuga originaria, pericolosa in quanto il nuovo Stato si presentava con evidenti limiti di legittimazione politica dei nuovi ordinamenti.

La crisi si allarga
, December 20, 2010

Le violenze che hanno infiammato il centro di Roma il 14 dicembre scorso, lo stesso giorno in cui Silvio Berlusconi è riuscito a salvare il proprio governo, hanno colpito l’opinione pubblica italiana, alimentato sospetti su eventuali provocazioni della polizia e fatto riapparire lo spettro degli anni di piombo. Eventi che devono essere inseriti in un contesto europeo. Ovunque i governi di destra (in Francia, in Gran Bretagna, in Italia o in Germania, nonostante, in quest’ultimo caso, le notevoli performance economiche) e di sinistra (in Grecia, in Spagna e in Portogallo) hanno adottato preoccupanti programmi di rigore e austerità. Per sanare i conti pubblici, si tagliano le spese dello Stato, comprese quelle legate all’educazione e, più in generale, al Welfare. Che si tratti di settori particolarmente cari agli europei, poiché costituiscono due dei pilastri della loro comune identità, è fuori di dubbio. Ma allo stesso tempo è irrilevante. Per gli europei, già fortemente destabilizzati dalla crisi finanziaria del 2008, tali misure restrittive hanno rappresentato un vero e proprio shock. Poiché stanno sobbarcandosi il costo della crisi, in molti è forte la percezione di un profondo sentimento di ingiustizia, soprattutto a fronte degli elevati salari e delle grandi indennità che banchieri e trader continuano a percepire.

(S)fiducia e protesta
, December 15, 2010

Berlusconi ha vinto su tutta la linea: ha ottenuto la fiducia, ha attratto dalla sua parte cani sciolti e transfughi, ha sconfitto Fini e ne ha azzoppato il progetto. Una vittoria su tutta la linea che è sbagliato sminuire o ridurre a “vittoria aritmetica”. Su questo scontro si giocava non solo la continuità di un governo o la durata della legislatura, bensì il futuro del sistema partitico italiano. Una sconfitta del Cavaliere avrebbe rimesso in moto la politica: avrebbe scongelato il centrodestra ibernato dalla presenza dominante, e agghiacciante, del presidente del Consiglio. Ora, fallito il disegno di una implosione del PdL, non ci sono più argini alla capacità attrattiva di Berlusconi. La vittoria ha un profumo inebriante anche in politica. Coloro che nel PdL mugugnavano rientrano nei ranghi allineati e coperti (e un po’ codardi).
I centristi dell’Udc non resisteranno più di tanto alle sirene del Cavaliere. E per Futuro e Libertà il domani è nerissimo. Il ritorno all’ovile pidiellino da parte dei suoi parlamentari si preannuncia massiccio perché Fini non offre più né garanzie né prospettive. Del resto, la sfida era senza vie d’uscita.

Salvare il 5 per mille?
, December 6, 2010

La legge di stabilità sta concludendo il suo iter parlamentare. Nonostante le proteste, per ora sembra essere confermato il drastico taglio, da 400 a 100 milioni di euro, del 5 per mille a favore di volontariato e ricerca. Tremonti, in ogni caso, rassicura: i 400 milioni del 5 per mille verranno reintegrati. Rivendicando orgogliosamente la paternità del 5 per mille, lo stesso ministro ricorda l’intervista al "Corriere della Sera" del 9 novembre 2004, dove presentò l’idea, definita “rivoluzionaria, non tanto perché ibrida nuovo e vecchio, filantropia e sussidiarietà, quanto perché rompe il monopolio della politica, trasferendo quote di potere e responsabilità dallo Stato alla società”.

Te piace ‘o presepe?
, November 29, 2010

«Nun me piace ‘o presepe», insiste il Tommasino di Natale in casa Cupiello. Ha un bel provarci il padre Luca, durante i tre atti della commedia di Eduardo De Filippo: «Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?... Te piace ‘o presepe?». Capatosta, quello non molla. Che cosa resterebbe del suo amor proprio, se ammettesse d’aver cambiato idea? È un lusso, cambiare idea. Richiede autoironia, e una buona dose di fiducia in se stessi. Soprattutto, richiede intelligenza. Dunque, se non cambia idea, Tommasino è stupido?
Lasciamo impregiudicata la questione, e da quel di Napoli saliamo per settecento chilometri verso Nord. Qui ne troviamo un altro, di Tommasino (senza offesa per Eduardo). Si chiama Cadeo Maurizio, e ancora per qualche mese è assessore della giunta milanese. Per la precisione, è assessore al Decoro urbano. Un sostantivo e un aggettivo impegnativi: decoro e urbano.