Rivista il mulino

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Le regole, l'etica e il Partito democratico
, September 12, 2011

Strano destino, quello del Partito democratico, al centro delle bufere giudiziarie. Torna in scena il rapporto tra etica e politica, solamente che questa volta coinvolge direttamente chi ha fatto della “questione morale” e dell’”etica pubblica” uno dei suoi valori fondanti. E lo ha fatto con merito perché, in un contesto dove moralità, trasparenza e correttezza dell’azione politica sono beni notoriamente in disuso, si è dato da tempo regole interne e principi di comportamento: la sospensione di Filippo Penati ne è la testimonianza.

Ma è inutile nascondersi dietro il classico dito, l’etica è qualcosa in più del semplice rispetto della legge. In altri termini: l’accertamento della responsabilità penale spetta alla magistratura e Penati ha il pieno diritto a tutte le tutele previste dall’ordinamento, con il rispetto che si deve a qualsiasi imputato che, nell’ambito delle procedure, manifesta la propria innocenza. Ma chi ricopre cariche politiche ha una forma di responsabilità diversa che richiede, nella gestione del potere, canoni di particolare rigore personale e di protezione della reputazione del partito che si rappresenta. Sono canoni che vanno scrutinati e verificati con attenzione prima e al di là degli accertamenti giudiziari, anche perché quando le ipotesi di reato emergono, la frittata, anche sul piano mediatico, è ormai fatta.

La scuola prima di tutto
, September 5, 2011

Conosciamo Ilvo Diamanti da molti anni. Oltre ad essere un ottimo studioso e docente è, da tempo, un seguitissimo opinionista. Per alcuni ha il difetto di scrivere su un giornale che viene considerato di parte, “la Repubblica”. Ma, accantonati questi giudizi, se lo si legge davvero ci si accorge che come pochi altri sa mettere a nudo le caratteristiche (o per meglio dire i difetti endemici) dell’Italia, della sua classe dirigente e, spesso, degli italiani. Le sue “mappe” e le “bussole”, per chi abbia la pazienza di consultarle con un po’ di attenzione, servono a orientarsi meglio di un gps.

Se uno studioso attento e autorevole che, cosa per nulla scontata, tale è rimasto anche dopo la notorietà avuta grazie all’attività pubblicistica, arriva a scrivere un articolo come quello pubblicato lo scorso primo settembre, dev’esserci una ragione seria e grave. O forse più d’una.

La grande confusione
, August 29, 2011

Come vive un normale cittadino italiano il modo in cui il governo in primis e, più generale, il ceto politico (opposizione compresa) affrontano questa crisi, la più grave – è stato detto – dal 1937, che ci spaventa e ci tiene con il fiato sospeso? Dalle lettura dei quotidiani, dall’ascolto di telegiornali e trasmissioni di informazione, la confusione appare regnare sovrana.

Da quando la Bce ha fatto prendere atto al nostro governo che la crisi c’è e rischia di portare l’Italia a fondo, si sono verificate una serie di prese di posizione incredibili: dilettantesche, contraddittorie, fumose. Tutte incentrate sulle tasse, proprio quelle che Berlusconi aveva detto, innumerevoli volte, che non avrebbe toccato ma, anzi, avrebbe ridotto. Si è parlato di tassare di tutto, in un turbinio di proposte e di smentite, all’interno della maggioranza e all’interno dei singoli partiti che la compongono, sempre più frammentati. Tassare: la casa, i beni di lusso, i redditi (90.000 euro…no, 100.000; forse 150.000…; forse niente), il patrimonio, i capitali scudati e adesso l’ultima trovata della Lega, la “tassa sull’evasione”. La confusione raggiunge qui il suo delirio contraddittorio: per tassare i capitali evasi bisogna infatti conoscere la base imponibile, ma se c’è stata evasione per definizione questa è sconosciuta; se, al contrario, le somme occultate sono note e dimostrabili, perché non le si è “tassate” prima ?

