Rivista il mulino

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la nota
Mirafiori e Dongguan
, January 10, 2011

Ridurre la pausa da 40 a 30 minuti è davvero così inaccettabile, se in mezzo c’è il rischio di perdere il posto di lavoro? Messa così la domanda, la risposta è ovvia. Questo non è il ragionamento di Marchionne, che, da un suo solido punto di forza, semplicemente pone l’alternativa, ma di gran parte dei politici, di destra e di sinistra, della Confindustria, di gran parte del  sindacato  e dei giornalisti più autorevoli della stampa che conta. Vale a dire delle persone che in assenza di una consultazione diretta dei cittadini  interpretano sulla base di mandati diversi e più o meno robusti il sentire della maggioranza della nostra società. In realtà la domanda mi pare ponga un’alternativa in modo scorretto. Si potrebbe infatti rispondere che di questo passo si arriva alle condizioni di lavoro del Quangdong (in proposito, per rendersene conto, consiglio la lettura di Operaie, di Leslie Chang). Alla luce di questa giusta replica, che ricorre allo strumento retorico di portare l’argomento all’estremo, il problema mi pare debba essere posto in termini diversi. In Europa (in Italia, in Germania) e negli Stati Uniti (anche se in misura minore che in Europa), il lavoratori, in alcuni casi anche attraverso la sanzione di leggi, hanno ottenuto che il lavoro debba essere espletato nel rispetto di certe condizioni di tutela dell’integrità personale, della dignità del modo di espletarlo e di remuneralo; condizioni  che oggi i lavoratori cinesi e polacchi non hanno.

Auguri, Italia!
, December 31, 2010

Stelle di Natale, slitte trainate da renne, Santa Klaus vestito di rosso, giochi pirotecnici, champagne per brindare al nuovo anno: queste son le cose che ci vengono in mente quando viviamo le festività natalizie e di fine anno. Ma in Italia “il governo del fare”, impegnato in una titanica opera riformatrice, ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica, in questo scorcio finale del 2010, una tematica di rilievo: i giochi di prestigio. L’esempio più alto è stato fornito dalla vicepresidente del Senato, esponente della Lega, la senatrice Rosi Mauro, durante il dibattito sulla legge Gelmini di riforma dell’Università. La senatrice Mauro deve avere una non piccola parte di sangue napoletano (e fors’anche marocchino) nelle sue vene. In fondo siamo tutti un po’ meticci. E così nel presiedere quella seduta ha tratto spunto dal gioco delle tre carte, reinterpretandolo creativamente e trasformandolo nel gioco dei sette emendamenti. Carta vince carta perde è così diventato “emendamento approvato emendamento respinto”.

Alieni dalla politica
, December 26, 2010

Il tema dell’identità nazionale italiana non può prescindere dal momento fondativo dello Stato. È nella seconda metà dell’Ottocento che prendono forma alcuni caratteri costitutivi rimasti impressi nella dimensione che potremmo definire dello spirito pubblico nazionale. L’Italia, come è noto, nasceva inglobando al proprio interno linguaggi, interessi e culture tanto eterogenei quanto polverizzati in una miriade di orgogliosi localismi che non si percepivano tali. Questi aspetti mantenevano una parte considerevole della spinta centrifuga originaria, pericolosa in quanto il nuovo Stato si presentava con evidenti limiti di legittimazione politica dei nuovi ordinamenti.

La crisi si allarga
, December 20, 2010

Le violenze che hanno infiammato il centro di Roma il 14 dicembre scorso, lo stesso giorno in cui Silvio Berlusconi è riuscito a salvare il proprio governo, hanno colpito l’opinione pubblica italiana, alimentato sospetti su eventuali provocazioni della polizia e fatto riapparire lo spettro degli anni di piombo. Eventi che devono essere inseriti in un contesto europeo. Ovunque i governi di destra (in Francia, in Gran Bretagna, in Italia o in Germania, nonostante, in quest’ultimo caso, le notevoli performance economiche) e di sinistra (in Grecia, in Spagna e in Portogallo) hanno adottato preoccupanti programmi di rigore e austerità. Per sanare i conti pubblici, si tagliano le spese dello Stato, comprese quelle legate all’educazione e, più in generale, al Welfare. Che si tratti di settori particolarmente cari agli europei, poiché costituiscono due dei pilastri della loro comune identità, è fuori di dubbio. Ma allo stesso tempo è irrilevante. Per gli europei, già fortemente destabilizzati dalla crisi finanziaria del 2008, tali misure restrittive hanno rappresentato un vero e proprio shock. Poiché stanno sobbarcandosi il costo della crisi, in molti è forte la percezione di un profondo sentimento di ingiustizia, soprattutto a fronte degli elevati salari e delle grandi indennità che banchieri e trader continuano a percepire.

(S)fiducia e protesta
, December 15, 2010

Berlusconi ha vinto su tutta la linea: ha ottenuto la fiducia, ha attratto dalla sua parte cani sciolti e transfughi, ha sconfitto Fini e ne ha azzoppato il progetto. Una vittoria su tutta la linea che è sbagliato sminuire o ridurre a “vittoria aritmetica”. Su questo scontro si giocava non solo la continuità di un governo o la durata della legislatura, bensì il futuro del sistema partitico italiano. Una sconfitta del Cavaliere avrebbe rimesso in moto la politica: avrebbe scongelato il centrodestra ibernato dalla presenza dominante, e agghiacciante, del presidente del Consiglio. Ora, fallito il disegno di una implosione del PdL, non ci sono più argini alla capacità attrattiva di Berlusconi. La vittoria ha un profumo inebriante anche in politica. Coloro che nel PdL mugugnavano rientrano nei ranghi allineati e coperti (e un po’ codardi).
I centristi dell’Udc non resisteranno più di tanto alle sirene del Cavaliere. E per Futuro e Libertà il domani è nerissimo. Il ritorno all’ovile pidiellino da parte dei suoi parlamentari si preannuncia massiccio perché Fini non offre più né garanzie né prospettive. Del resto, la sfida era senza vie d’uscita.