Rivista il mulino

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la nota
Il paradosso della gauche
, October 24, 2011

La Francia è spesso presentata come un Paese che, al pari dell’Italia, conosce una forte crisi della sua democrazia e dove i cittadini sembrano essere sempre meno interessati alla politica. Le primarie socialiste che si sono appena svolte permettono di sfumare una simile posizione. Il Partito socialista era piuttosto reticente a organizzarle poiché non appartengono alla sua tradizione, ma si è infine persuaso grazie a esperti e personalità varie che hanno studiato da vicino l’esperienza americana e quella italiana. Nell’impossibilità di regolare dall’interno la delicata questione della sua leadership, alla fine il partito ha optato per le primarie. Convinto sino a ieri che il suo campione, Dominique Strauss-Kahn, non avesse rivali pericolosi, aveva valutato che il rischio di scontri tra diversi concorrenti fosse molto limitato. Tra lo scetticismo generale, a dispetto della debolezza dei suoi mezzi (i socialisti non sono più di 130.000) e della sua inesperienza in materia, si è poi lanciato in questa avventura. La defezione di Strauss-Kahn, in seguito all’inchiesta giudiziaria di cui è stato oggetto negli Stati Uniti, ha modificato la sostanza delle primarie. Invece di rappresentare una sorta di “liturgia di conferma” , si sono trasformate in un’arena di confronto tra sei candidati. La grande copertura mediatica di cui le primarie hanno beneficiato ha suscitato l’interesse dell’opinione pubblica. Più di 2.600.000 persone hanno votato al primo turno, e quasi 3 milioni al secondo: cifre assai importanti per la Francia, dove i partititi sono scarsamente radicati.

Ignazio Visco: Il capitale umano
, October 21, 2011

Nel 1993 il 16 per cento degli italiani aveva 65 anni o più, circa il 4 per cento 80 o più. Queste quote, oggi, sono salite rispettivamente al 20 e al 6 per cento e, secondo le ultime proiezioni demografiche dell’Istat, raggiungeranno il 33 e il 13,5 per cento nel 2050. L’invecchiamento della popolazione, che riflette il calo delle nascite e l’allungamento della vita media, ha implicazioni importanti per l’economia. Senza scendere in dettagli, per mantenere l’equilibrio macroeconomico occorre quindi lavorare più a lungo e in più persone, a meno di poter contare su un sufficiente aumento della produttività per ora di lavoro [i].

Il prevedibile calo dell’offerta di lavoro potrà essere compensato solo con un prolungamento della vita lavorativa, salvo ipotizzare un’insostenibile accelerazione dei flussi migratori. Le stime dell’Istat già incorporano un afflusso netto di immigrati di oltre 170.000 unità all’anno nei prossimi quarant’anni. Nel 2050 gli stranieri residenti supererebbero i 10,5 milioni, oltre il 17 per cento della popolazione totale. Si stima che, comprendendo anche le seconde generazioni, circa il 37 per cento delle persone di età compresa tra i 15 e i 54 anni sarà nato all’estero o in Italia da genitori immigrati.

La piazza e il palazzo
, October 16, 2011

Tanto la piazza quanto il palazzo hanno mostrato tutto la loro estraneità alle aspettative dei cittadini. A Montecitorio un coro di deputati plaudenti alla “grande” vittoria parlamentare del governo Berlusconi si accalca intorno al leader, mentre alcune deputate dalle bionde chiome fluenti inneggiano al capo del governo a braccia alzate con il segno della vittoria.

A questi festeggiamenti per lo scampato pericolo si contrappone il giorno dopo l’immagine plumbea e violenta della piazza degli indignati. Due volti contrapposti e entrambi inquietanti di quest’Italia da finis terrae. Il volto contratto – la maschera quasi – del potere politico, asserragliato nel proprio bunker e deciso a sopravvivere ad ogni costo proprio in quanto sideralmente lontano dalla società civile; il volto esagitato e confuso di un movimento imberbe e indefinito facile preda del ribellismo antagonistico, pronto a sfruttare ogni occasione per esprimere il proprio nichilismo. Sono due aspetti estranei alla realtà di una nazione certo frastagliata al suo interno ma sempre più consapevole di essere di fronte a un momento di passaggio, a una sorta di tornante.

Se nella società civile componenti antagoniste “per definizione” come imprenditori e operai si ritrovano a manifestare assieme, come è successo a Rovigo domenica dopo che migliaia di industriali avevano inscenato a Treviso una inedita marcia di protesta, ciò significa che in molti, anche se non in tutti, la sensazione di dover spostare l’asse delle contrapposizioni storiche e di dover archiviare una stagione politica dominata dal forza-leghismo si diffonde e si radica. E invece da un lato abbiamo la distribuzione di prebende ai fedelissimi con la creazione di nuovi posti di governo, e dall’altro la pulsione a sfasciare tutto per l’infantile quanto impotente desiderio di essere protagonisti.

Il governo, lo sviluppo e la patrimoniale
, October 10, 2011

In attesa (quando?) del “decreto sviluppo” (supposta madre del rilancio economico) le agenzie internazionali si sono tutte allineate nel declassare il rating del Paese. Trovandosi disoccupata, la maggioranza litiga su chi dovrà sostituire Draghi al governo della Banca d’Italia, mentre il premier si preoccupa, con il ricorso all’abituale linguaggio da trivio, di come ridenominare il suo Partito delle Libertà.

Nel frattempo, a fianco dell’ipotesi di vendere nel brevissimo periodo il patrimonio immobiliare pubblico, è rispuntata persino l’ipotesi di condono (fiscale e edilizio per non scontentare nessuno). Ma lo stesso Tremonti, padre dei megacondoni del passato e di ben tre scudi fiscali, sembra avere finalmente capito (esibendo tuttavia una buona dose di impudicizia intellettuale) che i condoni sono l’opposto di ciò che serve per contrastare efficacemente l’evasione fiscale e il rispetto del territorio. In realtà il ministro farebbe bene a reintrodurre la Dual Income Tax, da lui inopinatamente abolita, che favoriva la capitalizzazione delle imprese di cui queste hanno disperato bisogno per reggere alla crisi. In verità, una sua riedizione pudicamente ridenominata Aiuto per la Crescita Economica è riapparsa nella delega fiscale: una buona idea, che però rischia di cadere nel dimenticatoio.

I decreti di luglio e agosto sono stati un’occasione persa. I costi della politica e il federalismo fiscale sono rimasti un genere letterario abusato da tutte le parti sociali. Il salvataggio delle provincie si è accompagnato a nuovi oneri insostenibili per governi locali, che (come richiede un federalismo intelligente e non fatto di avariata pasta leghista) sono i più vicini ai cittadini e in prima linea a dover rispondere alle crescenti esigenze di chi è davvero colpito dalla crisi: percentuali crescenti di giovani che non studiano, né lavorano, imprese che chiudono, disagi e bisogni crescenti, che stanno alimentando tensioni sociali, che potrebbero facilmente esplodere e divenire difficilmente controllabili.

Il Medioriente verso il baratro
, October 3, 2011

Pochi giorni fa, mentre a New York l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite era nel pieno di un fitto lavorio diplomatico per l’eventuale riconoscimento di uno Stato palestinese sovrano e indipendente, Israele lanciava al mondo un chiaro segnale, e un’ennesima provocazione politica, annunciando la costruzione di più di mille nuovi appartamenti a Gilo, un insediamento ebraico nella Cisgiordania occupata. Gilo non è certo un caso unico. Incurante delle pressioni internazionali, Israele continua a costruire case e infrastrutture nelle sue “colonie” in Cisgiordania, a demolire case arabe “abusive” (è difficilissimo, per un palestinese, ottenere dalle autorità israeliane d’occupazione il permesso di costruirsi una casa su un terreno che gli appartiene), a distruggere, per mano di coloni particolarmente aggressivi, uliveti palestinesi e altro.

Le “colonie” rendono impossibile la creazione di uno Stato palestinese nei territori arabi occupati da Israele nella guerra del 1967, e costituiscono una loro strisciante annessione a Israele, totale o parziale. È una vecchia storia iniziata quarant’anni fa e che continua a ripetersi con drammatica monotonia, benché per la comunità internazionale gli insediamenti e le strade che li collegano tra loro e a Israele (strade proibite ai palestinesi) siano perfettamente illegali. Il caso di Gilo, pochi giorni or sono, ha suscitato l’usuale litania di critiche e condanne senza conseguenze.