Rivista il mulino

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la nota
Disoccupati e pellegrini
, May 2, 2011

Sui giornali italiani di domani, martedì 3 maggio, la vera notizia non sarà l’uccisione di Osama bin Laden, a dieci anni da quell’11 settembre. No, l’attenzione dei lettori sarà tutta rivolta all’esito della querelle negozi aperti vs. negozi chiusi, domenica primo maggio. Com’è andata? Un tema davvero appassionante che ci obbliga a riflettere sul lavoro in Italia, a dispetto dei grandi eventi che hanno accompagnato quest’anno la ricorrenza, distraendo un poco l’attenzione dalla festa dei lavoratori. A cominciare dai postumi della sbornia dei coniugi Middleton, cui è andato, unanime, il riconoscimento da parte delle Trade Unions britanniche per avere opportunamente evitato questa particolare domenica per il matrimonio del secolo. Proseguendo con la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, oltre un milione di pellegrini a Roma, che secondo la Santa Sede, al contrario, doveva tenersi assolutamente questa domenica.
Se in giro per il mondo la giornata di ieri è stata segnata da numerose manifestazioni di protesta (spesso sfociate in scontri) verso l’incapacità dei governi di gestire la crisi economica globale, in Italia ci si è molto occupati, appunto, dell’apertura-chiusura degli esercizi commerciali. Questo mentre il Paese assiste al progressivo e inesorabile processo di smantellamento di quel che resta dell’unità sindacale.

Oltre il populismo
, April 21, 2011

Il 25 aprile del 1951, scegliendo una data simbolo della nuova Italia repubblicana e democratica, un gruppo di giovani pubblica il primo numero della rivista “il Mulino”. L’obiettivo è chiaro: disporre di una sede dove riflettere e discutere sull’Italia e sul mondo al di là dei rigidi steccati ideologici del tempo e attraverso gli strumenti conoscitivi forniti dalle scienze sociali. Parafrasando il celebre motto di Luigi Einaudi, la rivista voleva “conoscere per discutere”. Ma l’analisi e l’approfondimento erano orientati a uno scopo “politico” – non per nulla la rivista si autodefinisce “di politica e di cultura”.
L’intendimento politico è netto fin da subito e consiste nel rafforzare l’area politico-culturale democratica articolata nei suoi tre tronconi storici: liberale, socialista e cattolico. La peculiarità del “Mulino” di quel periodo consiste nel far dialogare cattolici e laici, un dialogo che abbatte le idiosincrasie reciproche, al punto da arrivare al riconoscimento da parte dei laici dell’impatto epocale del Concilio Vaticano II e da parte dei cattolici del diritto civile al divorzio con la clamorosa iniziativa del manifesto dei cattolici del No patrocinato da Luigi Pedrazzi e Pietro Scoppola. Ma oltre a questo obiettivo, perfettamente raggiunto all’interno dell’area democratico-liberale tanto che i laici a 24 carati sono più in sintonia con i cattolici conciliari che con i pallidi laici, i giovani fondatori della rivista hanno un intendimento di lungo periodo: in un lungo editoriale manifesto pubblicato nel 1957, Nicola Matteucci e Luigi Pedrazzi si propongono di muoversi verso il post-fascismo. A dieci anni dalla fine della guerra, scrivevano, bisogna andare oltre la divisione che ha lacerato l’Italia e guardare avanti.

Una Europa sempre più in crisi
, April 18, 2011

Le recenti polemiche tra Italia, da un lato, e, dall’altro, Francia, Germania, Austria, Gran Bretagna e infine l’Unione europea sull’arrivo dei migranti dalla riva sud del Mediterraneo sono state particolarmente accese. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni è arrivato a porre la questione della possibile uscita dell’Italia dall’Europa, il che ha provocato non solo le reazioni da parte del presidente della Repubblica e dell’opposizione, ma anche di alcuni rappresentanti del governo e della maggioranza. Dal canto suo, la Lega Nord ha invitato al boicottaggio dei prodotti francesi, come il camembert e lo champagne. Questi fatti insoliti in un Paese che per ragioni storiche e strategiche è stato a lungo uno dei pilastri della costruzione europea sono indice di almeno due grandi cambiamenti in atto.

