Rivista il mulino

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la nota
Senza le élite
, November 2, 2010

Sappiamo da molti anni, e  molte ricerche lo confermano, che la maledizione dell’Italia di oggi è la carenza o addirittura l’assenza di ceti dirigenti all’altezza del loro compito. Mentre i vizi sono sotto gli occhi di tutti, più difficile sembra – almeno a giudicare dal livello del dibattito pubblico – dire quali siano le qualità richieste. È sotto gli occhi di tutti l’incapacità di gran parte dei ceti dirigenti a risolvere “emergenze” che durano da decenni. È solo per una sorta di amore del paradosso che possono ancora essere chiamate così: se si ripresentano con sistematica regolarità sono infatti “emergenze normali”, mentre il termine dovrebbe indicare l’eccezionalità e/o imprevedibilità del fenomeno. Un po’ come il “precario stabile” che contraddistingue lo stile italiano del lavoro pubblico. Sono tornati ancora una volta alla ribalta, in questi giorni, i problemi gravissimi della “monnezza” in Campania, dopo che si era gridato al miracolo della sua risoluzione… Ma la stessa considerazione vale per i disastri annunciati di frane, alluvioni, esondazioni che, in un paese ad altissimo rischio idrogeologico, si ripresentano regolarmente dopo ogni pioggia prolungata, in zone ad alto tasso di abusivismo edilizio, con strutture abitative non adeguate. Queste “emergenze”, più della quotidiana negligenza, squarciano il velo sulla stoffa di chi dovrebbe governare e risolvere i problemi reali dell’Italia.

Una sindrome europea?
, October 25, 2010

Riformare il sistema pensionistico si sta rivelando difficile in tutta Europa. Ma in Francia la riforma lanciata dal presidente Sarkozy – che mira, tra l’altro, a far slittare progressivamente l’età pensionabile da 60 a 62 anni e l’età della pensione definitiva da 65 a 67, a condizione di avere 41,5 anni di contributi (al posto degli attuali 40,25) – ha innescato una mobilitazione di portata molto vasta. Avviata in primavera, la protesta si è infatti prolungata fino a oggi. Se gli scioperi sono stati relativamente poco partecipati, salvo in determinati settori (trasporti ferroviari e urbani, petrolchimico, autotrasporti), le manifestazioni sono state invece massicce. In autunno, si sono mobilitati gli studenti delle scuole medie superiori, seguiti dagli universitari: sono scoppiati scontri anche violenti, cui hanno partecipato giovani dei "quartieri sensibili" di alcune grandi città, come Lione e Parigi. L’opinione pubblica ha ampiamente sostenuto i sindacati e condannato non il principio della riforma in sé ma questa riforma.

Paralisi e protesta sociale
, October 18, 2010

La questione salariale è la grande assente del dibattito politico. Una quantità ormai debordante di analisi, provenienti dalle sedi più autorevoli, dall’Ocse alla Banca d’Italia, dimostra il calo costante del potere d’acquisto dei salariati. Negli ultimi anni in Italia si è verificato uno spostamento “rivoluzionario” di capacità di reddito dal settore del lavoro dipendente a quello del lavoro autonomo. Grazie alla gestione tremontiana del changeover tra lira ed euro, coloro che “potevano fare i prezzi” hanno accumulato uno straordinario vantaggio competitivo sui percettori di redditi fissi. E negli anni successivi nulla è stato fatto per riequilibrare il potere d’acquisto dei salariati. Con il risultato che già prima della crisi operai e impiegati hanno visto erodere significativamente il loro livello di vita. Poi, scoppiata la crisi, tutti sono stati coinvolti:

Cominciare dalle famiglie numerose e più povere
Meno tasse?
, October 11, 2010

La riforma fiscale è uno dei cinque punti su cui il presidente del Consiglio ha recentemente chiesto la fiducia in Parlamento ed è tra le priorità indicate nel confronto sulla crescita avviato fra le parti sociali la scorsa settimana. C’è da augurarsi che sia la volta buona, perché di tanto in tanto, come un fiume carsico, il tema del fisco riappare nell’agenda politica, con tanto di  annunci e promesse di un’ampia consultazione nel Paese, salvo poi scomparire subito dopo.
Nella pratica, fino ad ora da parte del governo non sono venute proposte. Quelle poche che man mano sono emerse sono deludenti: a partire dalla cedolare sugli affitti, che premia i proprietari di immobili, o dalla detassazione di alcune componenti del salario, tra cui i premi di risultato e il lavoro notturno, che rischia di segmentare i lavoratori ed erode ulteriormente la base imponibile dell’Irpef, più che stimolare la crescita della produttività. Oltre a interventi sporadici e discutibili di questo tipo, altri si presentano di difficile o impossibile attuazione, ad esempio la riduzione dell’Irap, con onere a carico delle Regioni (a cui intanto si tagliano i fondi), o il tentativo di attrarre le multinazionali a investire nel nostro Paese consentendo loro di adottare il sistema tributario che preferiscono (tra quelli vigenti in uno dei 27 Paesi dell'Unione europea).

Rom a Milano
A prova di vergogna
, October 5, 2010

Ci sono uomini e sottouomini, «Untermenschen», per usare una parola che andava di moda attorno alla metà del secolo scorso. Ora accade a Milano. Ma quella dell’ex capitale morale non è un’esclusiva (Nicolas Sarkozy insegna). Quando si tratta di Rom o di Sinti – di zingari, per dirla secondo la Weltanschauung del Maroni Roberto, del Salvini Matteo e di milioni di altri “uomini superiori” –, quando si tratta di loro, dunque, tutto ci pare lecito, dai pogrom scatenati in nome della legalità all’esclusione sistematica dei loro figli dalle scuole. Ora, appunto, accade (di nuovo) a Milano. Il fatto è chiaro. Utilizzando fondi messi a disposizione proprio dal ministro dell’Interno, il comune si era impegnato a consegnare ad alcune associazioni di volontariato 25 appartamenti sparsi per la città, che poi le associazioni avrebbero dato in uso – a rotazione, e non a titolo gratuito – ad alcune famiglie Rom.