Questa ridda di voci non solo genera sconcerto e mostra l’estrema debolezza ed impreparazione della classe politica, ma amplifica enormemente la paura e l’angoscia per il futuro,

Un Paese senza memoria civile
, August 15, 2011

Ogni nazione ha non solo i suoi luoghi della memoria ma anche le sue date simbolo, i momenti nei quali si ricordano gli eventi che hanno marcato la vita del Paese. Impossibile pensare alla Francia senza ricordare il 14 luglio, data evocativa della Rivoluzione, oppure agli Stati Uniti dimenticando il giorno del Ringraziamento. Una comunità che si raccoglie e si riconosce unanimemente in quei momenti esprime una forte coesione nazionale. Anche grazie all’enfasi posta in quelle occasioni francesi e americani “sanno” perché stanno insieme, sanno da quali rami discendono. Sanno anche che cosa li ha divisi nel corso del tempo (le lotte politiche nei cambi di regime tra francesi, la guerra civile e la questione razziale tra gli americani), ma fanno prevalere gli elementi di unità e di continuità. E per rinsaldare questo sentimento di appartenenza comune servono le celebrazioni solenni dei momenti alti della propria storia.

Il nostro Paese è giovane, è un “late comer” in rapporto agli altri, e proprio per questo dovrebbe aver grande cura degli aspetti simbolici legati alla sua breve storia nazionale. L’allucinante dibattito sull’opportunità o meno di celebrare il centocinquantesimo anno dell’unità con una festività ha invece dimostrato il contrario. Poi, invece e per fortuna, le celebrazioni, anche al di là della ricorrenza del 17 di marzo, sono state ben più calde e partecipate di quanto non temessero tanti visi pallidi. E’ emerso un desiderio di identificazione di proporzioni inaspettate, che ha trovato mille rivoli di espressione, senza peraltro incontrare un interprete privilegiato.

Senza vacanze
, August 8, 2011

Questa estate non sarà una estate tranquilla e serena per chi ha a cuore le sorti del nostro Paese e quelle del mondo intero. Basterebbe ricordare le carestie che stanno drammaticamente colpendo intere popolazioni dell’Africa troppo trascurate dai media e dalle tv, anche quella di Stato, che non è più da tempo servizio pubblico. Oppure i massacri che stanno avvenendo in Siria, relegati in pagine interne e con scarso rilievo nei giornali e telegiornali nazionali. O, ancora, quanto sta accadendo sulle nostre coste, dove gli sbarchi degli immigrati continuano a rendere evidente, anche con morti, più o meno giovani, nascosti nelle stive di imbarcazioni persino inadatte a galleggiare, il dramma di intere popolazioni e di umanità disperate.

Se la parte povera del mondo è in difficoltà, anche quella ricca, a partire da chi da tempo ne detiene la leadership, gli Stati Uniti, sta dando segni crescenti di debolezza.

Nel nostro Paese la consapevolezza sembra ancora scarsa, relativamente alla gravità dei problemi, nati da una preoccupante congiunzione di crisi economica, perdita di credibilità politico-istituzionale e vero e proprio malaffare. Torna alla mente il 1991-92 con l’ultimo governo Andreotti (insediatosi il 12 aprile 1991, si dimise il 24 aprile 1992) incapace di ogni iniziativa a fronte di un debito pubblico che viaggiava verso il 110% del Pil ed uno spread tra Bund tedesco e Btp decennale prossimo ai 500 punti base. Nacque allora anche Tangentopoli.

L’atteso discorso del premier Berlusconi di mercoledì 3 agosto, dopo un lungo periodo di assenza e silenzio, avrebbe dovuto e potuto portare segnali di fiducia e soprattutto azioni concrete a sostengo della necessaria inversione di rotta. Ma è vero che la sfiducia di fatto di Berlusconi nei confronti del suo ministro del tesoro Tremonti ha accresciuto la sfiducia dei mercati finanziari internazionali sulla capacità del governo di affrontare la crisi.