Il primo riguarda l’Italia e rivela tre dimensioni principali. I governi di centrodestra si sono sempre mostrati meno europeisti di quelli di centrosinistra. In questo modo hanno rotto platealmente con la politica tradizionale della Prima Repubblica, quella voluta dai democristiani o dai federalisti alla Altiero Spinelli, che aveva progressivamente raccolto consensi. A ciò si aggiunga che a questi stessi governi manca la necessaria credibilità politica a livello europeo e internazionale, il che ostacola i rappresentanti italiani allorché, come è costume e regola, tentano di promuovere i dossier italiani nei negoziati con i loro interlocutori. Infine, l’opinione pubblica italiana ha modificato il proprio atteggiamento nei confronti dell’euro: si mostra meno entusiasta dell’idea stessa di Europa, dando prova di un certo euroscetticismo cui si accompagna una propensione al ripiegamento sulla dimensione locale-regionale.

Un governo di dilettanti
, April 11, 2011

Una volta di più, il governo italiano sta dando pessima prova di sé sul piano internazionale. Del resto, è quando si passa dall’ordinaria amministrazione alle situazioni di crisi che emergono le carenze. Sia quelle strutturali, ereditate dal passato, sia quelle contingenti, frutto dell'impreparazione, del dilettantismo e del provincialismo dei governanti.

La primavera araba è il fatto nuovo positivo che contrassegna questo decennio: così come l’11 settembre e suoi postumi aveva marchiato in maniera macabra e terribilmente nefasta il primo decennio del nuovo secolo, così questo risveglio democratico delle opinioni pubbliche del Mediterraneo e del Medioriente sembra destinato a influire per il meglio su molti versanti, da quello dell’espansione della democrazia a quello di nuove relazioni tra le sponde del Mediterraneo, fino a incidere, in prospettiva, sulla questione israelo-palestinese.

Di fronte a una tale situazione, la politica italiana è stata risucchiata in una serie di azioni-reazioni tipiche di un Paese piccolo.

Il Primo ministro  e il ministro degli Interni, in particolare, seguiti a ruota da quello della Difesa, hanno commesso una serie impressionante di gaffes e di passi falsi, tutti all’insegna del provincialismo. Vale a dire dell’assenza di un rapporto reale con le classi dirigenti europee e internazionali (fanno eccezione le “intese cordiali” con personaggi quali Putin, Nazarbaiev, Lukaschenko e Gheddafi) e di confidenza con gli organismi internazionali, a cominciare dall’Unione europea.

Lo ha detto la televisione
, April 4, 2011

Sempre più la dimensione pubblica appare caratterizzata da una sorta di agitazione continua, cui non fa seguito, se non raramente, alcun segnale di cambiamento reale e di innovazione. «Faccio cose, vedo gente», sembra essere il motto dominante. Una sensazione sgradevole, opprimente, che caratterizza innanzitutto le istituzioni che dovrebbero garantire il buon funzionamento del sistema Paese. Se ne è avuta una dimostrazione anche nei giorni scorsi proprio all’interno del Parlamento, dove il gran movimento iconizzato meravigliosamente nel voto in corsa dell’onorevole Scilipoti si è tradotto in uno spettacolare e terribile vilipendio delle istituzioni. Di fatto, la conferma della paralisi. La conferma dell’impossibilità per le Camere di svolgere il ruolo legislativo loro assegnato dalla Carta costituzionale. Gli stessi moniti di Giorgio Napolitano hanno evidenziato questa sorta di immobilismo rissoso. E secondo molti gli incontri con i capigruppo altro non sono se non l’annuncio che il Parlamento può essere sciolto da un momento all’altro. Prerogativa del Capo dello Stato, non a caso.

Nel frattempo la cultura fasulla del «governo del fare» continua a mietere vittime. Mercoledì 6 aprile saranno trascorsi due anni dal terremoto abruzzese. Due anni durante i quali è iniziata a emergere una parte delle responsabilità. La Procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto 215 fascicoli, di cui 15 sono procedimenti in corso che andranno a processo. Oltre alle inchieste che hanno coinvolto i vertici della Protezione Civile e dell’Istituto Nazionale di Vulcanologia e a quelle sulle infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione.