Rivista il mulino

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la nota
Uscire dall’incubo
, September 26, 2011

Viviamo ormai in una specie d’incubo: il passato non passa, la fine non si decide a finire. Ma se l’agonia del berlusconismo si prolunga interminabilmente, non è solo perché vent’anni sono più che sufficienti per mettere radici. Il fatto è che Silvio Berlusconi ha finito per identificarsi così profondamente con la politica, l’economia, il costume, l’immagine stessa del nostro Paese, che l’idea di una sua improvvisa scomparsa provoca nei più una sorta di vertigine: oddio, e che succederà mai, dopo? Peggio ancora, è come se facesse comodo a tutti indugiare sulla soglia del futuro, giusto il tempo per autoconvincersi che un ventennio di scandali e di declino ha un solo responsabile: lui, naturalmente, e chi altro?

Così, a ogni ulteriore gradino sceso nella considerazione internazionale e nella nostra stessa autostima, invece di cercare di uscire dall’incubo ci consoliamo con l’idea che toccato il fondo non è ancora finita, c’è ancora terra dove cominciare a scavare. Ci sono economisti così fascinati dal baratro da impegnarsi a calcolare – compiendo confronti con Paesi come il nostro, però dotati di un governo – quanto costi all’Italia ogni giorno di ulteriore permanenza al potere del premier. Ma anche questa idea che un uomo solo possa tenere in ostaggio un intero Paese, non è essa stessa incomprensibile, prima ancora che insopportabile? Come lo spiegheremo ai nostri nipoti, se mai ce lo chiederanno?

Il federalismo è morto?
, September 19, 2011

Più d’uno, nelle scorse settimane, ha sostenuto la fine del progetto federalista in Italia. Affermare che il processo di costruzione del “federalismo fiscale” si sia già arenato o stia comunque per arenarsi si fonda su due ottimi motivi.

Il primo è di carattere economico-finanziario. Nella zigzagante e un po’ imbarazzante costruzione delle diverse versioni delle manovre finanziarie, questo governo ha tenuto sempre un punto fermo. Scaricare il grosso delle riduzioni della spesa su regioni ed enti locali. Il motivo attiene alla comunicazione politica. Quando, progressivamente, se ne vedranno gli effetti (sui servizi comunali, sul Welfare, sul trasporto pubblico locale) l’ira dei cittadini si scaricherà sulle regioni e sugli enti locali; non sarà semplice comunicare che l’asilo è chiuso, o che le rette si impennano, per decisione di Tremonti. Il costo di queste non proprio coraggiosissime scelte rischia però di essere sensibile: la costruzione di un diverso sistema di finanziamento dei livelli periferici di governo per il futuro si scontra con l’assoluta carenza di risorse per le funzioni di base per il presente. Difficile fare patti chiari in questa situazione.

Il secondo è di carattere tutto politico. Come noto, in Italia c’è un partito secessionista. Le sue proposte sono fuori dal dettato costituzionale; ma, per le vicende politiche nostrane, non solo quel partito fa parte pienamente del gioco politico, ma è anche al governo; ed è anche quello che ha in mano la partita del federalismo fiscale.

Le regole, l'etica e il Partito democratico
, September 12, 2011

Strano destino, quello del Partito democratico, al centro delle bufere giudiziarie. Torna in scena il rapporto tra etica e politica, solamente che questa volta coinvolge direttamente chi ha fatto della “questione morale” e dell’”etica pubblica” uno dei suoi valori fondanti. E lo ha fatto con merito perché, in un contesto dove moralità, trasparenza e correttezza dell’azione politica sono beni notoriamente in disuso, si è dato da tempo regole interne e principi di comportamento: la sospensione di Filippo Penati ne è la testimonianza.

Ma è inutile nascondersi dietro il classico dito, l’etica è qualcosa in più del semplice rispetto della legge. In altri termini: l’accertamento della responsabilità penale spetta alla magistratura e Penati ha il pieno diritto a tutte le tutele previste dall’ordinamento, con il rispetto che si deve a qualsiasi imputato che, nell’ambito delle procedure, manifesta la propria innocenza. Ma chi ricopre cariche politiche ha una forma di responsabilità diversa che richiede, nella gestione del potere, canoni di particolare rigore personale e di protezione della reputazione del partito che si rappresenta. Sono canoni che vanno scrutinati e verificati con attenzione prima e al di là degli accertamenti giudiziari, anche perché quando le ipotesi di reato emergono, la frittata, anche sul piano mediatico, è ormai fatta.

La scuola prima di tutto
, September 5, 2011

Conosciamo Ilvo Diamanti da molti anni. Oltre ad essere un ottimo studioso e docente è, da tempo, un seguitissimo opinionista. Per alcuni ha il difetto di scrivere su un giornale che viene considerato di parte, “la Repubblica”. Ma, accantonati questi giudizi, se lo si legge davvero ci si accorge che come pochi altri sa mettere a nudo le caratteristiche (o per meglio dire i difetti endemici) dell’Italia, della sua classe dirigente e, spesso, degli italiani. Le sue “mappe” e le “bussole”, per chi abbia la pazienza di consultarle con un po’ di attenzione, servono a orientarsi meglio di un gps.

Se uno studioso attento e autorevole che, cosa per nulla scontata, tale è rimasto anche dopo la notorietà avuta grazie all’attività pubblicistica, arriva a scrivere un articolo come quello pubblicato lo scorso primo settembre, dev’esserci una ragione seria e grave. O forse più d’una.

La grande confusione
, August 29, 2011

Come vive un normale cittadino italiano il modo in cui il governo in primis e, più generale, il ceto politico (opposizione compresa) affrontano questa crisi, la più grave – è stato detto – dal 1937, che ci spaventa e ci tiene con il fiato sospeso? Dalle lettura dei quotidiani, dall’ascolto di telegiornali e trasmissioni di informazione, la confusione appare regnare sovrana.

Da quando la Bce ha fatto prendere atto al nostro governo che la crisi c’è e rischia di portare l’Italia a fondo, si sono verificate una serie di prese di posizione incredibili: dilettantesche, contraddittorie, fumose. Tutte incentrate sulle tasse, proprio quelle che Berlusconi aveva detto, innumerevoli volte, che non avrebbe toccato ma, anzi, avrebbe ridotto. Si è parlato di tassare di tutto, in un turbinio di proposte e di smentite, all’interno della maggioranza e all’interno dei singoli partiti che la compongono, sempre più frammentati. Tassare: la casa, i beni di lusso, i redditi (90.000 euro…no, 100.000; forse 150.000…; forse niente), il patrimonio, i capitali scudati e adesso l’ultima trovata della Lega, la “tassa sull’evasione”. La confusione raggiunge qui il suo delirio contraddittorio: per tassare i capitali evasi bisogna infatti conoscere la base imponibile, ma se c’è stata evasione per definizione questa è sconosciuta; se, al contrario, le somme occultate sono note e dimostrabili, perché non le si è “tassate” prima ?

Questa ridda di voci non solo genera sconcerto e mostra l’estrema debolezza ed impreparazione della classe politica, ma amplifica enormemente la paura e l’angoscia per il futuro,