Rivista il mulino

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la nota
Stranieri per sempre?
, February 25, 2011

Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col fratello, chi con lo zio, chi con gli amici del quartiere. Gente di cui si fidano ciecamente e con cui continueranno il viaggio, verso la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono partiti.

Dignità e rispetto
, February 21, 2011

L’enorme e inaspettato successo della giornata di mobilitazione delle donne indetta dal comitato “Se non ora quando?”, che ha coinvolto un milione di persone – uomini e donne – in Italia e all’estero, ha spazzato via molti dubbi, sospetti, prese di distanza che l’hanno preceduta. Ricorderò gli argomenti più rilevanti decisamente contrari o comunque sospettosi rispetto a una chiamata in campo delle donne a difesa della loro dignità, presenti nello stesso schieramento del femminismo italiano e della sinistra. Lo farò solo per capire meglio che cosa è invece successo il 13 febbraio. Due ragioni “contro” sono state di gran lunga le più importanti. La prima era legata alla paura di apparire moraliste, addirittura bacchettone, e magari di cadere vittime dell’infernale trappola, fatta di mutande appese,  costruita dal  libertario intermittente (secondo il suo comodo), nonché ateo devoto, Giuliano Ferrara. La seconda metteva di più l’accento sul fatto che era l’oggetto dell’indignazione ad essere insufficiente come motivo per mobilitarsi. Non la dignità delle donne era in gioco, ma quella dell’intera società italiana attraversata da forti diseguaglianze di genere.

Donne italiane
, February 14, 2011

La giornata di mobilitazione del 13 febbraio rappresenta un momento assai significativo. Le grandi manifestazioni che si sono svolte ieri non hanno equivalenti altrove, se si fa eccezione per l'Ucraina, dove, da qualche tempo, si assiste a una singolare protesta-provocazione contro il sessismo del presidente Victor Ianoukovitch, il machismo montante, il turismo sessuale e l'allargamento del fenomeno della prostituzione. Protesta attuata da un movimento di donne che si spogliano in pubblico.

Perché questa particolarità italiana? In primo luogo a causa del presidente del Consiglio. Le rivelazioni dei media e le inchieste giudiziarie in corso hanno svelato gli altarini della sua vita privata, inclusa la sua frequentazione quasi ossessiva di fanciulle e di escort per feste a forte connotazione sessuale. Le sue opinioni del genere femminile, con particolare riguardo per l’aspetto fisico, e l’utilizzo in politica delle “veline” hanno scosso profondamente l’opinione pubblica. Ridotte a semplici oggetti sessuali, le donne si sentono avvilite, sbeffeggiate nella loro stessa dignità.

La mobilitazione che imbarazza l'Occidente
, February 7, 2011

Pur essendo le motivazioni economiche determinanti al loro scatenamento, gli eventi di Tunisia ed Egitto sono ben più di una rivolta del pane. E pur essendo ragione non meno importante del malcontento popolare l’esasperazione per governi polizieschi, inefficienti e corrotti, sotto una patina di democrazia formale, gli stessi eventi sono meno di una rivoluzione destinata a sovvertire lo Stato. Forse solo l’esito e un consuntivo ex-post (visto che l’analisi ex-ante è del tutto mancata) ci consentiranno una precisa definizione: per ora diciamo che essi appaiono come un moto di empowerment, di rivendicazione di potere civile e di cambiamento dell’ordine politico, più che istituzionale, esistente.

Indietro non si torna
, January 31, 2011

L’imperativo della sicurezza post-11 settembre ha appiattito la politica occidentale verso i Paesi musulmani sulla lotta al terrorismo. Questa distorsione ottica, oltre ad avere impoverito la nostra conoscenza dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha reso i governi occidentali corresponsabili della sopravvivenza di regimi autoritari, sostenuti senza troppi patemi per contenere il fondamentalismo islamico.

E' stato commesso, sostanzialmente, lo stesso errore di Realpolitik di bassa lega degli anni Sessanta-Settanta, quando gli Stati Uniti e, con minore o maggiore riluttanza, i suoi alleati appoggiavano feroci dittature militari al solo scopo di arginare il comunismo. Quella scelta è costata moltissimo in termini di credibilità: i valori sbandierati dai Paesi occidentali non venivano presi sul serio e prevaleva l’immagine “reazionaria” e amica dei dittatori. Solo con la presidenza di Jimmy Carter, alla fine degli anni Settanta, e l’affermarsi di governi socialisti in molti Paesi europei – in particolare in Germania con Willy Brandt e Helmut Schmidt e in Francia con François Mitterrand – si sono in qualche modo riequilibrate le dichiarazioni di principio con le scelte di politica internazionale.